Tutela privacy: come difendersi dallo ’spam’?
Quando si viene contattati via posta elettronica o per telefono, o qualsiasi altro mezzo di comunicazione, è un diritto del consumatore conoscere la fonte da cui la società che contatta ha acquisito i dati personali della persona contattata. A ricordarlo è l’Associazione ADUC in accordo con l’articolo numero 7 del Codice della Privacy che dovrebbe, almeno sulla carta, tutelare i cittadini dall’odioso fenomeno dello ’spam’ telefonico, via posta elettronica e via posta ordinaria.
Purtroppo però i cittadini, se non riescono ad acquisire i dati sulle società che smerciano illegalmente i dati sensibili, non possono rivalersi al fine di far valere il proprio diritto alla Privacy. In particolare, l’ADUC denuncia, con una nota pubblicata sul sito www.aduc.it, la comunicazione di dati sanitari ed anagrafici che hanno tra l’altro coinvolto il Senatore Donatella Poretti che, in concomitanza con la nascita di sua figlia, si è vista recapitata una lettera da un ente no profit senza aver mai avuto modo di conoscere o contattare tale società.
Un caso simile, sottolinea l’Associazione, ha coinvolto anche il Vicepresidente dell’ADUC, Pietro Yates Moretti, il quale dopo la nascita della seconda figlia ha ricevuto da parte di un Istituto una lettera nella quale veniva invitato a visitare il loro asilo privato.
Di conseguenza, il Senatore Poretti si è rivolta alla Procura della Repubblica di Firenze per verificare l’eventuale esistenza del reato di fuga dei dati sensibili, ma la Procura ha purtroppo, secondo quanto rivela l’ADUC, archiviato il caso. Stessa sorte anche per il Vicepresidente Moretti che, rivolgendosi in questo caso al Garante per la Privacy, il quale non è andato oltre le spese legali da far pagare all’Istituto che non è stato condannato in virtù del fatto che non ricordava da dove provenissero i dati del Vicepresidente dell’ADUC. In definitiva, quindi, per i cittadini difendersi dallo ’spam’ è molto difficile.
Immagine tratta da: www.ladysilvia.info



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