Irpef, le addizionali nelle principali città: calano contribuenti e redditi

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busta paga irpef monti

Buste paghe sempre più leggere. Colpa dell’addizionale Irpef, e di un andamento delle retribuzioni che non regge il passo dell’inflazione. Eppure – forse – lo scenario potrebbe presto cambiare: il premier Monti vuole infatti abbattere le imposte sul reddito delle persone fisiche, nella speranza di conferire opportuno sollievo ai redditi più bassi. Vediamo infine in quali Comuni gli apprezzamenti delle addizionali sembra essere oramai certi.

Contribuenti in fuga dalle grandi città?

Il caro-addizionali Irpef sta spingendo i contribuenti italiani al di fuori dalle città maggiori, dove l’imposta è maggiore? Stando a quanto afferma un report condotto dal Dipartimento delle Finanze, la risposta potrebbe essere apparentemente positivo, visto e considerato che nel corso del triennio 2008 – 2010 in città come Milano, Torino, Roma, Bologna e Napoli si noterebbe una riduzione dell’imponibile totale.

Ad ogni modo, almeno questa volta il colpevole non sarebbe l’introduzione dell’imposta municipale unica (i dati si riferiscono al 2010), ma dovrebbe essere per lo più un effetto della contrazione dei consumi e della contemporanea difficoltà a mantenere livelli di reddito più elevati.

A Milano, pertanto, il numero dei contribuenti è calato da quota 792 mila unità del 2008 alle 778 mila unità del 2010, mentre a Torino la platea dei contribuenti è scesa a 517 mila unità contro le 534 mila unità del 2008. Nel triennio, a Roma il dato è calato sotto quota 1,5 milioni di unità.

Ancora, a Venezia si riscontra una flessione da 164 mila contribuenti del 2008 a 161 mila del 2010, mentre a Bologna il totale dei contribuenti è pari a 242 mila unità, contro le 248 mila unità di partenza. In calo anche Napoli (352 mila, ex 357 mila) e Bari (154 mila, ex 155 mila).

L’affondo di Monti: Irpef minima al 20%

Come preannunciato nel corso dell’ultima settimana, il premier Monti vuole utilizzare i proventi della lotta all’evasione per tagliare le imposte sul reddito. All’interno della riforma fiscale, pertanto, l’esecutivo porrà formalmente mano alle aliquote Irpef e, questa volta, lo farà ritoccandole verso il basso.

Palazzo Chigi stima infatti di recuperare circa 11 miliardi dalla lotta all’evasione, metà dei quali da destinare al taglio del carico fiscale delle famiglie. Cinque miliardi e mezzo, dunque, che secondo quando prevede il governo dovrebbero permettere una riduzione di tre punti della prima aliquota (dal 23% al 20%), applicata ai redditi compresi tra 7 e 15 mila euro.

Oltre al taglio delle aliquote, Monti vuole metter mano anche al meccanismo delle detrazioni: in questo caso, i proventi ottenuti con la lotta all’evasione sarebbero dapprima utilizzati per poter versare in un Fondo degli stanziamenti cui attingere per finanziare le maggiori detrazioni applicate.

Di contro, è pressochè presumibile che le agevolazioni fiscali di cui godono famiglie e imprese possano subire una stretta: delle 720 tipologie di sgravi fiscali (controvalore pari a 161 miliardi di euro), una buona parte andrà a morire o a subire corpose riduzioni. Si parla anche di un taglio orizzontale per tutte le agevolazioni del 5 per cento nel 2013 e del 20 per cento nel 2014. Staremo a vedere.

Possibile calo dell’Irpef

“Usare i proventi della lotta all’evasione per dare qualche sollievo ai contribuenti onesti” – ha dichiarato Monti. Peccato che l’esecutivo non abbia voluto fornire alcuna stima del gettito della lotta all’evasione. Ciò che invece è noto è che il 2011 ha portato in cassa 11 miliardi di euro, e che il 2011 ne porterà almeno altrettanti.

Il contrasto contro chi non paga le tasse è infatti diventata una priorità dell’esecutivo, e probabilmente le nuove norme forniranno un’accelerazione opportuna in merito.

Prima di maggio – giugno, in sede di autotassazione, difficilmente si potranno ottenere degli elementi quantitativi utili per procedere a una stima compiuta. Se però i risultati saranno quelli auspicati, l’aliquota Irpef più bassa (oggi al 23% potrà esser portata in flessione di 1 o 2 punti percentuali). Se i risultati saranno straordinari, possibile un taglio di un punto percentuale di tutte le aliquote (costo stimato: 5 miliardi di euro).

L’incremento delle addizionali

L’incremento previsto per il 2012 dal decreto salva-Italia è concretizzato in un aumento di 0,33 punti percentuali dell’aliquota. Un rincaro che, per un reddito annuo pari a 20 mila euro, si tradurrà in un esborso medio di 66 euro, da spalmare in 12 mesi.

“Un ritocco secco che porta l’aliquota di base dallo 0,9 all’1,33 per cento, in tutte le Regioni, per una maggiore imposta complessiva pari a circa 2,2 miliardi” – precisa Luca Cifoni sul quotidiano Il Messaggero – “Questi soldi rappresentano un risparmio per lo Stato centrale (che rimpiazza così una parte del proprio finanziamento al sistema sanitario nazionale) ma non un incremento delle risorse disponibili per gli enti locali: fanno parte insomma dello sforzo nazionale per il risanamento dei conti. Eppure, se sulla carta la misura dell’aumento è uguale ovunque, gli effetti pratici sonoa volte differenziati, perché si incrociano con quelli delle manovre disposte dalle Regioni“.

In tal proposito, Cifoni segnala come nel Lazio “la decisione del governo si applica nell’anno in cui la Regione era riuscita a disinnescare, con le prime azioni di risanamento, la specifica maggiorazione Irpef per le Regioni in grave deficit sanitario: dunque da una parte c’è una riduzione dello 0,30 per cento, dall’altra un incremento dello 0,33, con un effetto netto pari a +0,03 per cento, di fatto vicino allo zero”.

Contrariamente a quanto avvenuto nel Lazio, vi sono tuttavia tre Regioni che non sono riuscite a mostrare miglioramenti in materia sanitaria, con conduzione del prelievo totale a quota 2,03 punti percentuali. “La misura contenuta nel decreto salva-Italia era in realtà retroattiva, nel senso che si riferiva ai redditi del 2011 pur essendo stata decisa alla fine dell’anno. Per capire però perché l’effetto sui contribuenti si manifesta solo ora, occorre ricordare che per lavoratori dipendenti e pensionati, a differenza di quanto avviene con l’Irpef statale, la trattenuta è effettuata a saldo in undici rate mensili, sull’importo dovuto per l’anno precedente” – spiega in proposito Cifoni – “Dunque da gennaio a novembre di quest’anno si versa l’addizionale regionale 2011. I lavoratori autonomi invece verseranno l’addizionale a giugno con la dichiarazione dei redditi. L’effetto diviso per undici è naturalmente contenuto, anche se non del tutto invisibile. Confrontando anno con anno si nota meglio l’importo del sacrificio richiesto, maggiore laddove all’incremento nazionale si somma quello locale (è il caso della Puglia, che in precedenza aveva ridotto al minimo l’addizionale e poi era stata costrettaa tornare suipropri passi). Per un lavoratore o un pensionato con un imponibile annuo Irpef pari a 20 mila euro l’incremento dello 0,33 per cento vale da solo 66 euro l’anno; per uno che invece arriva a 50 mila, la maggiorazione annuale sarà di 165″.

Infine, la possibilità che i governatori possano dar seguito a ulteriori aumenti, “anche differenziati per scaglioni, fino a un massimo che nel 2010 era dell’ 1,4 e ora sale all’1,73 (la soglia è destinata a crescere ulteriormente con il processo del federalismo fiscale). Questo +0,5 per cento scatta automaticamente per Regioni in disavanzo sanitario, tra le quali il Lazio; quelle poi che oltre ad essere in deficit non fanno adeguati passi verso il rientro si vedono applicare un ulteriore +0,3″. Ecco quindi che nelle tre Regioni di cui prima facevamo cenno, Calabria, Campania e Molise, “l’aliquota sale dall’ 1,23 per cento di base al 2,03, per tutti i cittadini indipendentemente dal livello di reddito. La differenza con leRegioni virtuose, che non hanno deficit sanitario e in più hanno scelto di non toccare comunque l’aliquota, è notevole. Sui 20 mila euro di reddito si pagano in Toscana, Veneto,Trentino- Alto Adige, Friuli, Sardegna, Val d’Aosta e Basilicata 246 euro per il 2011, contro le 406 di Calabria, Campania e Molise; sui 50 mila il confronto è tra un versamento complessivo di 615 euro ed uno che arriva a 1.015, ben 400 in più”.

Per quanto concerne i comuni “certi” degli incrementi, si segnalano: Agrigento, Carbonia, Catanzaro, Chieti, Macerata, Sanluri, Teramo, mentre i seguenti apporteranno un contemporaneo rincaro Irpef + IMU: Bari, Bergamo, Brescia, Caserta, Ferrara, Latina, Parma, Pesaro, Urbino.

Mer 16/05/2012 da Roberto Rossi

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DOLA B. 25 aprile 2012 22:02
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MA QUANDO MAI! SAREBBE LA PRIMA VOLTA NELLA STORIA D’ITALIA CHE LE TASSE VERREBBERO ABBASSATE! ITALIANI: NON VI FATE INFINOCCHIARE DA PROMESSE IMPOSSIBILI! CERCATE UN PARTITINO VERAMENTE SERIO, SE C’E', E VOTATELO! LEVIAMOCI DAI PIEDI I SOLITI SFRUTTATORI DELLA DABBENAGGINE DEL POPOLINO INGENUO E CREDULONE! GRAZIE.

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Laiju 9 maggio 2012 06:11
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