In merito alle cartelle pazze il Codacons, attraverso il Blog del suo Presidente, www.carlorienzi.it, continua a raccogliere migliaia di segnalazioni. Trattasi, nello specifico, di richieste esattoriali riguardanti importi sbagliati ed ingiusti a fronte di pretese economiche che tra l’altro risultano essere incomprensibili in quanto trattasi di debiti tributari inesistenti, prescritti ed altrettanto spesso non dovuti in quanto il contribuente li ha già pagati. Al riguardo il Codacons si è espresso dopo l’annuncio, da parte dell’Agenzia delle Entrate, di rimborsi fiscali nei primi sette mesi dell’anno in corso pari a ben sei miliardi di euro.
Se il Consiglio di Stato confermerà la decisione del Tar del Lazio di sospendere gli aumenti dei pedaggi autostradali, i cittadini/automobilisti avranno la possibilità di chiedere il rimborso delle maggiori somme pagate ai caselli a partire dall’inizio dello scorso mese di luglio. A farlo presente è l’Adoc che, di conseguenza, raccomanda agli automobilisti di conservare tutte le ricevute attestanti il transito autostradale a partire dalla data dello scorso 1 luglio 2010.
Sono oltre venti le sentenze, a Messina, presso la Commissione Tributaria Provinciale, che danno ragione ai cittadini in materia di non applicazione dell’imposta sul valore aggiunto (Iva) nelle fatture della TIA, la Tariffa di Igiene Ambientale. A darne notizia è la Confconsumatori nel sottolineare come in forza di tali sentenze le fatture emesse con l’Iva dovranno essere annullate e riemesse senza l’applicazione dell’imposta. Trattasi di sentenze favorevoli ai Consumatori che sono in linea con la sentenza della Corte Costituzionale dei mesi scorsi che ha sancito la non applicabilità dell’Iva sulla bollette dei rifiuti in quanto trattasi di una tassa e non di una tariffa.
Come estinguere o prevenire le liti con il Fisco? Ebbene, se il contribuente crede di avere ragione, di norma si presenta ricorso davanti al giudice tributario, ma nel caso in cui il cittadino perde la causa il rischio è quello di dover pagare cara tale scelta, specie se i fatti accertati hanno rilevanza penale. Quindi, se il contribuente ritiene a priori che il Fisco abbia ragione, magari perché non si sono versate le tasse nei termini previsti, o addirittura perché è stato commesso un errore o una dimenticanza, alla la lite si può prevenire o estinguere attraverso il cosiddetto istituto dell’accertamento con adesione.
La campagna di richiesta dei rimborsi dell’imposta sul valore aggiunto (Iva) pagata dagli italiani sui rifiuti negli ultimi dieci anni continuerà. A ribadirlo è stata la Federconsumatori dopo la manovra finanziaria del Governo che ha introdotto nuove disposizioni proprio in materia di applicazione dell’imposta sulla TIA, la Tariffa di Igiene Ambientale. L’Associazione dei Consumatori al riguardo ha colto l’occasione per invitare il legislatore a non mettere a punto misure lesive dei diritti dei cittadini, ma ad occuparsi di questioni ben più importanti vista la crisi che sta letteralmente affliggendo nel nostro Paese milioni di cittadini.
E’ quella di lunedì prossimo, 17 maggio 2010, una delle scadenze fiscali più importanti del mese. Trattasi, nello specifico, della scadenza per il versamento delle ritenute d’acconto a valere sui compensi corrisposti nel mese precedente, e per il versamento dell’IVA sia per i “contribuenti mensili“, sia per quelli “trimestrali”. La scadenza di norma cade il 16 di ogni mese, ma essendo il 16 maggio domenica, allora automaticamente il termine ultimo slitta al primo giorno lavorativo successivo. I “contribuenti mensili” dovranno versare il 17 l’IVA sul mese precedente, mentre i contribuenti “trimestrali” dovranno versare entro il 17 maggio 2010 l’IVA del primo trimestre 2010.
La questione relativa al rimborso dell’imposta sul valore aggiunto (Iva) sulla tassa dei rifiuti sta diventando non solo un caso nazionale, ma anche politico visto che la sentenza della Corte Costituzionale in merito, emessa nei mesi scorsi, continua ad essere ignorata dal legislatore. Di conseguenza, deve al momento essere il cittadino/consumatore, autonomamente, a mettersi all’opera per far valere i propri diritti. La prima cosa da fare è andare a cercare tutte le cartelle di pagamento degli ultimi dieci anni e controllare se l’Iva sulla tariffa di igiene ambientale (Tia) sia stata applicata o meno.
I professionisti autonomi c’avevano sperato. L’Inps, Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale, a favore di quei lavoratori autonomi che, senza altre casse previdenziali, versano lauti contributi all’Istituto, avrebbero dovuto vedersi recapitare quest’anno la cosiddetta “busta arancione“, ovverosia un prospetto dei contributi versati, ma anche e soprattutto una previsione della pensione che il professionista andrebbe a percepire nel momento del meritato riposo dopo anni di lavoro e di sacrifici. Ma dove è andata a finire la cosiddetta busta arancione?
Continua a regnare l’incertezza in merito alla restituzione dell’imposta sul valore aggiunto (Iva) sulla tassa dei rifiuti pagata negli anni scorsi da milioni di famiglie; la Corte Costituzionale, con una sentenza per certi versi storica, ha sancito che l’imposta applicata sulla Tariffa di Igiene Ambientale (Tia) è illegittima in quanto la natura della tassa è tributaria e non tariffaria. Pur tuttavia, non solo manca un Decreto di attuazione, ma anzi, a quanto pare, il Governo sembra intenzionato ad “azzerare” i rimborsi con un apposito emendamento.
Quello dell’imposta sul valore aggiunto, per chi è un titolare di partita IVA, è un appuntamento che ogni anno si ripete mese dopo mese, o al più trimestre dopo trimestre. I contribuenti con un giro d’affari elevato, infatti, sono obbligatoriamente chiamati al versamento, ogni 16 del mese, dell’IVA maturata, al netto di quella detraibile sugli acquisti, nel mese precedente, mentre per chi ha un giro d’affari ridotto può avvalersi del cosiddetto regime dei “contribuenti trimestrali“, che permette di pagare l’IVA ogni tre mesi a fronte di una maggiorazione fissa dell’1%.
Nel nostro Paese c’è una importante questione in sospeso che riguarda la tassa rifiuti, ed in particolare l’imposta sul valore aggiunto (Iva) pagata per diversi anni da milioni di famiglie ma che ora deve essere restituita in forza ad una sentenza dei mesi scorsi da parte della Corte Costituzionale. Ma sul territorio nazionale i Comuni, invece di venire incontro ai cittadini restituendo l’imposta, in certi casi addirittura aumentano la tassa penalizzando oltremodo le famiglie già in difficoltà su tanti altri fronti.
Sono ben sei milioni le famiglie che, appartenenti a complessivi 1193 Comuni italiani, devono ottenere il rimborso dell’Iva pagata sulla TIA, la Tariffa di Igiene Ambientale a seguito della sentenza della Corte Costituzionale sulla quale però, ancora, il Governo non ha provveduto a darne applicazione concreta. Secondo il Vice Presidente della Federconsumatori, Mauro Zanini, sarebbe ora che il Governo ed il Parlamento in merito dessero finalmente una risposta ai sei milioni di famiglie che hanno pagato e stanno continuando a pagare sulle cartelli di pagamento della TIA l’imposta sul valore aggiunto (Iva).
Dal 13 gennaio scorso, e fino a giorno 30 del corrente mese, Contribuenti.it - Associazione Contribuenti Italiani, ha attivato la raccolta via email delle domande finalizzate ad ottenere il rimborso dell’Iva pagata sulla tassa dei rifiuti. A darne notizia è la stessa Associazione nel far presente come l’istanza di rimborso sia presente sul sito www.contribuenti.it, e come in caso di difficoltà nella compilazione ci siano a disposizione dei contribuenti e degli enti, sul territorio, le Direzioni Regionali dell’Associazione al fine di recuperare un’imposta pagata in maniera illegittima.
L’Agenzia delle Entrate, in queste ultime settimane prima dell’arrivo del nuovo anno, sta provvedendo a pubblicare online tutte le bozze relative ai modelli fiscali che saranno utilizzati nel 2010 per la dichiarazione dei redditi percepiti nel 2009. Ebbene, contestualmente alla pubblicazione delle bozze l’Amministrazione finanziaria sta attivando dei forum dedicati grazie ai quali sarà possibile raccogliere proposte e suggerimenti in modo tale che, nel momento in cui il modello finale sarà approvato, ci sarà stato un ampio coinvolgimento e così, tra l’altro, sarà evitato l’insorgere di eventuali criticità.