Nel Comune di Firenze l’Amministrazione punta ad abbandonare, a sostegno dei cittadini appartenenti alle fasce più deboli e svantaggiate della popolazione, la politica dei contributi economici per lasciare spazio ai buoni spesa. Questo per evitare, in accordo con quanto dichiarato dall’Assessore Saccardi, che i contributi concessi non vengano spesi per l’acquisto di beni e servizi di prima necessità, ma vadano a finire in giochi ed alcol; inoltre, a favore dei più bisognosi il Comune di Firenze potrà concedere anche i biglietti Ataf.
A Milano sono pronti dieci milioni di euro per aiutare le famiglie a superare le difficoltà legate alla crisi attraverso delle misure di sostegno sia al reddito, sia all’occupazione. A darne notizia è l’Amministrazione cittadina dopo che dalle utility milanesi sono emersi rispetto al previsto maggiori dividendi erogati dalle municipalizzate; il Consiglio Comunale è unanime nell’alimentare il Fondo Anticrisi che a livello strutturale sarà equamente suddiviso in due misure di intervento: cinque milioni di euro a sostegno del reddito, ed altrettanti in aiuto di quelle famiglie dove a causa della crisi ci sono disoccupati e persone che fanno fatica a reinserirsi nel mondo del lavoro.
Nella Regione Friuli Venezia Giulia i cittadini hanno avuto la possibilità di richiedere il cosiddetto “bonus bebè“, ovverosia un contributo a fondo perduto a favore della natalità che negli anni scorsi era stato messo a punto anche dallo Stato centrale attraverso l’erogazione di un assegno una tantum pari a 1.000 euro per i nuovi nati. Nel momento in cui il bonus bebé “nazionale” non è stato rinnovato, molti Comuni ed Amministrazioni regionali hanno istituito la misura sul territorio dandogli tra l’altro anche dei nomi diversi.
Tra i figli legittimi, e quelli nati da una convivenza more uxorio, non c’è alcuna differenza riguardo agli assegni familiari. A metterlo in risalto è Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico “Tutela del Consumatore” dell’Idv - Italia dei Valori, in forza ad una sentenza della Cassazione emessa venerdì scorso, 18 giugno 2010. La Cassazione, quindi, pareggia i diritti in linea con quanto la nostra Costituzione, in corrispondenza dell’articolo numero 29, recita in materia di famiglia che è riconosciuta come una società naturale fondata sul matrimonio.
Superare la crisi in sei mosse. Si può riassumere così, in estrema sintesi, il contenuto di “Diamo Credito alla tua voglia di ripartire, 6 risposte concrete per le famiglie in difficoltà“, una Guida che, nell’ambito del Tavolo per l’attuazione del Piano Famiglie, istituito nel febbraio scorso, è stata messa a punto dall’ABI, Associazione Bancaria Italiana, in collaborazione con tutti gli altri membri del Tavolo tra cui la CEI, Conferenza Episcopale Italiana, le Amministrazioni Pubbliche e le Associazioni dei consumatori.
La ricerca di un lavoro per un italiano nello status di inoccupato o di disoccupato non è semplice visto l’aria che tira, ma diventa ancora più difficile se il cittadino non ha in tasca neanche i soldi per portare tutti i giorni il pane in tavola. In questi casi il rischio di cadere nella rete dell’usura è molto alto, ragion per cui sono necessarie soluzioni in grado di permettere a questi soggetti di ottenere temporaneamente un sostegno economico che offra l’opportunità di poter puntare ad un reinserimento lavorativo.
La social card è uno strumento di sostegno al reddito messo a punto dall’attuale Governo in carica ed attivo oramai da diversi mesi a favore di parecchie centinaia di migliaia di soggetti e nuclei familiari a basso reddito. La social card, detta anche carta acquisti, viene emessa però a fronte, tra l’altro, del rispetto dei requisiti di età; possono infatti ottenerla le persone con un’età sopra i 65 anni, ma anche le famiglie con nuovi nati e comunque con figli che hanno un’età inferiore ai tre anni.
Mancano oramai poche settimane per richiedere il prestito bebè a valere sulle nuove nascite nel 2009 e sui figli adottati sempre nello scorso anno. L’ultima data utile è infatti quella del 30 giugno 2010, entro la quale le famiglie interessate, senza la necessità di rispettare soglie e limiti di reddito, possono chiedere il “prestito bebè” grazie al Fondo Nuovi Nati istituto dal Governo e promosso dal Dipartimento per le politiche della Famiglia della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Il finanziamento agevolato è ottenibile attraverso una delle tante banche aderenti al progetto a fronte di un tasso applicato che, come minimo, è dimezzato rispetto a quello normalmente proposto per i prestiti finalizzati.
Per chi, pur avendone i requisiti, non ha ancora richiesto l’accesso al beneficio della social card, l’Inps, Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale, con un messaggio, il numero 12206 dello scorso 5 maggio 2010, ha fornito delle indicazioni in merito alle nuove modalità di consegna della carta acquisti. Trattasi, nello specifico, di un nuovo iter procedurale che è entrato in vigore a partire dallo scorso 12 aprile 2010, e che prevede come prima fase iniziale della richiesta della social card quella di presentare l’apposita domanda presso un qualsiasi ufficio di Poste Italiane presente sul territorio nazionale.
In caso di smarrimento, come si fa a bloccare la social card? Come è possibile ottenere informazioni? Ebbene, a queste due domande è possibile trovare una risposta, e quindi, una soluzione, chiamando due numeri verdi gratuiti. Per il blocco della carta acquisti, infatti, bisogna chiamare l’800.902.122, mentre per informazioni è attivo l’800.666.888. Ricordiamo che per poter ottenere la social card occorre rispettare alcuni requisiti, tra cui quelli relativi all’età; occorre infatti avere un’età non inferiore ai 65 anni, oppure in famiglia devono esserci bambini al di sotto dei tre anni.
Dallo scorso mese di febbraio le famiglie che sono in difficoltà con il pagamento della rata del mutuo possono chiederne la sospensione per un periodo pari ad almeno dodici mesi. Questo grazie alla moratoria sui mutui che rappresenta una delle misure contenute nel cosiddetto “Piano Famiglie” dell’ABI, l’Associazione Bancaria Italiana, ma non tutte le famiglie che fanno fatica ad onorare mensilmente il pagamento della rata possono accedere a tale misura visto che ci sono dei requisiti da rispettare. Nel dettaglio, ci sono dei requisiti minimi da rispettare che poi ogni banca, in via opzionale, può eventualmente allargare rendendo più ampia la platea dei potenziali beneficiari.
Quest’anno, e fino alla data del 30 giugno 2010, salvo proroghe, le famiglie con nuovi nati nel 2009, o con adozioni, possono richiedere il cosiddetto “prestito bebè“, ovverosia un finanziamento finalizzato ad aiutare le famiglie a far fronte alle spese, in presenza di nuovi nati, che spesso sono elevate. Il finanziamento è agevolato grazie al Fondo Nuovi Nati predisposto dal Governo con uno stanziamento che permette di stipulare un prestito fino a cinquemila euro, rimborsabile in massimo 60 rate, e ad un tasso che come minimo è dimezzato rispetto a quello medio proposto dal sistema bancario per i finanziamenti alle famiglie.
Le Acli, Associazioni cristiane dei lavoratori italiani, in concomitanza con la Conferenza organizzativa e programmatica a Milano, hanno lanciato una proposta per quel che riguarda la carta acquisti. Trattasi di una “nuova” social card, di importo mensile più elevato ed estesa a 2,4 milioni di persone, ovverosia a tutte quelle che, in base agli ultimi dati forniti dall’Istat, l’Istituto Nazionale di Statistica, si trovano nel nostro Paese nello stato di povertà assoluta. In particolare, la “nuova” social card proposta dalle Acli dovrebbe avere un importo mensile pari a 133 euro a fronte di una spesa triennale a carico dello stato pari a 665 milioni di euro.
Per aiutare le famiglie a tirarsi fuori dalle difficoltà legate ad una crisi che non è ancora finita occorrerebbe raddoppiare gli importi mensili della social card, ovverosia quella che viene definita anche come carta acquisti, portandoli da 40 ad 80 euro al mese ed estendendola a tutte le famiglie che non se la passano bene e che sono, in base ai più recenti dati dell’Istituto Nazionale di Statistica, ben 4,6 milioni. E’ questa una di complessive venti proposte formulate già da tempo dal Codacons, ma che sono state rilanciate in concomitanza con i dati Istat sui redditi delle famiglie che nello scorso anno sono scesi del 2,8%, ovverosia su valori peggiori dal 1990 a questa parte.