Occupazione, imprese e prezzi gelati dalla crisi
Per rilanciare il nostro Paese serve una scossa all’economia. Ad affermarlo ed a ribadirlo in data odierna, dopo il rilascio dei dati Istat preliminari sull’inflazione di gennaio 2010, è stata la Confesercenti, la quale in particolare ha sottolineato come i prezzi, l’occupazione e le imprese siano gelati dalla crisi economica, dalla quale si può uscire solamente intervenendo in maniera urgente, e con determinazione, a sostegno dei consumi, del lavoro e dell’imprenditoria al fine di dare una prospettiva di crescita al nostro Paese.
In merito, l’Associazione degli esercenti ricorda come lo scorso anno in Italia ben 60 mila imprese abbiano chiuso comportando una perdita pari a ben 180 mila addetti. Stando ai dati preliminari dell’Istituto Nazionale di Statistica (Istat), nello scorso mese di gennaio la variazione congiunturale dei prezzi è stata di +0,1% e dell’1,3% su base annua a fronte, rispettivamente, di un +0,2% e di un +1% rilevato nel dicembre 2009. A livello congiunturale, quindi, i prezzi in Italia crescono in maniera decisamente moderata ed in linea con lo scenario indicato dalla Confesercenti.
L’Istat, inoltre, ha reso nota la variazione del paniere per la determinazione dei prezzi, precisando che escono dalla rilevazione alcuni beni e servizi per lasciare il posto ad altri. Tra questi, entra nel paniere Istat la badante, ma anche il volo low cost e gli smartphone, mentre escono fuori dalle rilevazioni i costi per la riparazione dell’orologio, i fiammiferi e le lampadine ad incandescenza, sempre meno utilizzate in Italia visto che oramai si punta su quelle a basso consumo per tutelare l’ambiente e per abbattere i costi della bolletta elettrica.
Immagine tratta da: becommerciale.it




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Commenti (1)
bisogna smetterla con la panzana che per uscire dalle crisi bisogna aumentare i consumi! le vecchi regole economiche nate sull’assunto assurdo che non c’è limite allo sviluppo sono semplicemente sbagliate; lo sviluppo è limitato dalle risorse del pianeta (che ormai sono sfruttate oltre il limite), e per uscire dalle crisi l’unica cosa che si può aumentare è l’efficienza, e quindi la competitività. I consumi sono solo un aspetto secondario ed accessorio, una conseguenza di una economia in salute e non una condizione. E non vanno incentivati ma semmai reindirizzati verso beni non effimeri (esattamente il contrario della cosidetta “società dei consumi”) e a elevata sostenibilità.