Riforma del lavoro: più tutele per i precari. E’ guerra alla partite IVA

Il governo ha presentato pubblicamente la riforma del mercato del lavoro. Nuovo apprendistato, revisione degli ammortizzatori, rivisitazione dell’articolo 18 e tanto altro, all’interno di un pacchetto di provvedimenti che tanto ha fatto (e farà) discutere. Vediamo nel dettaglio quali sono le novità per tutti i lavoratori dipendenti, e non solo. Invitandovi a consultare i nostri approfondimento di settore (sulla fine della pagina), cerchiamo di riassumere quanto è stato detto in sede di presentazione della Riforma, definita dal premier Monti come “di rilievo storico per l’Italia”, e di comprendere quanto accaduto in materia di esenzione ticket per i disoccupati.
Leggi qui il disegno di legge per la riforma del mercato del lavoro.
L’esame degli ultimi emendamenti
Manca oramai pochissimo al licenziamento dei 72 articoli della riforma del mercato del lavoro. Un’accelerazione prevedibile, giunta nelle ore successive al primo turno delle elezioni amministrative, e collimata in un accordo politico tra le parti che sostengono l’esecutivo Monti.
Che i tempi si siano contratti significativamente è ben noto: basti dare un’occhiata al numero delle proposte di modifica della riforma del lavoro, passate da 1.047 a poco meno di 500, come confermato da Maurizio Castro, uno dei relatori.
Tra le prossime modifiche, quella più evidente potrebbe essere relativa al triste fenomeno delle dimissioni in bianco. “Un appello bipartisan” – precisa il capogruppo Pd Anna Finocchiara – “da parte di 40 senatrici di tutti gli schieramenti per cambiare l’articolo 55 del ddl lavoro e migliorarlo”.
Un provvedimento che serve a “contrastare una pratica illegale e assurda che coinvolge 2.000.000 di lavoratori, di cui 800 mila donne, il 90% delle quali a seguito di una gravidanza. E’ certamente apprezzabile la volontà del ministro Fornero di trovare una soluzione in tempi brevi”.
Altre potenziali modifiche dovrebbero riguardare alcuni aspetti degli ammortizzatori sociali.
I disoccupati beneficiano ancora dell’esenzione del ticket sanitario
L’allarme sembra definitivamente rientrato: i disoccupati saranno ancora esentati dal pagamento dei ticket sanitari. La reintroduzione del ticket per chi non ha lavoro era “solo un refuso, l’esenzione sarà ripristinata nel ddl di riforma del mercato del lavoro tramite emendamento del governo” – si è infatti affrettato ad affermare il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali in una nota.
Ma andiamo con ordine, e ricostruiamo quella che è sembrata essere una sostanziale gaffe da parte del governo. In attesa dell’emendamento, infatti, il testo del disegno di legge conteneva l’abolizione della norma del 1993 che stabilisce l’esenzione dei disoccupati e dei loro familiari a carico dalla partecipazione alla spesa sanitaria per l’acquisto di farmaci essenziali, farmaci per malattie croniche e farmaci di rilevante interesse terapeutico.
Oltre a quanto sopra, i disoccupati godevano (e godono) dell’esenzione del pagamento delle prestazioni di diagnostica strumentale e di laboratorio, e delle altre prestazioni specialistiche, come quelle di fisiokinesiterapia e le cure termali.
Una esenzione che il disegno cancellava totalmente, “in ragione dell’estensione della platea dei beneficiari dei trattamenti di sostegno del al reddito”. Una uscita ben poco felice, che aveva suscitato immediatamente le reazioni da parte dei movimenti rappresentativi di lavoratori e pensionati, e del Partito Democratico, che aveva infatti annunciato l’intenzione di presentare “un emendamento soppressivo al testo del governo”.
Di seguito, l’atteso annuncio del ministero del Lavoro, che in una nota ha poi precisato: “Con riferimento alle notizie circa lo stop all’esenzione dal ticket sanitario per i disoccupati il ministero del lavoro precisa che ha già rilevato il refuso e pertanto dà assicurazione che ne farà oggetto di una proposta emendativa da presentare durante l’iter parlamentare del disegno di legge di riforma del mercato del lavoro“.
Cosa potrebbe cambiare con i primi emendamenti
Nel giorno di esordio della riforma del lavoro sono rapidamente comparsi i primi emendamenti sulla materia. Provvedimenti che puntano a modificare radicalmente il disegno di legge, e che cercano altresì di smussare i punti maggiormente spigolosi.
“Gli ammortizzatori sociali sono nel mirino sia delle parti sociali che dei partiti. Confindustria vorrebbe prolungare la mobilità – sostituita dall’Aspi a partire dal 2017 – e razionalizzare i fondi che devono garantire la cassa integrazione a chi non ce l’ha. Chiede anche di non penalizzare i contratti stagionali, esentandoli dal contributo maggiorato (l’1,4% in più) che finanzierà l’Aspi” – dichiara Valentina Conte su La Repubblica.
Lamentele, quelle di Confindustria, che il Pdl vorrebbe accogliere. La Cgil invece sembra voler ribadire l’importanza della copertura del fenomeno sulla precarietà (i precari non sarebbero tutelati dall’Aspi o dalla mini-Aspi), per circa un milione di lavoratori scoperti.
Per quanto concerne l’articolo 18, Conte ribadisce come sia stato “considerato un buon compromesso da sindacati e Pd. La Cgil lo ha definito ieri, in audizione al Senato, «un primo risultato positivo che ripristina un principio di civiltà giuridica». Apprezzata la velocizzazione dell’iter di giudizio, ma anche il permanere dell’onere della prova all’impresa e il ruolo del sindacato nella conciliazione. E, ovviamente, la possibilità del giudice di reintegrare nei casi di licenziamenti economici illegittimi per «manifesta insussistenza» della causa. Sul punto, Cgil e Ugl chiedono di togliere l’aggettivo “manifesta” che rischia di rendere quasi impossibile il reintegro. Mentre Confindustria e Pdl vorrebbero riportare il testo alla versione precedente”.
La riforma non va giù a partite IVA e co.co.pro.
La riforma del lavoro non sembra andar giù a partite IVA e co.co.pro. e, in linea di massima, all’intero mondo imprenditoriale. A precisarlo è il numero 1 di Confindustria, Emma Marcegaglia, che ha dichiarato come la propria associazione non abbia mai chiesto di “stravolgere tutto”, raccogliendo altresì l’invito di Marco Tronchetti Provera (Pirelli) di “evitare scontri”, poichè “la riforma è coraggiosa”.
“Ci sono alcuni punti specialmente sulla flessibilità che se non dovessero essere cambiati si rischia di ridurre l’occupazione anziché aumentarla” – ha poi aggiunto la Marcegaglia, che in relazione all’intesa raggiunta sull’articolo 18 ha aggiunto come “la soluzione dell’accordo del 23 marzo era buona”, riconoscendo altresì le modifiche della Cgil hanno generato un avanzamento della disciplina, “perché un domani il giudice potrà scegliere tra reintegro o indennizzo anche nel caso di licenziamento illegittimo”.
A riconoscere il passo in avanti anche il segretario generale della Cgil Susanna Camusso, che ricorda come “la possibilità di reintegro nei licenziamenti per motivi economici sia un concreto passo in avanti”. A ribadirlo in maniera più diffusa è il Corriere della Sera: “Oggi da parte del ministro al Welfare Elsa Fornero solo un probabile saluto di introduzione mentre un suo intervento vero e proprio è atteso per la fine delle audizioni. Dai partiti si avanzano intanto schemi di modifiche. A entrare nel dettaglio delle richieste Pdl è Giuliano Cazzola. «Cambiamenti sono necessari— spiega il vice presidente della commissione Lavoro della Camera—per quanto riguarda i titolari di partite Iva e i collaboratori (di cui vanno salvaguardate le effettive professionalità), i contratti a termine, in particolare se svolti in regime di somministrazione, i vincoli per l’apprendistato”».
Ancora, per il quotidiano in questo caso trovandosi d’accordo con le richieste del Pd, «va poi riesaminata la stangata contributiva prevista entro il 2018 per gli iscritti alla gestione separata dell’Inps, senza che siano indicate nuove misure di protezione sociale ». Per Cazzola «il clima sembra buono» e il governo è disponibile ad accogliere le proposte di modifica dei partiti. Tiziano Treu (Pd) torna ad invocare la fretta «se vogliamo chiudere entro l’estate» mentre il senatore Fli Giuseppe Valditara nota che «il testo in arrivo è deludente rispetto alle attese, va migliorato introducendo maggiore flessibilità».
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Mer 16/05/2012 da Roberto Rossi in Riforma Del Lavoro
















