In data odierna l’Istat ha comunicato la rilevazione preliminare di febbraio 2010 per quel che riguarda i prezzi al consumo; ebbene, per il mese scorso l’indice del carovita segna un +1,2%, ma quando si prende il carrello della spesa l’indice dei prezzi al consumo segna una rilevazione doppia e, quindi, pari a +2,4%. A stimarlo è il Codacons visto che i prezzi dei cosiddetti beni ad alta frequenza di acquisto corrono con ritmi di aumento ben più elevati rispetto al dato medio fornito dall’Istituto Nazionale di Statistica.
Per rilanciare il nostro Paese serve una scossa all’economia. Ad affermarlo ed a ribadirlo in data odierna, dopo il rilascio dei dati Istat preliminari sull’inflazione di gennaio 2010, è stata la Confesercenti, la quale in particolare ha sottolineato come i prezzi, l’occupazione e le imprese siano gelati dalla crisi economica, dalla quale si può uscire solamente intervenendo in maniera urgente, e con determinazione, a sostegno dei consumi, del lavoro e dell’imprenditoria al fine di dare una prospettiva di crescita al nostro Paese.
Pane +1745,4%, carote +1050,0% e pasta +490,3%. Sono questi i primi tre posti della top ten 2009 dei rincari dei generi alimentari nel passaggio dal campo alla tavola; ad annunciarlo è la Coldiretti in base ad una elaborazione che vede al quarto posto l’uva da tavola con un rincaro dei prezzi dall’origine al consumo del 421,7%. A seguire ci sono il radicchio, i limoni, le clementine, i finocchi, le arance ed i mandarini con un rincaro pari a “solo” il 350%! Lungo la filiera dell’agroalimentare le parti più svantaggiate sono da un lato, ovviamente, i consumatori, e dall’altro i produttori agricoli che hanno visto, invece, scendere i prezzi all’origine nello scorso anno.
L’Adusbef e la Federconsumatori hanno monitorato l’andamento dei prezzi dal 2001 al 2009 di ben 99 prodotti, constatando come nel nostro Paese ci siano stati otto anni di rincari superiori all’inflazione; dei 99 prodotti monitorati, infatti, ben 87 hanno fatto registrare una crescita dei prezzi superiore all’inflazione cumulata. In particolare, spiccano tra i rincari a tre cifre la pizza con un +155% in otto anni ed il caffè con un +104%, ma in generale tra i primi 20 prodotti con i maggiori rincari ben 15 sono alimentari o comunque riconducibili all’alimentazione.
E’ vero che lo scorso anno, come comunicato in via definitiva dall’Istat, l’inflazione si è attestata in Italia sui minimi degli ultimi cinquanta anni allo 0,8%, ma poi andando ad analizzare i singoli capitoli di spesa si scopre che quello che compriamo tutti i giorni, ovverosia i generi alimentari, sono aumentati nel 2009 più del doppio con tutto quel che ne è scaturito per le nostre tasche. Nel dettaglio, l’inflazione per i generi alimentari nel 2009 è stata dell’1,8%, e questo nonostante si sia contestualmente registrato un calo sensibile dei prezzi all’origine.
In data odierna l’Istituto Nazionale di Statistica ha confermato quanto reso noto in via preliminare nei giorni scorsi: l’inflazione 2009 si è attestata in crescita dello 0,8% ma comunque su valori così bassi come non si vedevano da 50 anni. Il Codacons, nel commentare il dato definitivo dell’Istituto, ha sottolineato come lo scorso anno la contrazione dei consumi sia stata senza precedenti, e come nonostante tutto i prezzi dei generi alimentari, calati allo stesso modo in termini di quantità acquistate, siano invece cresciuti ben oltre il livello medio del carovita.
Nel commentare i dati preliminari rilasciati nei giorni scorsi dall’Istituto Nazionale di Statistica sull’inflazione dello scorso mese di dicembre, la CIA, Confederazione Italiana Agricoltori, ha messo in evidenza come un grosso contributo all’andamento molto basso del carovita lo scorso anno lo abbiano dato i ribassi dei prezzi dei prodotti agricoli all’origine. Questo, infatti, ha permesso di bloccare la corsa dei prezzi al dettaglio anche se per la Confederazione i prezzi praticati ai consumatori su alcuni prodotti rimangono ancora troppo cari.
Quella di quest’anno sarà un’Epifania in tono minore dal fronte dei consumi, con le calze che saranno più vuote rispetto alla festa delle Befana dello scorso anno; questo stando alle rilevazioni effettuate dalla Federconsumatori, sottolineando come da un lato le famiglie non perderanno l’occasione per far contenti i propri figli, specie quelli più piccoli, ma dall’altro alleggeriranno la calza regalanzo più caramelle e dolci al posto dei regali più “consistenti” e più costosi.
Nel 2009 la dinamica dei prezzi ha fatto registrare un andamento crescente pari ad appena lo 0,8%; trattasi di un dato che, in termini di economia “pura”, è ottimo, ma che comunque è dovuto all’annata difficile che ci siamo lasciati alle spalle sia dal fronte occupazionale, sia da quello dei consumi che, inevitabilmente, si sono contratti a causa del calo dei redditi. Per risalire ad un’inflazione su base annua più bassa, in base alle rilevazioni fornite dall’Istat, l’Istituto Nazionale di Statistica, bisogna andare indietro di ben 50 anni, ovverosia nel 1959, quando l’inflazione nei dodici mesi fece registrare una variazione negativa dello 0,4%.
A partire dalla giornata di ieri, 1 gennaio 2010, sono aumentati, tra l’altro, anche i pedaggi lungo le principali tratte autostradali, ed in molti casi l’incremento tariffario appare non solo fin troppo alto, ma anche decisamente superiore all’indice del carovita. Al riguardo, l’Adiconsum ritiene che questa nuova ondata di rincari sui pedaggi non trovi giustificazione sia dal punto di vista della qualità del servizio, ed in particolare degli investimenti nella rete, sia dal fronte dell’inflazione.
In pochissimi giorni, da Natale e fino ad oggi, 30 dicembre 2009, i prezzi della benzina e del gasolio hanno fatto registrare incrementi medi alla pompa pari all’1,8%; a denunciarlo è l’Associazione Adoc che, quindi, sottolinea come stia arrivando puntuale anche in questo fine 2009 la stangata di Capodanno; e rispetto a dodici mesi fa il bilancio è ancor più pesante a carico dei consumatori/automobilisti con un incremento per benzina e gasolio, rispettivamente, del 19% e del 10%.
Nelle scorse settimane la Federconsumatori, congiuntamente con l’Adusbef, avevano stimato per il Natale un calo, anzi un crollo per la precisione, dei consumi pari al 23%; ebbene, con una nota emessa in data odierna, e sulla base di un primo consuntivo, le due Associazioni dei Consumatori hanno reso noto che l’andamento delle vendite natalizie è andato ancor peggio di quel 23% precedentemente stimato. Insomma, visto che al peggio non c’è mai fine, e visto che le tasse ai lavoratori non sono state abbassate, partendo dalla detassazione delle tredicesime, le Associazioni caldeggiano l’anticipo immediato dei saldi evitando di farli partire con il nuovo anno.
Se il vostro euro in tasca vale come le vecchie mille lire di qualche anno fa non preoccupatevi del fatto che sia solo una diceria, visto che è la pura e semplice verità. Al riguardo, infatti, il Codacons ha rilevato come negli ultimi sette anni, a partire dall’introduzione dell’euro, le famiglie abbiano dovuto incassare una maxi-stangata da 9.600 euro, pari al prezzo per acquistare un’utilitaria. I rincari, infatti, a detta dell’Associazione sono arrivati un po’ da tutti i fronti, ed il tutto a causa dell’immobilismo dei Governi che si sono succeduti tra centrodestra e centrosinistra.
In linea con le rilevazioni preliminari, l’Istat, Istituto Nazionale di Statistica, ha confermato in via definitiva che a novembre l’indice dei prezzi al consumo è cresciuto dello 0,7% rispetto al +0,3% del mese di ottobre 2009. A determinare questo rialzo, in buona parte, come mette in risalto con preoccupazione la Federconsumatori, è stato il paniere di quei beni che da parte dei consumatori vengono acquistati con più alta frequenza.