Riforma del lavoro: più tutele per i precari. E’ guerra alla partite IVA

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Riforma del lavoro

Il governo ha presentato pubblicamente la riforma del mercato del lavoro. Nuovo apprendistato, revisione degli ammortizzatori, rivisitazione dell’articolo 18 e tanto altro, all’interno di un pacchetto di provvedimenti che tanto ha fatto (e farà) discutere. Vediamo nel dettaglio quali sono le novità per tutti i lavoratori dipendenti, e non solo. Invitandovi a consultare i nostri approfondimento di settore (sulla fine della pagina), cerchiamo di riassumere quanto è stato detto in sede di presentazione della Riforma, definita dal premier Monti come “di rilievo storico per l’Italia”, e di comprendere quanto accaduto in materia di esenzione ticket per i disoccupati.

Leggi qui il disegno di legge per la riforma del mercato del lavoro.

L’esame degli ultimi emendamenti

Manca oramai pochissimo al licenziamento dei 72 articoli della riforma del mercato del lavoro. Un’accelerazione prevedibile, giunta nelle ore successive al primo turno delle elezioni amministrative, e collimata in un accordo politico tra le parti che sostengono l’esecutivo Monti.

Che i tempi si siano contratti significativamente è ben noto: basti dare un’occhiata al numero delle proposte di modifica della riforma del lavoro, passate da 1.047 a poco meno di 500, come confermato da Maurizio Castro, uno dei relatori.

Tra le prossime modifiche, quella più evidente potrebbe essere relativa al triste fenomeno delle dimissioni in bianco. “Un appello bipartisan” – precisa il capogruppo Pd Anna Finocchiara – “da parte di 40 senatrici di tutti gli schieramenti per cambiare l’articolo 55 del ddl lavoro e migliorarlo”.

Un provvedimento che serve a “contrastare una pratica illegale e assurda che coinvolge 2.000.000 di lavoratori, di cui 800 mila donne, il 90% delle quali a seguito di una gravidanza. E’ certamente apprezzabile la volontà del ministro Fornero di trovare una soluzione in tempi brevi”.

Altre potenziali modifiche dovrebbero riguardare alcuni aspetti degli ammortizzatori sociali.

I disoccupati beneficiano ancora dell’esenzione del ticket sanitario

L’allarme sembra definitivamente rientrato: i disoccupati saranno ancora esentati dal pagamento dei ticket sanitari. La reintroduzione del ticket per chi non ha lavoro era “solo un refuso, l’esenzione sarà ripristinata nel ddl di riforma del mercato del lavoro tramite emendamento del governo” – si è infatti affrettato ad affermare il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali in una nota.

Ma andiamo con ordine, e ricostruiamo quella che è sembrata essere una sostanziale gaffe da parte del governo. In attesa dell’emendamento, infatti, il testo del disegno di legge conteneva l’abolizione della norma del 1993 che stabilisce l’esenzione dei disoccupati e dei loro familiari a carico dalla partecipazione alla spesa sanitaria per l’acquisto di farmaci essenziali, farmaci per malattie croniche e farmaci di rilevante interesse terapeutico.

Oltre a quanto sopra, i disoccupati godevano (e godono) dell’esenzione del pagamento delle prestazioni di diagnostica strumentale e di laboratorio, e delle altre prestazioni specialistiche, come quelle di fisiokinesiterapia e le cure termali.

Una esenzione che il disegno cancellava totalmente, “in ragione dell’estensione della platea dei beneficiari dei trattamenti di sostegno del al reddito”. Una uscita ben poco felice, che aveva suscitato immediatamente le reazioni da parte dei movimenti rappresentativi di lavoratori e pensionati, e del Partito Democratico, che aveva infatti annunciato l’intenzione di presentare “un emendamento soppressivo al testo del governo”.

Di seguito, l’atteso annuncio del ministero del Lavoro, che in una nota ha poi precisato: “Con riferimento alle notizie circa lo stop all’esenzione dal ticket sanitario per i disoccupati il ministero del lavoro precisa che ha già rilevato il refuso e pertanto dà assicurazione che ne farà oggetto di una proposta emendativa da presentare durante l’iter parlamentare del disegno di legge di riforma del mercato del lavoro“.

Cosa potrebbe cambiare con i primi emendamenti

Nel giorno di esordio della riforma del lavoro sono rapidamente comparsi i primi emendamenti sulla materia. Provvedimenti che puntano a modificare radicalmente il disegno di legge, e che cercano altresì di smussare i punti maggiormente spigolosi.

“Gli ammortizzatori sociali sono nel mirino sia delle parti sociali che dei partiti. Confindustria vorrebbe prolungare la mobilità – sostituita dall’Aspi a partire dal 2017 – e razionalizzare i fondi che devono garantire la cassa integrazione a chi non ce l’ha. Chiede anche di non penalizzare i contratti stagionali, esentandoli dal contributo maggiorato (l’1,4% in più) che finanzierà l’Aspi” – dichiara Valentina Conte su La Repubblica.

Lamentele, quelle di Confindustria, che il Pdl vorrebbe accogliere. La Cgil invece sembra voler ribadire l’importanza della copertura del fenomeno sulla precarietà (i precari non sarebbero tutelati dall’Aspi o dalla mini-Aspi), per circa un milione di lavoratori scoperti.

Per quanto concerne l’articolo 18, Conte ribadisce come sia stato “considerato un buon compromesso da sindacati e Pd. La Cgil lo ha definito ieri, in audizione al Senato, «un primo risultato positivo che ripristina un principio di civiltà giuridica». Apprezzata la velocizzazione dell’iter di giudizio, ma anche il permanere dell’onere della prova all’impresa e il ruolo del sindacato nella conciliazione. E, ovviamente, la possibilità del giudice di reintegrare nei casi di licenziamenti economici illegittimi per «manifesta insussistenza» della causa. Sul punto, Cgil e Ugl chiedono di togliere l’aggettivo “manifesta” che rischia di rendere quasi impossibile il reintegro. Mentre Confindustria e Pdl vorrebbero riportare il testo alla versione precedente”.

La riforma non va giù a partite IVA e co.co.pro.

La riforma del lavoro non sembra andar giù a partite IVA e co.co.pro. e, in linea di massima, all’intero mondo imprenditoriale. A precisarlo è il numero 1 di Confindustria, Emma Marcegaglia, che ha dichiarato come la propria associazione non abbia mai chiesto di “stravolgere tutto”, raccogliendo altresì l’invito di Marco Tronchetti Provera (Pirelli) di “evitare scontri”, poichè “la riforma è coraggiosa”.

“Ci sono alcuni punti specialmente sulla flessibilità che se non dovessero essere cambiati si rischia di ridurre l’occupazione anziché aumentarla” – ha poi aggiunto la Marcegaglia, che in relazione all’intesa raggiunta sull’articolo 18 ha aggiunto come “la soluzione dell’accordo del 23 marzo era buona”, riconoscendo altresì le modifiche della Cgil hanno generato un avanzamento della disciplina, “perché un domani il giudice potrà scegliere tra reintegro o indennizzo anche nel caso di licenziamento illegittimo”.

A riconoscere il passo in avanti anche il segretario generale della Cgil Susanna Camusso, che ricorda come “la possibilità di reintegro nei licenziamenti per motivi economici sia un concreto passo in avanti”. A ribadirlo in maniera più diffusa è il Corriere della Sera: “Oggi da parte del ministro al Welfare Elsa Fornero solo un probabile saluto di introduzione mentre un suo intervento vero e proprio è atteso per la fine delle audizioni. Dai partiti si avanzano intanto schemi di modifiche. A entrare nel dettaglio delle richieste Pdl è Giuliano Cazzola. «Cambiamenti sono necessari— spiega il vice presidente della commissione Lavoro della Camera—per quanto riguarda i titolari di partite Iva e i collaboratori (di cui vanno salvaguardate le effettive professionalità), i contratti a termine, in particolare se svolti in regime di somministrazione, i vincoli per l’apprendistato”».

Ancora, per il quotidiano in questo caso trovandosi d’accordo con le richieste del Pd, «va poi riesaminata la stangata contributiva prevista entro il 2018 per gli iscritti alla gestione separata dell’Inps, senza che siano indicate nuove misure di protezione sociale ». Per Cazzola «il clima sembra buono» e il governo è disponibile ad accogliere le proposte di modifica dei partiti. Tiziano Treu (Pd) torna ad invocare la fretta «se vogliamo chiudere entro l’estate» mentre il senatore Fli Giuseppe Valditara nota che «il testo in arrivo è deludente rispetto alle attese, va migliorato introducendo maggiore flessibilità».

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Mer 16/05/2012 da Roberto Rossi in

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Incanero 19 gennaio 2012 22:47
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Fottuti? Lo siamo da anni. èro figlio quando dissero a mlo padre che doveva fare sacrifici per i figli e intanto loro si ingrassavano. Ora sono padre e mi dicono che devo fare sacrifici per mio figlio e intanto loro sono sempre più grassi.

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Poveri noi 5 febbraio 2012 13:15
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E adesso che fa? Prima ha pianto lei e adesso fa piangere i lavoratori?

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Carolus 9 febbraio 2012 10:53
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Se non si cancella l’art 18, non cambierà niente. Quando le teste assomigliano a quella della Camusso e compagni, possiamo solo aspettarci di finire come la Grecia.

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Roberto 16 febbraio 2012 17:29
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Si è dato poco risalto alla situazione del lavoratore precario che ha lavorato per anni ed anni con un contratto a tempo determinato di lavoro autonomo, pur svolgendo di fatto un’attività di lavoratore dipendente, comunque con una partita I.V.A. (cosidetti contratti cammufati). Il dramma per questo lavoratore è evidente. Pur avendo versato alle casse previdenziali cospicui importi non acquisisce il diritto a nessuna pensione, dal momento in cui viene, terminologia esatta, “”lasciato a casa”"” e non “”licenziato”"”, perchè non è dipendente. Malpagato durante tutto il periodo in cui ha lavorato nella speranza di un posto fisso con uno stipendio mensile nemmeno pari alla metà di quello di un dipendente e magari lasciato a casa all’improvviso, perchè ci sono contratti che consentono al datore di lavoro di concludere il rapporto di lavoro in qualunque momento. Niente cassa integrazione quindi e neanche mobilità e neppure assegno di disoccupazione. Eppure Brunetta aveva dichiarato in conferenza che tali lavoratori dovevano essere stabilizzati. Questa prassi è vergognosa e non esiste un simile trattamento per il lavoratore in nessun paese civilizzato. Monti dovrà prendere atto di questa situazione altrimenti i casi di siffatti lavoratori finiranno dinanzi ad una corte di giustizia europea.

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Alessandra pensiero 21 febbraio 2012 16:48
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Sono d’accordo io sono in mobilita dal 2009, ma quello che mi chiedo se noi andiamo in pensione
con le vecchie regole le nostre finestre quali sono ??????

grazie

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Olamilekan 23 febbraio 2012 12:34
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gvioanile e protezione dell?impiego durante la crisi economica del 2008/2009. Come gia in precedenza abbiamo riscontrato che una piu alta protezione dell?impiego riduce gli effetti negativi della

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Natalia 23 febbraio 2012 17:35
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la sagra delle banlaita..il sindaco e un lavoratore, il rappresentante sindacale e un lavoratore e RAPPRESENTA i lavoratori (se non partecipa un rappresentante sindacale a questi incontri non capisco di cosa debba occuparsi), un avvocato e un lavoratore, un docente universitario e un lavoratore mancano gli operai? ci sono i loro rappresentanti sparare a zero su Mola giusto per il gusto di farlo nn lo condivido

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Peter 23 febbraio 2012 23:38
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Sono in mobilità da apile 2009 è ho 57 anni di età,a dicembre 2012 finisco i 40 anni di contributi e non ho ancora capito quando andrò in pensione,ma andrò? ho aspettano che? tutto questo devo ringraziare il Berlusconi per il 1.500.000 di posti di lavoro. Io sono stato licenziato è dopo pochi giorni riassunto dalla idem azienda,intascando per ogni operaio assunto contributi, e nessuno a controllato questo,e molti conoscevano questo problema.Oggi mi trovo in mobilità non per la crisi, ma per i controlli che non vogliono fare

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Ridho 24 febbraio 2012 00:09
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scrvie:Primo maggio, festa dei lavoratori. Il nuovo presidente della camera ha ribattezzato la festa di liberazione dal fascismo “festa della libert ” contro i totalitarismi. L’anno prossimo diventer “festa delle libert q

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Israel 24 febbraio 2012 00:15
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Per il meotnmo, questo sito si ferma qui Non lasciare che l’apatia o le delusioni ti facciano smettere di avere l’entusiasmo per tutte le cose che ami e che ti piace fare, qualsiasi esse siano

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Melody 25 febbraio 2012 09:36
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gailonive e protezione dell?impiego durante la crisi economica del 2008/2009. Come gia in precedenza abbiamo riscontrato che una piu alta protezione dell?impiego riduce gli effetti negativi della

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Nix 14 marzo 2012 14:55
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che mi punti con quel miserabile dito? paccarola in italia il lavoro non esiste piu’

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Jim 23 marzo 2012 03:55
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Tomaso capisco la tua seclta ma non la comprendo per una ragione semplice: quando leggo un autore, per dire che la sua poesia mi piace e mi sconvolge, non mi serve sapere se ha vissuto a Singapore o Cina, e nemmeno se e8 vivo o morto.Quell’autore lo leggo perche8 mi preme scoprire la sua poetica attraverso i miei occhi pif9 di ogni altra cosa.Che poi dopo aver letto e apprezzato io voglia approfondire di pif9 la sua poetica questo e8 un altro conto.Io comprendo che oggigiorno vogliamo affermare continuamente la nostra individualite0, ma questo non toglie che noi possiamo fare molto di pif9 per essa.Io come individuo, definisco molto di pif9 il mio lavoro di scrittore se percepisco un voto nell’anonimato della mia persona, che quando tutti sanno come scrivo, quello che si aspettano dalla mia scrittura e cosec via.Qui si denuncia soprattutto un malessere di fondo della scrittura e della messa in scena di essa: non vi e8 pif9 ormai limite alla pubblicazione. Vengono spesso fatte anche a pagamento e agli editori questo fa comodo, perche8 tanto vengono comprate le copie dall’autore e l’editore, giustamente non fallisce. Vengono quindi pubblicati spesso libri illeggibili e immondi, pieni di autoreferenzialite0 innaturali e incomprese.Perche8 quindi non mettere una votazione per tutti gli autori che arrivano all’editore e quindi mettere il lettore subito di fronte ad una seclta dell’autore?Cosec l’editore avre0 sicuramente le sue copie pubblicate, l’autore verre0 letto (che poi scelga o meno di schiaffarci la sua faccia in copertina una volta pubblicato, ci interessa poco), e soprattutto il lettore sare0 soddisfatto, che per un autore SERIO e8 la cosa pif9 importante.Gli autori e8 vero scrivono principalmente per se stessi, perche8 la scrittura e8 come un bisogno viscerale dell’Io di pronunciarsi, ma un autore serio e8 sempre alla ricerca del nuovo, senza compromettere la sua individualite0: ha sempre bisogno di arrivare ad un Io pif9 complesso e migliore.Quindi questo dovrebbe indicare una ricerca continua della scrittura, senza mettere in vetrina qualcosa di completamente inaccettabile.Perche8 quindi avere paura di una votazione?Perche8 avere paura di essere votati dai propri lettori e quindi che essi decidano la tua pubblicazione?La cosa sembra completamente un ossimoro per coloro che vogliono essere LETTI PERCHe8 AMANTI DELLA POESIA.Non confondiamo quindi l’anonimato con una serie di paure come- la perdita di coscienza dei propri scritti- il plagio (non sussiste come problema perche8 l’editore sa benissimo chi e8 l’autore e sa chi pubblichere0 a fine votazione)- addirittura perdita nel tempo della legittimite0 degli scritti (e8 l’autore che decide se proporre la propria faccia o la propria scrittura e basta) Il concorso che nell’anonimato si propone, spiega bene le fasi di come questa seclta avverrebbe, quindi leggiamo, scrutiamo e non confondiamo la reale svolta nel lavoro di autori ed editori Questo sarebbe un passo giusto verso la buona poesia, quella vera

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Elizabeth 23 marzo 2012 05:54
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Verissimo cif2 che dici,Cesare ,e ti ringrazio perche9 mi hai dato lo stupno per una riflessione (vado di getto, come mio solito…), tuttavia non dobbiamo mai dimenticare che le ideologie (ed alcune in particolare, come ho sia pur molto sommariamente spiegato in poche battute anche nel mio video “Reciprocite0 e spontaneite0”) affondano le loro radici nella natura umana, o comunque in alcuni aspetti di essa. Sarebbe errato, dal punto di vista analitico, pensare che le ideologie siano corpi separati e che non abbiano nulla a che vedere con quegli aspetti che attengono la natura stessa dell’umano. Come al solito, ribadisco che non e8 possibile separare natura e cultura.Il Capitalismo risulta vincente (e fino ad oggi la sua ideologia si e8 dimostrata sicuramente la pif9 potente ed efficace tra quelle che hanno fatto la loro comparsa sul pianeta) appunto perche9 la sua ragion d’essere mette radici in alcuni aspetti dell’ontologia umana (homo homini lupus, possesso, propriete0, competizione, rapacite0, individualismo). Naturalmente la discussione potrebbe essere come al solito interminabile, ma ci siamo capiti…E cif2 che vale per il Capitalismo e per la sua ideologia vale anche e soprattutto per il Femdominismo che e8 oggi parte integrante e fondamentale sia del primo che della seconda.Capisco che la mia analisi e8 veramente “scorretta” sotto questo profilo, ma personalmente non ho dubbi da questo punto di vista. L’attuale situazione e8 il risultato dell’incontro strategico, o se preferite, del matrimonio, fra una parte dell’ontologia femminile (leggi asimmetria sessuale con inevitabile ricaduta sulla relazione con il maschile, con tutto cif2 che ne deriva…) e l’ideologia capitalistica dominante (ragione strumentale). I due aspetti sono assolutamente compenetrati e non possono essere separati. Sottolineo ancora una volta che e8 proprio questa interpretazione della realte0 che desta scandalo, perche8 e8 lacerante per tutti, in tutte le direzioni; a “sinistra” innanzitutto, ma anche nel mondo pif9 tradizionalista e “conservatore” (a parte il fatto che oggi anche la “sinistra” lo e8, ma ci capiamo anche in questo caso…) .Questa situazione, sotto questo profilo, potrebbe invece essere modificata, in favore della grande maggioranza dei maschi naturalmente, proprio grazie ad un intervento di tipo “culturale”, cioe8 in seguito ad un processo (culturale e inevitabilmente anche sociale, economico e quant’altro) in grado di indebolire il paradigma mercantile-utilitaristico dominante e favorire quindi il sorgere di relazioni umane non pif9 dominate dalla mera logica della ragione strumentale. Fermo rimanendo, sia chiaro, che la perfezione non esiste, anche perche9 abbiamo appena detto che alcuni aspetti fanno parte dell’ontologia umana (che si modifica in parte anch’essa, sia pure in modo infinitamente pif9 lento rispetto alle trasformazioni culturali) e sarebbe di conseguenza anche profondamente errato pensare di poter intervenire su questa in modo pif9 o meno forzoso (dogma culturalista destinato inevitabilmente a sfociare nel totalitarismo e nelle cosiddette ingegnerie sociali di qualsiasi genere, compresa quella attuale che e8 forse una delle pif9 sofisticate anche se delle meno apparentemente cruenti).Badate che questo non e8 un punto da poco. Ad esempio diversi attivisti del momas (non appartenenti a UB)si ostinano a separare natura e cultura e ad individuare nel “dogma culturalista” a senso unico (cosa in parte vera, sia chiaro) l’origine di tutti i mali. “Torniamo alla natura – questo in pillole il loro paradigma – e mettiamo sotto i tacchi la cultura (sto andando ovviamente con la zappa ma ci siamo capiti…) e il problema e8 risolto”.Errore madornale, perche9 dimostrano di non avere capito il nesso di cui sopra (relazione fra ontologia femminile e ragione strumentale), nonche9 la natura profonda dei processi avvenuti e tuttora in corso e della loro complessite0, cioe8 un’abile miscela di natura e cultura anche se la prima viene negata (o vengono affermati solo quegli aspetti che conviene affermare, in base alla convenienza del momento) e la seconda viene rivendicata non solo come strumento di trasformazione della realte0 (su questo, in parte anche se non del tutto ovviamente, come ho gie0 spiegato, sono d’accordo metodologicamente anch’io) ma soprattutto come l’unico strumento interpretativo del reale .E’ evidente la ragione di questa operazione. L’oppressione millenaria subita dal genere femminile da parte di quello maschile– sostiene il femminismo e8 di natura culturale. Infatti, se sostenessero che questo presunto dominio affonda le sue radici in ragioni di ordine ontologico farebbero un’operazione che le porterebbe in una strada chiusa, senza possibilite0 di uscita. Perche9 affermare questa seconda ipotesi significherebbe oggettivamente ammettere che la presunta condizione di oppressione del genere femminile da parte di quello maschile appartiene ad un ordine del tutto naturale e quindi immutabile delle cose(a meno, a quel punto, di un mostruoso e violento intervento “culturalista” di proporzioni fino ad ora sconosciute). La qual cosa potrebbe essere giustificata solo in due maniere (non si sfugge): o il genere femminile e8 ontologicamente “inferiore” a quello maschile (concetto ovviamente insostenibile) oppure, al contrario, che il genere maschile ha potuto perpetrare il suo dominio sul genere femminile attraverso l’esercizio della violenza e della forza bruta, perche9 queste sono le caratteristiche distintive e peculiari della sua stessa ontologia. Ma anche questa ultima ipotesi in se9 (il paradigma e8: ontologia maschile che produce violenza che produce oppressione del genere femminile, ovviamente dialetticamente capovolgibile in: genere femminile vittima della violenza a sua volta prodotto esclusivo dell’ontologia maschile), non e8 altrettanto sostenibile perche9, attribuito alla dimensione ontologica, sarebbe oggettivamente tacciabile di sessismo e di razzismo.Di conseguenza (seguendo questo ragionamento) la ragione di questa presunta oppressione a senso unico –ci spiegano non puf2 che avere origini culturali (sociali, economiche, religiose, politiche, storiche ecc.). Tant’e8 che la vulgata femminista arriva addirittura a sostenere che prima dell’avvento del maschile (e del patriarcato), quando le societe0 erano dominate dal femminile e dal matriarcato,si viveva in una specie di societe0 comunistica senza violenza, diseguaglianze, in un contesto di totale e assoluta armonia e liberte0, come ad esempio secondo loro avveniva nella antichissima Creta e in alcune regioni europee(viene da ridere ma tant’e8…)… .Ma giunti a questo punto le contraddizioni si ripresentano in misura ancora pif9 macroscopica (se soltanto qualcuno avesse la volonte0 di vederle…).Se infatti l’origine dell’oppressione femminile (da parte del maschile) fosse di ordine eminentemente culturale, quando le femministe stesse sostengono che in ultima analisi questa e8 dovuta all’esercizio della forza,caratteristica peculiare e distintiva dell’ontologia maschile (la violenza e8 maschile, lo dicono loro, non io…), come si fa contestualmente a sostenere che questa presunta oppressione sia esclusivamente di ordine culturale? E’ evidente che siamo di fronte ad una forzatura, anche molto rozza a mio parere, da qualsiasi parte si voglia tirare la giacca, come si suol dire…Naturalmente, procedendo su questo binario, si potrebbe continuare all’infinito in un gioco di rimandi senza fine, grazie ad una abile (solamente perche9 nessuno ha voglia di indagare…) miscela di elementi, clamorosamente contraddittori l’un con l’altro, ma utilizzati di volta in volta senza neanche tanto preoccuparsi della loro intrinseca contraddittoriete0.Come vedete, sembra di stare in una sorta di labirinto, dal quale non si riesce ad uscire. E’ proprio questa la “furbata”, insieme soprattutto alla consapevolezza da parte loro (questa e8 la loro vera forza) che nessuno mai andre0 a sbattergli in faccia l’oggettiva contraddittoriete0 di tali teorie.Concludo citando, a tal proposito, un passaggio che mi sembra molto puntuale, di un libro del filosofo politico, Costanzo Preve, che ho finito di leggere proprio in questi giorni:”Con il termine ideologico intendo sostanzialmente il significato proposto da Karl Marx, e poi posteriormente ribadito, modificato e concretizzato, per cui l’ideologia sistematizza la realte0, non certamente “cosec com’e8”, ma come deve diventare per giustificare e legittimare interessi economici e politici di potere e di dominio”. E ancora “…la dimensione ideologica e8 necessaria per la riproduzione delle societe0 umane, indipendentemente dal giudizio di valore positivo o negativo che si de0 di esse, ed e8 quindi sempre inevitabilmente presente, cosec come lo sono l’arte, la filosofia, la religione ecc…”.Fin qui la concezione marxiana classica del concetto di ideologia (dal sottoscritto condivisa). Ma e8 a questo punto che arriviamo al punto focale (pensiero del Preve) che a mio parere calza a pennello anche e soprattutto in relazione femdominismo e alla QM:”La menzogna palese rappresenta a mio avviso un grado superiore , darwinianamente parlando, della precedente menzogna occulta. La menzogna occulta dava infatti luogo a strategie di smascheramento o di demistificazione la menzogna palese svuota completamente questa funzione critica e si pone come strumento bellico diretto. La menzogna palese, lungi dall’essere “sciocca”, riflette invece la dura realte0 dei rapporti di forza. Il suo modello e8 la favola antica del lupo e dell’agnello , in cui il lupo, avendo comunque gie0 deciso di divorare l’agnello , attua pro forma un dialogo demenziale, accusandolo di intorbidare l’acqua che lui sta bevendo, laddove l’agnello stesso si trova a valle del lupo e non a monte”.Mi pare che questa lettura si adatti perfettamente alla situazione che stiamo vivendo, anche se l’autore si riferiva ad altro (peraltro e8 anche lui un antifemminista convinto solo che, a differenza nostra, considera il femminismo un fenomeno sovrastrutturale).In conclusione cif2 che voglio ribadire, ,anche se ammetto di scoprire l’acqua calda (e di lasciare volutamente aperta la discussione), e8 che il nodo natura-cultura, che non puf2 essere risolto una volta per tutte in un verso o nell’altro, tanto meno deve essere sottovalutato oppure affrontato in modo superficiale, perche9 e8 proprio all’interno di questa pif9 che complessa relazione che si trova il busillis dell’intera vicenda.Il Femdominismo lo sa bene ed e8 per questo che e8 stato ed e8 abile nel mescolare le carte. Ma noi abbiamo capito il gioco e questo forse non lo avevano previsto, per lo meno non ora e non in questi termini…Fabrizio

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Jim 25 marzo 2012 05:33
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ringrazio un utente del forum dei brtuti che ha tradottol’articolo UN’INDAGINE SUL MONDO DEL LAVORO SVELA CHE LE PERSONE BELLE FANNO PIf9 SOLDI; GLI UOMINI BRUTTI SONO QUELLI CHE GUADAGNANO DI MENO.Crediateci o no, i ricercatori hanno concluso che le persone attraenti guadagnano di pif9 delle persone di aspetto normale sul posto di lavoro.Sfortunatamente, i lavoratori che non sono per nulla attraenti, guadagnano ancor meno.E gli uomini brtuti sono colpiti maggiormente rispetto alle donne. Gli uomini pif9 brtuti della media tendono a guadagnare il 9% in meno, mentre per le donne si tratta solo del 5%.Queste sono le rivelazioni sorprendenti del dottor Daniel Hamermesh, un economista dell’universite0 del Texas ad Austin, che ha condotto lo studio La bellezza e il mercato del lavoro con il suo collega Jeff Biddle dell’universite0 del Michigan nell’East Lansing.I loro studi hanno anche scoperto che, in media, le persone che sono percepite come bellissime di aspetto guadagnano circa il 10% in pif9 rispetto a quelle che sono viste come insignificanti , anche se per la maggior parte dei casi i livelli di istruzione ed anzianite0 sono gli stessi. Le donne attraenti, inoltre, ricevono aumenti salariali pif9 rapidamente.Le scoperte suggeriscono che, in aggiunta ai pregiudizi di genere e razza, i lavoratori stanno avendo sempre pif9 a che fare anche con discriminazioni di ordine estetico.Il fatto ancor pif9 sorprendente e8 che la disparite0 finanziaria non e8 limitata solamente a quelle professioni dove l’aspetto ha un ruolo cruciale, come nel caso di modelli o attori.Lo studio ha rilevato che l’aspetto incide sullo stipendio anche in quei settori dove l’estetica non dovrebbe essere un fattore rilevante, come per muratori, operai in fabbrica o nel telemarketing.Per esempio, il 33% dei datori di lavoro contattati per l’indagine ha detto che l’aspetto fisico e8 in qualche modo importante nell’edilizia. Un totale del 66% degli intervistati sostiene che una presenza gradevole e8 in qualche modo importante per il mestiere di meccanico in autofficina.Come previsto il 90% pensa che essere attraente sia di gran lunga importante per i venditori, e l’81% pensa che un bell’aspetto conti in occupazioni quali il cameriere o l’addetto alla reception.Hamermesh spiega che i risultati sono frutto di tre diversi sondaggi, due negli Stati Uniti ed uno nel Canada, per un totale di 7094 intervistati di ete0 compresa tra 18 e 65 anni.Nell’indagine, agli intervistatori che conducevano i sondaggi era richiesto di valutare gli intervistati su una scala estetica di cinque punti, che andava da strepitosamente avvenente o bello ad insignificante.Agli intervistati erano poi formulate domande sul loro impiego e sulla loro busta paga. Nel sondaggio erano pure incluse le interviste ai datori di lavoro.In pratica, come si spiega la disparite0 riguardo alla bellezza? La nostra miglior congettura e8 che sia una questione di pura discriminazione. ha detto Hamermesh. Non importa quale sia l’impiego, le persone di bell’aspetto guadagnano di pif9, quelle brutte di meno. L’economista dice che non c’e8 evidenza che i neri siano pif9 colpiti dei bianchi o viceversa. e8 difficile impostare il discorso su base razziale, perche9 solo tra il 10% e il 12% degli intervistatierano afroamericani ha spiegato Hamermesh. Da quello che possiamo dire, comunque, sembra che le disparite0 non abbiano nulla a che vedere con la razza. Possibili spiegazioni delle discriminanti sui salari sono state elencate nell’indagine, e includono:*Discriminazione del datore di lavoro. Ad alcuni datori di lavoro semplicemente, non piace assumere persone non attraenti.*Discriminazione del cliente. In generale, i clienti preferiscono trattare con persone di aspetto gradevole, facendo sec che queste ultime siano pif9 ricercate dai datori di lavoro.*Produttivite0. L’indagine ha scoperto che le persone attraenti possono essere davvero pif9 produttive in alcuni campi. Notando, ad esempio, che l’avvenenza porta ad una maggiore padronanza e sicurezza in se, una maggiore autorite0 sugli altri, e altre caratteristiche tenute in considerazione nel mercato del lavoro.L’indagine ha anche rilevato che le donne di bellezza sotto la media, sono meno propense ad entrare nel circuito lavorativo, questo non vale invece per gli uomini brtuti. Gli uomini brtuti lavorano a discapito delle differenze di paga. Loro, in genere non hanno altra scelta ha affermato HamermeshLa ricerca ha concluso infine che i mariti delle donne di aspetto scialbo sono in genere meno istruiti e guadagnano meno dei partner di donne mediamente o molto carine.

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Carmen24081957 15 aprile 2012 15:36
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Vorrei sapere cortesemente quali conseguenze avranno le donne che hanno aderito alla legge Maroni secondo le modifice del Ministro Fornero. Grazie.

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