Nel nostro Paese c’è metà delle famiglie che, per effetto di un lavoro regolare, e dei relativi aumenti contrattuali, ha leggermente recuperato potere d’acquisto in base all’andamento dell’inflazione degli ultimi mesi; ma c’è anche un altro 50% di famiglie italiane che il potere d’acquisto, invece, l’ha perso sia per effetto della cassa integrazione, sia a causa della perdita del posto di lavoro. A mettere in evidenza questa situazione è il Segretario Generale Adiconsum, Paolo Landi, sottolineando come l’inflazione rimanga nel segno della recessione, e come sia necessario, tra l’altro, un controllo delle tariffe per quel che riguarda i trasporti.
Pane +1745,4%, carote +1050,0% e pasta +490,3%. Sono questi i primi tre posti della top ten 2009 dei rincari dei generi alimentari nel passaggio dal campo alla tavola; ad annunciarlo è la Coldiretti in base ad una elaborazione che vede al quarto posto l’uva da tavola con un rincaro dei prezzi dall’origine al consumo del 421,7%. A seguire ci sono il radicchio, i limoni, le clementine, i finocchi, le arance ed i mandarini con un rincaro pari a “solo” il 350%! Lungo la filiera dell’agroalimentare le parti più svantaggiate sono da un lato, ovviamente, i consumatori, e dall’altro i produttori agricoli che hanno visto, invece, scendere i prezzi all’origine nello scorso anno.
I prezzi salgono ininterrottamente dal 2002 ad oggi. A ricordarlo è il Codacons in data odierna in concomitanza con il rilascio del Rapporto della Confcommercio sui consumi delle famiglie italiane, che nello scorso mese di dicembre sono saliti. L’Associazione, nel mostrare compiacimento sul fatto che stiamo uscendo dalla crisi, anche se a ritmo lento, ha apertamente chiesto ai commercianti di spezzare la trafila di rincari che dura da anni iniziando ad abbassare i prezzi, e di stare sul mercato senza opporsi a proposte come quelle relative ai saldi liberi o alla diffusione del modello della vendita diretta portato avanti dagli agricoltori.
In Italia i consumi delle famiglie crescono ma a ritmo lento, ed in parte nello scorso mese di dicembre sono stati sorretti dalla domanda di nuove auto. E’ questa, in estrema sintesi, la fotografia scattata dalla Confcommercio relativamente ai consumi di dicembre 2009, caratterizzati da una crescita su base annua dell’1% a fronte di una sostanziale stabilità, invece, su base mensile. Dall’Indicatore dei Consumi di Confcommercio (Icc), in particolare, emerge come nel mese di dicembre sia aumentata la domanda, in termini di volumi acquistati dalle famiglie, sia dei beni, sia dei servizi a fronte di una crescita dei prezzi modesta e circoscritta allo 0,4%.
Le Associazioni dei Consumatori da parecchio tempo denunciano come i prezzi alla pompa di benzina e diesel si muovano a “doppia velocità”: il ritocco verso l’alto dei listini è infatti più veloce, rapido e di entità maggiore rispetto ai ribassi che, invece, sono sempre lenti e di piccola entità, a volte di soli uno o due millesimi di euro al litro. Ebbene, visto che mancano ancora provvedimenti in materia da parte del Governo, la Federconsumatori ha reso noto d’aver istituito, nell’ambito del proprio Osservatorio sui prezzi, un Osservatorio ad hoc che si occupa del calcolo della doppia velocità sui carburanti.
A Roma in materia di servizio taxi stanno per arrivare due grosse novità: una è positiva, l’altra decisamente meno e riguarda i rincari delle tariffe che dovrebbero scattare nel breve e che dovrebbero far innalzare il costo della corsa da Roma Centro all’aeroporto di Fiumicino da 40 a 45 euro. La notizia positiva è quella comunicata dall’Amministrazione comunale che, contestualmente alle revisioni tariffarie, farà partire un interessante “progetto trasparenza“.
A livello locale, ed in particolare nel Comune di Roma, nella lista dei rincari molto presto si rischia di aggiungere anche quello relativo al servizio taxi; a partire dal prossimo mese di febbraio, infatti, è alta la probabilità che il servizio diventi più costoso, ma secondo il Codacons si tratterebbe di rincari ingiustificati e dannosi per l’utenza, ragion per cui, nel caso in cui l’Amministrazione comunale dovesse concedere gli incrementi tariffari, l’Associazione s’è dichiarata fin da ora pronta ad impugnare i rincari dinanzi al Tar.
Per il corrente mese di gennaio in Italia la fiducia dei consumatori, dopo aver registrato tre rialzi mensili consecutivi, è tornata a scendere. A rilevarlo è l’Isae, Istituto di Studi ed Analisi Economica, precisando che l’indice è sceso di due punti, da 113,7 a 111,7 sebbene il livello rimanga sopra i valori medi che l’indicatore ha fatto registrare nel corso del 2009. Il calo della fiducia dei consumatori ha interessato tutte le aree del nostro Paese, ma la discesa è stata più pronunciata nel Centro Italia, mentre più bassa è stata l’intensità della discesa nel Nord Ovest.
Esiste oppure no nel nostro Paese un “cartello” della pasta? La domanda è d’obbligo visto che da un lato la materia prima registra prezzi all’origine in persistente calo, mentre i prezzi della pasta al dettaglio praticati ai consumatori non seguono lo stesso andamento. Ebbene, dopo che nella giornata di ieri i pastai sono stati convocati da “Mister Prezzi”, Donatella Prampolini, vicepresidente della Fida, Federazione delle imprese aderente alla Confcommercio, ha rimarcato come l’atteggiamento in merito sia stato “trasparente e virtuoso“.
Il Codacons “bolla” come odiosa la speculazione avvenuta sui prezzi della pasta al dettaglio a fronte del crollo dei prezzi all’origine della materia prima, e per questo sta studiando la possibilità di avviare una class action contro i pastai. Ad annunciarlo, dopo quanto emerso in data odierna dal tavolo di confronto convocato presso il Ministero dello Sviluppo Economico, è stato il presidente dell’Associazione, Carlo Rienzi, il quale invita i consumatori a conservare tutti gli scontrini relativi all’acquisto di qualsiasi tipo di pasta.
In concomitanza con la convocazione, da parte di “Mister Prezzi”, dei pastai, la Coldiretti ha fatto il punto sui rincari dei generi alimentari nel 2009, rilevando come a fronte di un incremento medio pari all’1,8% per gli alimentari, i prezzi della pasta nei dodici mesi sono in maniera scandalosa saliti del 3,4%. Trattasi di un primato che chiaramente ha ulteriormente penalizzato i consumatori nell’anno della crisi più pesante per l’economia reale; il tutto, inoltre, è accaduto a fronte di una caduta del prezzo all’origine 2009 che per i cereali è stato del 28,2%.
Lo scorso anno, a fronte di un’inflazione allo 0,8%, quella derivante dai soli generi alimentari è salita dell’1,8%, ovverosia più del doppio. Ma cosa sarebbe accaduto se ad aumentare sarebbero stati anche i prezzi all’origine che, invece, anche nel 2009 sono crollati? La domanda è d’obbligo visto che il 2009 per l’agricoltura italiana è stato un altro anno di sofferenza con quotazioni all’origine che solo nello scorso mese di dicembre, in base ai dati Ismea, hanno fatto registrare sensibili cali per i cereali, a partire dal grano duro con un -1,6% e passando per quello tenero che è calato del 3,5%.
Tra spese per la casa, pagamento delle bollette ed acquisto di generi alimentari, agli italiani ogni mese non resta praticamente più niente per fare altro; l’Adoc, infatti, mette in evidenza come casa, alimentari e bollette si mangino il 90% del reddito mensile, con la conseguenza che mancano i soldi per tutte le altre spese obbligate e, soprattutto, per la gestione di imprevisti che molto spesso inducono e costringono le famiglie ad indebitarsi con tutto quel che ne consegue anche in termini, purtroppo, di ricorso all’usura specie se la famiglia non ha un merito di credito idoneo per accedere al sistema bancario.
L’Adusbef e la Federconsumatori hanno monitorato l’andamento dei prezzi dal 2001 al 2009 di ben 99 prodotti, constatando come nel nostro Paese ci siano stati otto anni di rincari superiori all’inflazione; dei 99 prodotti monitorati, infatti, ben 87 hanno fatto registrare una crescita dei prezzi superiore all’inflazione cumulata. In particolare, spiccano tra i rincari a tre cifre la pizza con un +155% in otto anni ed il caffè con un +104%, ma in generale tra i primi 20 prodotti con i maggiori rincari ben 15 sono alimentari o comunque riconducibili all’alimentazione.