
Andare in pensione, come e, soprattutto, quando farlo? Ebbene, rispetto al passato andare in pensione non è più “facile” come una volta visto che i requisiti sia in termini di contributi, sia di maturazione dei requisiti anagrafici, sono diventati decisamente più stringenti. E se il come andare in pensione è semplice, visto che una volta maturati i requisiti basta presentare domanda ed attendere che questa venga accettata, il quando è invece decisamente più difficile e di norma, purtroppo, porta tra l’altro a percepire spesso una prestazione pensionistica non sufficiente da sola per poter sbarcare il lunario.
PENSIONE DI ANZIANITA’ E SISTEMA DELLE QUOTE
Innanzitutto c’è da dire che nel nostro Paese è possibile andare in pensione anche senza rispettare limiti e requisiti di età; il tutto a patto di aver maturato almeno 40 anni di anzianità contributiva, il che significa comunque che non si può andare in pensione, con tale requisito, prima dei 60 anni e dintorni.In tutti gli altri casi, ovverosia con un’anzianità contributiva inferiore ai 40 anni, entra automaticamente in gioco per poter andare in pensione il cosiddetto sistema delle quote per il quale si tiene conto sia degli anni di contributi, che non devono essere comunque meno di 35 anni, sia dell’età minima che viene richiesta affinché dopo anni di lavoro sia possibile godersi il meritato riposo.Il sistema delle quote introduce, tra l’altro, delle differenze a seconda che si tratti di un pensionando lavoratore dipendente, e di un pensionando che invece ha svolto in prevalenza lavoro autonomo.Ad esempio, un lavoratore dipendente che il prossimo anno vuole andare in pensione dovrà avere come minimo un’età pari a 60 anni, ed una quota non inferiore a 96, mentre il lavoratore autonomo, in linea con quello che oramai per andare in pensione è un vero e proprio percorso ad ostacoli, potrà fare domanda, sempre nel 2011, solo con 61 anni di età ed una quota pari a minimo 97.PENSIONE DI VECCHIAIA UOMINI E DONNE
Abbiamo sinora chiaramente parlato della pensione di anzianità, mentre per quella cosiddetta di vecchiaia il requisito fondamentale non è più quello dell’anzianità contributiva, ma quello dell’età anagrafica.Le donne, infatti, vanno in pensione a 60 anni, sebbene per le lavoratrici del pubblico impiego in futuro i requisiti anagrafici saranno più stringenti, mentre gli uomini, nel rispetto dei requisiti contributivi, possono percepire la pensione di vecchiaia a 65 anni compiuti.Quanto detto è vero fino ad un certo punto visto che un uomo a 65 anni matura il diritto alla pensione di vecchiaia ma può iniziare a percepirla solo in corrispondenza di opportune “finestre previdenziali” che, anche in questo caso, allo stesso modo, sono più favorevoli per i lavoratori dipendenti, e più stringenti, nel senso che occorre aspettare più tempo, per i lavoratori autonomi.Ad esempio, un uomo che compie 65 anni entro il primo trimestre dell’anno solare va in pensione di vecchiaia a luglio dello stesso anno se è stato lavoratore dipendente, e solo ad ottobre dello stesso anno se lavoratore autonomo.
Fonte | Inps