Per mangiare un panino “sostanzioso” fuori casa non è necessario recarsi presso il fast food “made in Usa”. In accordo con quanto rende noto la Coldiretti, infatti, nasce nel nostro Paese, ed è 100% made in Italy, il primo burger di razza. Per gli amanti del panino fuori casa ecco il panino “gourmet” con carne di razza bovina marchigiana; il pane è rigorosamente tipico e prodotto sul territorio regionale, mentre la cipolla e l’insalata per farcirlo arrivano direttamente dal Mercato di Campagna Amica, ovverosia i mercati che rientrano nell’ambito del progetto di filiera agro-alimentare 100% italiana promossa dall’organizzazione degli agricoltori attraverso il modello della vendita diretta.
Il vino biologico, al fine di catturare la domanda da parte dei consumatori, deve essere tale che i suoi standard di qualità si differenzino dal vino convenzionale, altrimenti è difficile che questo prodotto incontri più estimatori in virtù del fatto che tra i vini convenzionali “made in Italy” ce ne sono molti di assoluta eccellenza. E’ questa, in estrema sintesi, la posizione della Coldiretti sul vino biologico in concomitanza con la discussione, in sede Ue, della proposta di regolamento del vino “bio”.
Cosa portano gli italiani a casa come souvenir acquistato, al ritorno dalle vacanze, nel luogo di villeggiatura? Ebbene, in accordo con quanto rende noto la Coldiretti in base ad un sondaggio online condotto sul proprio sito Internet, quasi sei italiani su dieci acquistano come souvenir nel luogo di vacanza un regalo alimentare, ovverosia un prodotto tipico del territorio. La percentuale, per la precisione, è pari al 58%, mentre al secondo posto, con una percentuale del 25%, c’è chi come souvenir acquista un prodotto artigianale come ad esempio un oggetto in legno oppure in ceramica.
Il Gruppo Cariparma FriulAdria e la Coldiretti hanno annunciato un importante accordo a sostegno delle imprese agricole per quel che riguarda sia la produzione di energie alternative dalle fonti rinnovabili, sia per promuovere l’attività della vendita diretta, ovverosia quella cosiddetta “a chilometri zero” che, allo stesso modo, è orientata all’abbattimento delle emissioni visto che nel passaggio dal campo alla tavola i prodotto agroalimentari percorrono distanze brevissime rispetto alle tonnellate di petrolio bruciate per far arrivare dall’estero i prodotti importati.
Non solo pasta, pane e carote segnano nel nostro Paese ricarichi record nel passaggio dal campo alla tavola. Anche gli agrumi “made in Italy“, infatti, sono oggetto di ricarichi record lungo la filiera che, in base a quanto rende noto la Coldiretti, sono pari a ben il 625%. A farne le spese è da un lato il produttore agricolo e dall’altro il consumatore; il produttore agricolo, infatti, incassa pochi centesimi di euro per un prodotto che poi al banco della frutta viene venduto in euro al chilo. E così, a fronte dei 0,20 euro al chilo pagati all’agricoltore per le arance tarocco, i consumatori poi le vanno a pagare a 1,45 euro al chilo.
Nel nostro Paese, a seguito di una decisione da parte del Consiglio di Stato lo scorso mese di gennaio, si rischia l’avvio di coltivazioni di mais transgenico con semi ogm che, tra l’altro, sono stati ritenuti pericolosi, e quindi proibiti, in Paesi come la Francia e la Germania. Trattasi, in accordo con quanto riporta la Coldiretti, del mais MON 810, sul quale dopo alcuni anni nei Paesi citati è stato imposto lo stop alle coltivazioni sia per effetto delle dispersioni sul territorio con conseguente contaminazione delle coltivazioni ogm-free, sia in scia all’acquisizione di informazioni riguardanti effetti negativi all’apparato intestinale da parte dei consumatori.
Se necessario, la Coldiretti in materia di coltivazioni sul territorio italiano libere dagli Ogm, gli organismi geneticamente modificati, utilizzerà lo strumento del referendum al fine di far esprimere il voto degli agricoltori. A darne notizia è stato il presidente dell’Organizzazione Sergio Marini, dopo che una sentenza del 19 gennaio scorso, da parte del Consiglio di Stato, ha dato, contrariamente al parere contrario del Ministero per le Politiche Agricole, il via libera alla coltivazione del mais Ogm.
Nel Vecchio Continente le prime cinque grandi catene della grande distribuzione organizzata “controllano” oltre il 70% della quota di mercato della vendita di alimentari. A metterlo in evidenza è stata la Coldiretti e la DBV, associazione degli agricoltori tedesca, dopo che i rispettivi presidenti si sono riuniti per fare il punto della situazione. La forte concentrazione del mercato in mano a pochi attori, immancabilmente, provoca dei comportamenti e delle pratiche commerciali che ledono la concorrenza, e che mettono l’agricoltore in una forte posizione di debolezza nella catena produttiva.
Lo scorso anno, in materia di sicurezza alimentare, le ispezioni ed i controlli effettuati sul cibo hanno superato in Italia la quota del milione. A sottolinearlo è stato Sergio Marini, Presidente della Coldiretti, il quale ha di conseguenza sottolineato come questa attività abbia garantito il primato europeo della qualità a favore dei consumatori e delle imprese. Ma chi si occupa dei controlli? Ebbene, proprio l’Organizzazione degli agricoltori spiega che ad occuparsi di verifiche e di ispezioni siano i Nas dei Carabinieri, l’Agenzie delle Dogane e l’ICQ, Istituto Controllo Qualità.
Siete stanchi di pagare in euro al chilo i prodotti agro-alimentari, nei supermercati, che i grossisti vendono alla grande distribuzione organizzata dopo averli pagati agli agricoltori in centesimi di euro al chilo? Ebbene, molto presto sul territorio nazionale partirà ufficialmente la rete che, con il modello della vendita diretta, taglierà le intermediazioni della filiera, spesso inefficiente come s’è visto negli ultimi due anni, e garantirà anche cibi a “chilometri zero“, ovverosia che percorrono brevi distanze per arrivare dal campo alla tavola.
A livello internazionale il termine “bolognese” è uno tra i più sfruttati abusivamente per indicare alimenti e pietanze che nulla hanno a che fare con la tradizione “made in Italy”. A farlo presente è la Coldiretti che al riguardo ha stilato la classifica delle ricette italiane che risultano essere tra le più taroccate al mondo. A primeggiare ci sono proprio gli spaghetti alla bolognese, serviti all’estero non con il classico ed inimitabile ragù cucinato come si deve, ma in maniera “tarocca” con polpettine e sugo di pomodoro. Ma c’è anche la pasta alla norma, servita non con la ricotta salata, ma con il formaggio grattugiato.
E’ vero che lo scorso anno, come comunicato in via definitiva dall’Istat, l’inflazione si è attestata in Italia sui minimi degli ultimi cinquanta anni allo 0,8%, ma poi andando ad analizzare i singoli capitoli di spesa si scopre che quello che compriamo tutti i giorni, ovverosia i generi alimentari, sono aumentati nel 2009 più del doppio con tutto quel che ne è scaturito per le nostre tasche. Nel dettaglio, l’inflazione per i generi alimentari nel 2009 è stata dell’1,8%, e questo nonostante si sia contestualmente registrato un calo sensibile dei prezzi all’origine.
In ambito UE si è deciso di raddoppiare i livelli consentiti di contaminazione da aflatossine nelle nocciole e, in generale, sulla frutta secca. A darne notizia con estrema preoccupazione è la Coldiretti, la quale in particolare sottolinea come l’industria italiana utilizzi una nocciola su tre proveniente dalla Turchia, un Paese che si è “distinto” proprio per problemi legati alla contaminazione da aflatossine. E così, si rischia di vedere in commercio, anche nel nostro Paese, nocciole, mandorle, pistacchi e arachidi con livelli di contaminazione da aflatossine che potrebbero mettere a rischio la salute dei consumatori, visto che ci sono esperti che rilevano effetti che sono potenzialmente cancerogeni.
Nella Regione Veneto è tempo di “federalismo” alimentare. Sul territorio, infatti, diventerà in futuro operativa, in materia di prodotti agricoli, la Legge regionale a chilometri zero, un provvedimento che è stato approvato dalla Giunta e che punta a promuovere la qualità e l’eccellenza del territorio veneto con ricadute positive anche sull’abbattimento delle emissioni. Al riguardo, la Coldiretti ha accolto con un plauso l’approvazione delle Legge per la quale, tra l’altro, s’è fatta promotrice di una raccolta di firme, visto che la “consueta” spesa alimentare che facciamo è tale che ogni pasto prima di arrivare a tavola percorre mediamente la bellezza di 1.900 chilometri.