Inflazione: triplica per famiglie povere e pensionati
L’Istat, Istituto Nazionale di Statistica, ha reso noto in data odierna che nell’arco di un anno il potere d’acquisto delle famiglie in Italia è sceso dell’1,6%; il dato, di per se preoccupante, è un valore medio all’interno del quale occorre distinguere tra fasce di reddito e fasce sociali; questo perché il prezzo più caro della crisi lo hanno pagato non le famiglie ricche, ma quelle povere o comunque prossime alle soglia di povertà, includendo chiaramente anche i pensionati al minimo.
Secondo il Codacons, infatti, queste fasce della popolazione italiana più in difficoltà non solo avvertono un calo più ampio del potere d’acquisto, rispetto a quello indicato dall’Istat, ma percepiscono anche un’inflazione più alta, doppia e tripla rispetto alla percezione dell’italiano medio.
Anche per questo l’Associazione ritiene che debbano essere predisposti ai fini delle rilevazioni statistiche dei panieri ad hoc che tengano conto sia delle fasce sociali, sia delle fasce di reddito. E se il Codacons, di conseguenza, bolla il dato dell’Istat come “falsato”, la Federconsumatori ritiene che un calo del potere d’acquisto dell’1,6%, da parte delle famiglie, sia sottostimato.
L’Osservatorio dell’Associazione, infatti, ha calcolato che lo scorso anno la caduta del potere d’acquisto delle famiglie è stata dell’1,8-1,9%, ed ha nel contempo auspicato e rivendicato una proposta che oramai ribadisce da diversi mesi, e che è quella di procedere ad una detassazione del reddito fisso, per almeno 1.200 euro annui, in modo tale da far “rientrare” le famiglie sia dal potere d’acquisto perso lo scorso anno, sia dalla raffica di rincari che già si sono materializzati all’inizio di quest’anno.
Immagine tratta da: www.partitodemocratico.it




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