Quando si prenota una vacanza, ad esempio su Internet, il consumatore/turista di norma viene attratto dalle foto a corredo del pacchetto turistico, ed anche in base a questo tipo di descrizione decide di acquistare o meno la vacanza. Lo stesso dicasi quando ci si reca presso un’agenzia di viaggio o un tour operator, con il depliant che è fondamentale per orientarsi e che, quindi, deve essere chiaramente rispettoso della realtà, altrimenti si tratterebbe in tutto e per tutto di pubblicità ingannevole.
Quello relativo alla pubblicità ingannevole in Italia è un fenomeno in crescita, con un cittadino su tre che ne è vittima. A denunciarlo, lanciando l’allarme, è il Codacons che, in particolare, sottolinea come nel nostro Paese il fenomeno si stia ingigantendo sempre di più rispetto agli anni passati. Solo nel 2009, non a caso, sono state oltre 2.700 le segnalazioni che in materia di pubblicità ingannevole sono state inoltrate all’Autorità Garante per la Concorrenza ed il Mercato (Antitrust); l’Agcm, nella sua relazione annuale, infatti, ha fatto presente come le segnalazioni nell’arco di dodici mesi siano arrivate a quota 2.781 rispetto alle 1.591 dell’anno precedente.
Le società che operano nel settore Internet e della telefonia possono conservare i dati relativi alle chiamate ed alla navigazione dei propri clienti entro e non oltre un certo limite imposto dalla normativa vigente nel nostro Paese. A ricordarlo è il Garante per la Privacy che, quindi, fa presente come i dati di traffico in Rete e quelli telefonici non possano essere conservati in maniera illimitata. Per i dati telematici, infatti, il limite di conservazione, con finalità di accertamento ed eventuale repressione di reati, è pari a dodici mesi, mentre per i dati relativi al traffico telefonico il limite attualmente previsto è pari a ventiquattro mesi.
Sulla vicenda/inchiesta per riciclaggio riguardante Fastweb, il secondo operatore italiano di telefonia fissa, il Codacons, a tutela dei milioni di utenti che hanno attivato i servizi a banda larga, si costituirà nel procedimento parte civile. Ad annunciarlo è la stessa Associazione che in tempi non sospetti, parliamo del 2007, aveva già inviato in merito all’operato della vecchia dirigenza un esposto alla Consob e all’Antitrust esprimendo altresì dubbi sull’operazione che ha portato al lancio di un’Offerta Pubblica di Acquisto da parte di Swisscom.
I falsi capi di abbigliamento e accessori made in Italy generano a carico delle imprese italiane una perdita pari a ben 12 miliardi di euro all’anno ed una ricaduta occupazionale negativa pari a ben 20 mila posti di lavoro. A rilevarlo è stata la Camera di Commercio di Monza e Brianza in occasione della settimana della moda, sottolineando tra l’altro come i danni più rilevanti siano a carico delle imprese della Lombardia, dove le perdite sono stimate in ben 2,4 miliardi di euro, di cui solo 0,8 miliardi di euro circa a Milano.
In materia di evasione fiscale internazionale, il Fisco ha pianificato una nuova offensiva a carico di ben duemila contribuenti italiani che, relativamente al biennio 2007-2008, hanno trasferito somme di denaro all’estero. A darne notizia è l’Agenzia delle Entrate nel far presente come trattasi di somme di denaro che questi contribuenti, togliendole dalle tasche dei cittadini italiani, le hanno depositate presso i “paradisi fiscali”. Gli “007″ sono quindi al lavoro nel portare avanti un’inchiesta antievasione a carico di questi duemila contribuenti sui cui grava il forte sospetto che queste somme siano state esportate in maniera illecita.
Nelle filiali delle banche italiane aumenta l’uso della tecnologia associata all’erogazione dei servizi, e contestualmente diventano sempre più evoluti i sistemi ed i presidi di difesa contro le rapine. A rilevarlo è un Rapporto a cura dell’Ossif, il centro di ricerca dell’Associazione Bancaria Italiana che si occupa di sicurezza, da cui è emerso come sia stato rafforzato presso gli oltre 30 mila sportelli bancari in Italia l’utilizzo dei dispositivi biometrici, del metal detector e della video sorveglianza.
Nel nostro Paese quando si parla di etichettatura sui prodotti agroalimentari si ha a che fare con un vero e proprio rebus; ad affermarlo è la CIA, Confederazione Italiana Agricoltura, visto che purtroppo il nostro mercato interno è invaso da prodotti agroalimentari che vengono spacciati per italiani, ma che invece provengono dall’estero, sono preparati con materie prime importate, e spesso contengono elementi nocivi per la salute. Non a caso, la Confederazione sottolinea come il business dell’agropirateria sia tale che le Autorità competenti sequestrano prodotti alimentari ad un ritmo che è triplicato.
Dopo la bufera che ha portato a ben 56 arresti nell’ambito dell’operazione che svelato quella che è stata definita come la “truffa del secolo”, Telecom Sparkle e soprattutto Fastweb, che si ritengono parte lesa nella vicenda, sono nell’occhio del ciclone. Il Codacons è intervenuto su una vicenda su cui ora sono stati accesi i riflettori a seguito degli arresti e dei mandati di cattura, ma sulla quale già in passato l’Associazione aveva chiesto di indagare. Nel 2007, infatti, il Codacons aveva sollevato dei dubbi sia riguardo all’Opa di Swisscom su Fastweb, sia sui rapporti tra il secondo operatore italiano di telefonia fissa, ed il primo, ovverosia Telecom.
Due dirigenti di Fastweb, unitamente a Stefano Parisi, attuale amministratore delegato della società, risultano essere iscritti nel registro degli indagati nell’ambito di un’inchiesta per riciclaggio che, tra l’altro, ha portato l’Autorità giudiziaria romana ad emettere, nei confronti di Silvio Scaglia, ex amministratore delegato del Consiglio di Amministrazione di Fastweb, un’ordinanza di misura cautelare. A darne notizia è la stessa Fastweb con una nota in cui, in particolare, si sottolinea come in merito alla vicenda la società sia parte lesa. Le azioni in Borsa, intanto, sono crollate segnando al close un prezzo di 15,05 euro (-7,56%) dopo aver toccato un minimo a 14,20 euro.
Con l’annuncio della classifica finale dei cantanti che hanno partecipato a Sanremo 2010, è tornata di grande attualità la questione relativa ai dubbi sul televoto nel corso di grandi eventi e reality show. L’Adoc stima che il business del televoto smuova cifre tra i 15 ed i 30 milioni di euro, con molte parti in causa a guadagnarci: dagli operatori di telefonia alle reti televisive e passando per i titolari dei diritti sul reality e le società esterne che gestiscono il televoto.
Nei giorni scorsi a Roma c’è stato un altro caso di truffa ai danni di una coppia di turisti che, avendo preso il taxi, hanno pagato a fine corsa tariffa doppia. Ebbene, sull’accaduto sono tornate a fare la voce grossa le Associazioni dei Consumatori, le quali hanno chiesto e ribadito la necessità di una maggiore trasparenza, ma anche la sospensione immediata della licenza nei confronti di chi si è macchiato di tale scorrettezza. In accordo con quanto riporta l’Associazione Adoc, il Sindaco Alemanno è intervenuto sulla vicenda, e con una apposita ordinanza ha provveduto a sospendere la licenza al tassista poco onesto.
Sono oltre settemila in Italia i sequestri di occhialini 3D per la visione degli spettacoli cinematografici. Ad annunciarlo in via ufficiale è il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali che in merito ha fatto presente come si stia monitorando attentamente la situazione per quel che riguarda i rischi di natura igienica e sanitaria legati all’utilizzo dei supporti per la visione dei film. I Nas quindi stanno provvedendo a sequestrare tutti quegli occhialini 3D che presentano delle etichettature irregolari, e che di conseguenza possono essere potenzialmente dannosi per gli utenti delle sale cinematografiche.
A Roma a quanto pare c’è una minoranza di tassisti che, a conti fatti, con il loro operato poco trasparente e poco onesto scredita tutta la categoria innalzando le tariffe a piacimento. Di conseguenza, citando il caso di clienti taxi nella Capitale che, per doversi recare all’ospedale, hanno ingiustamente pagato una tariffa doppia, il Codacons ha apertamente chiesto sia il ritiro della licenza nei confronti del tassista che si è macchiato di tale correttezza, sia l’avvio di una fitta campagna di controlli a campione come deterrente contro le truffe ai danni degli utenti.