Digitale terrestre: chi può accedere ai contributi decoder

Mercoledì, 17 Giugno 2009.

televisione digitale terrestreIn queste ultime settimane in alcune Regioni italiane, e quindi in molti comuni del nostro Paese, è stato spento il segnale analogico per i canali televisivi nazionali “Raidue” e “Retequattro”, con la conseguenza che risultano essere visibili solo attraverso il segnale digitale terrestre. Le famiglie quindi, se non si sono già “organizzate” in merito, sono costrette ad acquistare il decoder esterno da collegare al proprio televisore, oppure a cambiare direttamente il vecchio televisore acquistandone uno di nuova generazione con il decoder integrato.


Ma ci sono dei contributi statali affinché le famiglie vengano agevolate per tale spesa? Ebbene, la risposta è affermativa, ma i contributi sono destinati ad una fascia molto ristretta della popolazione. Il Dipartimento per le Comunicazioni del Ministero dello Sviluppo Economico, infatti, mette a disposizione un contributo di 50 euro per l’acquisto di un decoder interattivo a patto che però vengano rispettati tutta una serie di requisiti.
 
In primis, occorre essere residenti in uno dei Comuni italiani interessati allo “switch-over”; occorre essere in regola con il pagamento del canone alla RAI e bisogna avere un’età non inferiore ai 65 anni, o quanto meno i 65 anni devono essere compiuti entro e non oltre il 31 dicembre del 2009. In più, c’è da rispettare anche un requisito di reddito che, riferito all’anno 2007, non deve essere superiore al livello dei diecimila euro.
 
Ne consegue che milioni di famiglie residenti nei Comuni dove è stato spento o sarà spento il segnale analogico sono tagliate fuori dai contributi statali. E non a caso, l’Associazione ADOC per il digitale terrestre più che di una rivoluzione ha parlato dell’introduzione di una vera e propria tassa occulta a carico dei cittadini; in un momento di grande difficoltà a causa della crisi economica, infatti, secondo molte Associazioni dei Consumatori sarebbe stato meglio che fosse stato lo Stato ad assumersi tutti i costi per quello che a conti fatti è un passaggio non solo forzato, ma anche oneroso verso una nuova tecnologia di trasmissione.
 
Immagine tratta da: www.a-zine.net

Via | ADOC
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Commenti (5)

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Anonimo

Non ci ho capito niente, allora cosa dobbiamo, anzi, cosa siamo obbligati a fare x vedere la televisione?
Illuminateci chi né sa un po’ di piu’, xché l’Italia fà sempre le cose ma dimentica di allegare il libretto di istruzioni x gli ignoranti come me!!!…ho capito solo che c’é da PAGARE x vedere…come se non l’ho facciamo già abbastanza…mah….

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AVATAR
Anonimo

sono daccordo con te! ma il bello è che non ci possiamo astenere dal pagare il canone,o almeno io non sò come evitarlo.

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AVATAR
Anonimo

non capisco perchè devo spendere altri soldi la rai vuole i soldi del canone, quindi sarebbe logico se il decoder lo fornissero loro a tutti gli abbonati(obbligati),altrimenti si fa come per le pay tv vuoi vedere la rai, paghi non la vuoi vedere ti oscuro il segnale delle sole reti rai

ci prendono in giro siamo stufi

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Cribbio

secondo l’Associazione ADICONSUM, il Contratto di Servizio, in corrispondenza dell’articolo 31, parla chiaro. infatti, si legge che l’accesso alle trasmissioni via satellite deve essere privo di qualsiasi barriera di natura economica, ovverosia gratuito.
Andate a questo link :http://www.vostrisoldi.it/articolo/tivusat-smart-card-per-la-rai-non-e-gratuita/25601/
A conferma che tutto gira per lucrare sui cittadini.
Mi chiedo ancora: a cosa servono queste associazioni dei consumatori?

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