Nel nostro Paese l’aeroporto di Fiumicino è lo scalo dei disservizi. A dichiararlo è stato Carlo Pileri, presidente dell’Adoc, nel commentare un’analisi effettuata da Eurocontrol, e nel sottolineare come l’aeroporto romano non spicchi negativamente solo per i ritardi, ma anche per i costi e le tariffe da capogiro per le corse in taxi e per i parcheggi. Ad esempio, l’Associazione ha rilevato che presso lo scalo romano una sosta/parcheggio di tre giorni costa la bellezza di 54 euro, ovverosia più di Londra, dove si pagano 51,30 euro, e dove la vita è carissima; a Parigi si pagano 37,50 euro, sempre per una sosta pari a tre giorni, e 36,60 euro a New York.
A New York, sul mercato delle borse merci, il prezzo del succo d’arancia negli ultimissimi giorni ha fatto registrare i nuovi massimi da oltre due anni. Secondo quanto riferisce la Coldiretti, infatti, i futures con consegna a maggio del succo d’arancia sono balzati fino alla quota di $ 1,53, ovverosia su valori che non si registravano dal dicembre del 2007. Ad alimentare il rialzo dei prezzi è stato negli USA il maltempo, ed in particolar modo le gelate che hanno contribuito a far abbassare i livelli di produzione in Florida. E intanto, per quel che riguarda le arance, cosa sta accadendo in Italia?
La benzina alla pompa è sempre più cara. A seguito dei ritocchi verso l’alto delle ultime ore, infatti, un litro di benzina sfiora il livello di 1,4 euro, e rischia di innescare l’ennesimo salasso a carico degli automobilisti ma anche dei consumatori per effetto dei costi per il trasporto merci che poi si vanno a ripercuotere sul prezzi al dettaglio. Secondo la Federconsumatori, l’ennesima revisione verso l’alto dei prezzi è ingiustificata e frutto di speculazioni che scippano dalle tasche degli automobili, in media, ben 171 euro all’anno a causa di un persistente “sovrapprezzo” presente sui prezzi di benzina e diesel che non si spiega con l’andamento delle quotazioni del greggio.
Una composizione di mimose da regalare quest’anno per l’8 marzo, la Festa della Donna 2010, costa in media 25,90 euro, ovverosia il 3,6% in più rispetto allo scorso anno, mentre per una piccola composizione ci vogliono ben 6,70 euro, ovverosia il 3% in più. Sono questi i prezzi medi rilevati su scala nazionale dall’Associazione Adoc, la quale parla di conseguenza di mimosa d’oro per una ricorrenza che vede salire i prezzi ben oltre il livello dell’inflazione e che, di conseguenza, comporterà inesorabilmente un calo delle vendite.
Nel nostro Paese in materia di determinazione dei prezzi dei carburanti sembra esserci una scarsa, scarsissima concorrenza. A dimostrarlo è un’indagine di Altroconsumo che ha tenuto d’occhio i prezzi della benzina verde alla pompa nel periodo dal 24 febbraio al 4 marzo scorso, ovverosia ieri, riscontrando come le compagnie petrolifere non determinino i prezzi in funzione dei meccanismi e delle leggi di mercato, ma semplicemente accodandosi al nostro player tricolore, ovverosia all’Agip.
Nell’ultimo bimestre dello scorso anno è aumentata la spesa degli italiani presso i supermercati. A rilevarlo è Unioncamere in accordo con il Bollettino Vendite Flash, da cui in particolare è emerso come gli italiani presso la grande distribuzione organizzata abbiano in prevalenza puntato, per i generi alimentari, nell’acquisto di prodotti freschi tipici della dieta mediterranea, mentre più lontani si sono tenuti dal banco dei prodotti surgelati i cui prezzi hanno fatto registrare degli aumenti. Dal Rapporto Unioncamere, visionabile nella sua versione completa sul sito www.starnet.unioncamere.it, è emerso inoltre come a spingere in alto i volumi di vendita siano state anche le promozioni.
Rispetto allo scorso anno, in vista dell’8 marzo, per la Festa della Donna sul mercato in Italia ci sarà in vendita un minor quantitativo di mimose. A farlo presente è la CIA, Confederazione Italiana Agricoltori, spiegando che la produzione è all’incirca diminuita del 30% a causa delle gelate delle passate settimane; pur tuttavia, a fronte di prezzi in rialzo al dettaglio, per effetto dell’aumento dei costi di produzione, la qualità delle mimose sul mercato sarà ottima grazie alle tecniche di produzione e di selezione adottate dagli agricoltori.
Il Consiglio dei Ministri, in linea con le attese, ha approvato un importante disegno di Legge recante “norme per la valorizzazione dei prodotti agricoli provenienti da filiera corta e di qualità“. Trattasi di un disegno di Legge che “apre” in tutto e per tutto ai cosiddetti “farmer market”, ovverosia i mercati locali gestiti direttamente dagli agricoltori che possono vendere prodotti tipici coltivati in loco al giusto prezzo per i consumatori che possono anche garantirsi genuinità e freschezza su prodotti che, tra l’altro, danno una mano al clima visto che sono a “chilometri zero”.
Dopo un’inflazione media 2009 a +0,8%, il carovita quest’anno dovrebbe attestarsi su valori ben più elevati e comunque non sotto l’1%; ma a fronte dell’ascesa dei prezzi non sembra esserci, allo stesso modo, un’ascesa dei redditi da parte delle famiglie tale da evitare un’erosione del potere d’acquisto. Anzi, le difficoltà a livello occupazione in Italia persistono, ragion per cui il 2010 per le famiglie, nonostante siano passati ancora due mesi, si candida per essere addirittura peggiore del 2009. Per questo l’Adoc, dopo aver appreso i dati odierni Istat sull’inflazione di febbraio 2010, ritiene indispensabile l’adozione di misure di detassazione mirata dei redditi delle famiglie.
L’inflazione non preoccupa, né in Italia né in Europa. E’ questo il risultato degli ultimi dati rilevati dall’Istat, l’Istituto italiano di statistica e da Eurostat, l’Istituto di statistica dell’Unione Europea. In Italia secondo le prime stime l’indice Nic dei prezzi al consumo è salito a febbraio dello 0,1% su base mensile e dell’1,2% su base annua, leggermente meno delle previsioni degli analisti. A gennaio l’indice Nic aveva mostrato un rialzo dei prezzi dello 0,1% in termini congiunturali ed era salito dell’1,3% su base annua. Sempre a febbraio, secondo le prime stime, l’indice armonizzato Ipca è risultato invariata rispetto a gennaio mentre è salito dell’1,1% su base annua.
In data odierna l’Istat ha comunicato la rilevazione preliminare di febbraio 2010 per quel che riguarda i prezzi al consumo; ebbene, per il mese scorso l’indice del carovita segna un +1,2%, ma quando si prende il carrello della spesa l’indice dei prezzi al consumo segna una rilevazione doppia e, quindi, pari a +2,4%. A stimarlo è il Codacons visto che i prezzi dei cosiddetti beni ad alta frequenza di acquisto corrono con ritmi di aumento ben più elevati rispetto al dato medio fornito dall’Istituto Nazionale di Statistica.
Sui treni Espresso ed Eurostar è possibile salire a bordo sia prenotando il posto, sia senza la voce relativa alla prenotazione; è infatti possibile prendere comunque il treno senza il posto garantito, ma chi sta seduto e chi rimane in piedi paga comunque lo stesso prezzo. A metterlo in evidenza è l’Associazione Codici che denuncia come le FS a conti fatti facciano pagare l’utente anche per quello che in tutto e per tutto è un non servizio. Di conseguenza, Codici ha reso noto sia d’aver diffidato Trenitalia per quanto riguarda questa pratica commerciale sfavorevole in termini di prezzo per l’utente, sia di voler procedere con un’azione inibitoria.
Fare la spesa presso i canali tradizionali della distribuzione commerciale è oramai spesso diventato un incubo. I prezzi in questi ultimi anni sono cresciuti in maniera non proporzionale ai redditi, con la conseguenza che per riempire il carrello di spesa occorre tirar fuori una buona fetta del proprio stipendio. Di riflesso, cresce nel nostro Paese la tendenza a fare la spesa di gruppo: i condomini, i colleghi di ufficio, o la famiglia allargata anche ai parenti meno stretti, molto spesso decide di “fare squadra”, ottimizza le spese di trasporto, e si reca direttamente presso le aziende agricole o nei mercati all’ingrosso per fare la spesa, per risparmiare ed assicurarsi prodotti freschi e genuini.
In concomitanza con il rilascio dei prezzi alla produzione a cura dell’Istat per quel che riguarda lo scorso mese di gennaio, la Coldiretti, in base ad un’analisi effettuata prendendo a riferimento i dati Ismea, ha sottolineato come i prezzi dei prodotti agricoli anche nel corso di gennaio 2010 abbiano segnato il passo. Nel dettaglio, il calo medio dei prezzi alla produzione agricola è stato del 6,1%, con punte di ribasso sopra la media per i legumi e gli ortaggi, i vini con un secco -13,9%, e la frutta secca e fresca, mentre per i cereali la caduta dei prezzi è stata circoscritta al 3,9%.