Accordo fiscale Italia Svizzera: ecco le ipotesi sui conti esteri

Italia e Svizzera sono vicine all’accordo fiscale per regolarizzare i depositi sui conti correnti esteri. Un accordo a suo modo “storico”, che potrebbe permettere una migliore disciplina di regolamento fiscale sui rapporti detenuti in Svizzera, e che promette di chiudere una lunga e delicata disputa tra i vari orientamenti in materia. Cerchiamo di comprendere insieme quali siano le caratteristiche di questa intesa, e cosa potrebbe cambiare per chi ha un conto corrente all’estero.
L’indiscrezione – oramai non più tale – è stata lanciata qualche ora fa dal Corriere della Sera, che indica come i due Paesi siano molto vicini ad un accordo fiscale. Un accordo che potrebbe rappresentare il tanto atteso punto di incontro tra i diversi interessi in gioco, e che adesso si sta facendo davvero estremamente concreto.
Sul perchè, il quotidiano è molto chiaro. “Il fisco italiano” – afferma Il Corriere – “riuscirebbe per la prima volta a mettere le mani sul «tesoretto» esportato in Svizzera (la stima prudenziale è di 160 miliardi di euro, la Finanza di Como ne ha intercettati alla dogana di Chiasso altri 40 milioni dall’inizio dell’anno, a testimonianza di un flusso che non conosce cali); dal canto suo la Svizzera, pressata dalla comunità internazionale che ha dichiarato guerra ai paradisi fiscali, è disposta a tassare i risparmi dei cittadini esteri in cambio del mantenimento dell’anonimato sui titolari dei conti, essenza stessa del segreto bancario elvetico”.
Insomma, in ballo c’è una cifra molto rilevante, che il fisco italiano potrebbe far suo attraverso la formalizzazione dell’intesa, nel rispetto di entrambe le posizioni.
Ma quali sono i principali punti dell’accordo? Stando al contenuto dell’approfondimento condotto dal Corriere, le bozze “prevedono prima di tutto un prelievo di almeno il 25% sul capitale a mo’ di condono per il passato; in più viene applicata un’aliquota sugli interessi maturati ogni anno in base a due criteri: l’ammontare del conto e la sua «anzianità». Più oneroso per gli svizzeri è stato invece l’accordo siglato con gli Stati Uniti: l’amministrazione Obama che fa della lotta all’evasione fiscale uno dei cavalli di battaglia della prossima campagna per la Casa Bianca, minacciava di sanzionare l’attività delle banche elvetiche negli Usa se non ci fosse stata collaborazione nello scambio di informazioni sui conti off shore”.
Una bozza che, se confermata, porterebbe ad adeguata soddisfazione di entrambe le parti, visto e considerato che il condono e i nuovi criteri sarebbero meno penalizzanti, per gli elvetici, di quanto applicato nei confronti delle altre controparti e, d’altra parte, più ottimizzante, per lo Stato italiano, di quanto sperato negli ultimi mesi.
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Ven 10/08/2012 da Roberto Rossi
















