La recessione costa all’Italia 10 anni di stop
Al Forum di Cernobbio nella prima giornata il Direttore dell’Ufficio Studi di Confcommercio, Mariano Bella, ha esposto i risultati del recente studio sugli scenari del dopo recessione in Italia effettuato dalla Confederazione nazionale dei commercianti e il risultato è di un moderato ottimismo con qualche punto di riflessione. Secondo il Centro Studi di Confcommercio, il Pil italiano del 2010 salirà dello 0,8%, un dato peggiore rispetto alle due precedenti stime. Infatti l’ultima previsione rappresenta la seconda correzione al ribasso negli ultimi tre mesi. Quella precedente indicava una crescita del Pil dello 0,9%. Ma questa era stata preceduta da un’altra stima che valutava la crescita del prodotto interno lordo italiano all’1% sempre per quest’anno.
La revisione al ribasso per la seconda volta deriva da una valutazione in peggioramento della dinamica dei consumi. Questi erano stati valutati in rialzo dello 0,7% per il 2010 rispetto al 2009, ma dopo i primi tre mesi dell’anno è stata necessaria una correzione al ribasso di un decimale, portando la stima della crescita dei consumi in Italia allo 0,6%. Insomma l’economia in Italia ha imboccato la via dell’uscita dalla recessione, il problema che il ritorno alla crescita sembra essere una strada più lunga e difficoltosa rispetto le previsioni di fine anno.
Le previsioni per il 2011 invece, prevedono un Pil in crescita dell’1%, mentre per i consumi il tasso di incremento rispetto alle previsioni di quest’anno sarà dell’1,1%. Livelli di sviluppo non particolarmente esaltanti. Non a caso nella relazione di Bella si mette in risalto come a questi ritmi di crescita di uscita dalla recessione, tassi per altro confermati anche per il biennio 2012-2013, sarà necessario attendere fino al 2018 o al 2019 per tornare ai livelli di Pil pro capite in valore assoluto del 2007. In pratica significa che la crisi dei mercati finanziari costerà all’Italia 10 anni di regressione dell’economia.




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