Nella Regione Abruzzo ci sono molte strutture ricettive che si presentano come agriturismi ma che di agriturismo non hanno nulla a che vedere e, quindi, danneggiano sia gli operatori seri e professionali dello stesso comparto, sia il settore alberghiero e delle ristorazione sul territorio. A seguito di numerosi abusi, di conseguenza, la Confcommercio ha chiesto che nella Regione venga istituita una Commissione di controllo finalizzata a monitorare il turismo “verde” ed a verificare che effettivamente tali strutture che, rispetto alla ristorazione ed all’alberghiero, godono di agevolazioni, rispettino effettivamente i requisiti necessari.
Nel nostro Paese le piccole imprese e le ditte individuali parlano sempre di più una lingua straniera. Le ultime rilevazioni ufficiali e consolidate, riferite ai primi sei mesi dello scorso anno, quando ancora la crisi picchiava duro, indicano che sono nate in Italia ben 20 mila piccole realtà imprenditoriali con titolare non appartenente all’Unione Europea; contestualmente, nello stesso periodo, altre 13 mila imprese individuali con titolare immigrato hanno chiuso i battenti, ma il saldo è ampiamente positivo e conferma nel nostro Paese l’avanzata inarrestabile dell’imprenditoria immigrata che conta oramai oltre 300 mila imprese a fronte di un contributo del 10% sul nostro prodotto interno lordo.
Grazie all’obbligo d’indicazione d’origine in etichetta, le frodi alimentari sull’olio extravergine di oliva sono crollate del 35%. A metterlo in risalto è la Coldiretti in accordo con le dichiarazioni rilasciate dal Generale Cosimo Piccinno, comandante dei carabinieri dei Nas, sottolineando come questi risultati devono far sì che venga accelerata l’introduzione dell’obbligo d’indicazione d’origine in etichetta anche per agli altri alimenti per i quali l’obbligo non sussiste, a partire da un prodotto chiave come il latte a lunga conservazione ed i suoi derivati.
Sono all’incirca 77 mila i dipendenti donna che lavorano per Poste Italiane e che rappresentano il 52% del totale dei lavoratori. A farlo presente è il colosso postale in concomitanza con la Festa della Donna 2010, sottolineando altresì come anche tra i dipendenti che ricoprono la funzione di quadro metà del personale, allo stesso modo, sia donna. La percentuale, inoltre, è ancora più elevata, e pari al 59%, per le donne che in Poste Italiane ricoprono il ruolo di direttore dell’ufficio postale; queste, infatti, su un totale di 14 mila, dirigono ben 7.018 uffici delle Poste.
Quando si prenota una vacanza, ad esempio su Internet, il consumatore/turista di norma viene attratto dalle foto a corredo del pacchetto turistico, ed anche in base a questo tipo di descrizione decide di acquistare o meno la vacanza. Lo stesso dicasi quando ci si reca presso un’agenzia di viaggio o un tour operator, con il depliant che è fondamentale per orientarsi e che, quindi, deve essere chiaramente rispettoso della realtà, altrimenti si tratterebbe in tutto e per tutto di pubblicità ingannevole.
Quello relativo alla pubblicità ingannevole in Italia è un fenomeno in crescita, con un cittadino su tre che ne è vittima. A denunciarlo, lanciando l’allarme, è il Codacons che, in particolare, sottolinea come nel nostro Paese il fenomeno si stia ingigantendo sempre di più rispetto agli anni passati. Solo nel 2009, non a caso, sono state oltre 2.700 le segnalazioni che in materia di pubblicità ingannevole sono state inoltrate all’Autorità Garante per la Concorrenza ed il Mercato (Antitrust); l’Agcm, nella sua relazione annuale, infatti, ha fatto presente come le segnalazioni nell’arco di dodici mesi siano arrivate a quota 2.781 rispetto alle 1.591 dell’anno precedente.
UniCredit, Intesa Sanpaolo, Finmeccanica, Fiat, Generali, Eni ed Enel. Sono queste, secondo Alessandro Profumo, CEO di Unicredit Group, le grandi imprese tricolori che possono fregiarsi di una caratura a livello internazionale. Fuori da questa lista, secondo Alessandro Profumo, c’è purtroppo Telecom Italia; ma in merito a queste dichiarazioni rilasciate dal numero uno di Unicredit alla stampa nazionale è intervenuta prontamente l’Associazione Azionisti Telecom Italia (Asati), la quale, per voce del suo Presidente, Ing. Franco Lombardi, ha sottolineato come “non prendiamo lezioni dalle banche“.
Le società che operano nel settore Internet e della telefonia possono conservare i dati relativi alle chiamate ed alla navigazione dei propri clienti entro e non oltre un certo limite imposto dalla normativa vigente nel nostro Paese. A ricordarlo è il Garante per la Privacy che, quindi, fa presente come i dati di traffico in Rete e quelli telefonici non possano essere conservati in maniera illimitata. Per i dati telematici, infatti, il limite di conservazione, con finalità di accertamento ed eventuale repressione di reati, è pari a dodici mesi, mentre per i dati relativi al traffico telefonico il limite attualmente previsto è pari a ventiquattro mesi.
Sulla vicenda/inchiesta per riciclaggio riguardante Fastweb, il secondo operatore italiano di telefonia fissa, il Codacons, a tutela dei milioni di utenti che hanno attivato i servizi a banda larga, si costituirà nel procedimento parte civile. Ad annunciarlo è la stessa Associazione che in tempi non sospetti, parliamo del 2007, aveva già inviato in merito all’operato della vecchia dirigenza un esposto alla Consob e all’Antitrust esprimendo altresì dubbi sull’operazione che ha portato al lancio di un’Offerta Pubblica di Acquisto da parte di Swisscom.
A partire da oggi nel nostro Paese, in materia di servizi di natura bancaria e parabancaria, possono operare sul mercato anche quei soggetti che, pur non essendo degli istituti di credito, possiedono una rete capillare di distribuzione. Trattasi dei cosiddetti Istituti di pagamento per i quali l’Adoc è favorevole visto che in questo modo aumenterà la concorrenza; ma secondo il Presidente dell’Associazione, Carlo Pileri, occorre rafforzare le attuali soglie minime di ingresso stabilite dalla Banca d’Italia al fine di evitare che poi si verifichino rischi di non solvibilità e di non onorabilità da parte dei nuovi soggetti operanti sul mercato.
I falsi capi di abbigliamento e accessori made in Italy generano a carico delle imprese italiane una perdita pari a ben 12 miliardi di euro all’anno ed una ricaduta occupazionale negativa pari a ben 20 mila posti di lavoro. A rilevarlo è stata la Camera di Commercio di Monza e Brianza in occasione della settimana della moda, sottolineando tra l’altro come i danni più rilevanti siano a carico delle imprese della Lombardia, dove le perdite sono stimate in ben 2,4 miliardi di euro, di cui solo 0,8 miliardi di euro circa a Milano.
In materia di evasione fiscale internazionale, il Fisco ha pianificato una nuova offensiva a carico di ben duemila contribuenti italiani che, relativamente al biennio 2007-2008, hanno trasferito somme di denaro all’estero. A darne notizia è l’Agenzia delle Entrate nel far presente come trattasi di somme di denaro che questi contribuenti, togliendole dalle tasche dei cittadini italiani, le hanno depositate presso i “paradisi fiscali”. Gli “007″ sono quindi al lavoro nel portare avanti un’inchiesta antievasione a carico di questi duemila contribuenti sui cui grava il forte sospetto che queste somme siano state esportate in maniera illecita.
Dall’1 marzo prossimo nel nostro Paese cade il “monopolio” di banche e Poste per quel che concerne i conti correnti; soggetti diversi possono infatti accedere al business attraverso quelli che sono stati definiti come i “conti di pagamento“. I nuovi soggetti, definiti come “Istituti di pagamento”, infatti, potranno proporre alla propria clientela degli strumenti che garantiranno sempre di più la “sparizione” del contante. Trattasi chiaramente di un business che fa gola alla grande distribuzione organizzata che potrà in questo modo attuare anche delle politiche ancor più forti per quel che riguarda la fidelizzazione.