Durante le vacanze per gli italiani, ma anche per i turisti stranieri, in materia di prodotti enogastronomici incombe purtroppo il cosiddetto rischio “tarocco”. A sostenerlo è infatti la Coldiretti nel sottolineare come lungo tutta la penisola si moltiplichino i cosiddetti “menù acchiappa turisti“, ma anche i falsi souvenir di prodotti tipici. Si rilevano infatti casi di vere e proprie ricette “violentate” come ad esempio la cotoletta alla milanese che viene preparata dai “taroccatori” con la carne di maiale o quella di pollo al posto della carne di vitello.
Nel corrente mese di luglio 2010 molti pensionati in Italia hanno già percepito la cosiddetta “quattordicesima“, una somma aggiunta che va ad integrare il reddito da pensione di chi percepisce importi bassi. Ma la somma aggiuntiva percepita a quanto deve ammontare? Ebbene, al riguardo la Coldiretti spiega che innanzitutto per ottenere le quattordicesima occorre rispettare il requisito anagrafico che è quello dei 64 anni compiuti entro la data del 31 luglio 2010; per i pensionati che, invece, compiono i 64 anni nei mesi successivi a tale data, l’Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale (Inps) nei giorni scorsi ha fatto presente come i pagamenti scatteranno a favore dei pensionati aventi diritto in una fase successiva.
Con la recente approvazione da parte del Governo della manovra economica è arrivata la “stretta” anche sul percepimento dell’assegno di invalidità civile. Per le domande presentate a partire dallo scorso 1 giugno 2010, la percentuale minima di invalidità per ottenere l’assegno non è più pari al 74%, ma all’85%, mentre restano invariati tutti gli altri requisiti relativi alla condizione di inoccupato ed al rispetto dei limiti di reddito. Per le domande presentate prima dell’1 giugno 2010, invece, la percentuale minima di invalidità rimane quella del 74%.
Per chi non vuole rinunciare la mattina a bere un bel bicchiere di latte fresco, al giusto prezzo e rigorosamente a “chilometri zero“, nel nostro Paese ci sono ben 1.200 distributori che risultano essere direttamente gestiti dai produttori agricoli. A darne notizia è la Coldiretti nel mettere in risalto come nell’ultimo anno i distributori alla spina di latte fresco nel nostro Paese siano cresciuti del 20% contribuendo ad offrire al consumatore un prodotto fresco e genuino, ma anche al giusto prezzo evitando acquisti presso i canali di vendita tradizionali dove i ricarichi di prezzo nel passaggio dal campo alla tavola arrivano fino al 300%.
Per far quadrare a fine mese i conti, relativamente alla spesa di tutti i giorni, la prassi comune è quella di andare a fare la spesa una volta la settimana, oppure ogni quindici giorni, presso i grandi centri commerciali. Ma generi alimentari come la frutta, la verdura, carne, formaggi e conserve si possono acquistare risparmiando ancora di più presso i cosiddetti farmer’s market, i mercati direttamente gestiti dagli agricoltori che garantiscono prodotti freschi, genuini, a “chilometri zero” in quanto prodotti sul territorio, ed al giusto prezzo.
In Lombardia arrivano i “pacchi familiari a km zero” per combattere e contrastare il carovita e per far fronte alla crisi che continua a pesare sullo stile di vita e sul budget mensile delle famiglie. Trattasi, nello specifico, della spesa sociale a km zero che arriva nella Regione grazie ad un accordo tra la Coldiretti da un lato e l’Associazione nazionale delle Famiglie numerose dall’altro dopo una prima fase sperimentale che a Milano ha interessato quasi trenta nuclei familiari. L’obiettivo, secondo il classico modello della vendita diretta, è quello di far acquistare alle famiglie prodotti freschi e genuini con un risparmio dell’ordine del 30%.
Per il solo pranzo di Pasqua gli italiani hanno speso quest’anno la bellezza di 1,3 miliardi di euro. A rilevarlo è la Coldiretti nel sottolineare come puntualmente gli italiani si ritrovino in media dopo le abbuffate pasquali con un aumento di peso pari ad un chilo; d’altronde basti pensare che sono stati consumati 40 milioni di uova di cioccolato, 400 milioni di uova di gallina per preparare i dolci fatti in casa, e 10 milioni di chilogrammi di carne di agnello. E così gli italiani si trovano con un chilo di più ma nel rapporto di quattro su dieci anche “impreparati” alla prova costume in vista della stagione estiva/balneare.
Per chi ancora non avesse acquistato i generi alimentari per il pranzo di Pasqua, la Coldiretti ha colto l’occasione per ricordare come la preparazione di un menù “a chilometri zero” contribuisca ad abbattere le emissioni, rispettando così l’ambiente, ma anche a risparmiare grazie al modello della vendita diretta che taglia le intermediazioni, abbatte i prezzi ed offre prodotti freschi e di qualità al giusto prezzo. A tal fine sono ben seicento i mercati agricoli di Campagna Amica sparsi su tutto il territorio nazionale al fine, tra l’altro, di non darla vinta ai carburanti che non fanno altro che aumentare sistematicamente di prezzo.
I consumatori europei sono sempre di più diffidenti nel considerare il consumo di prodotti alimentari da coltivazioni con organismi geneticamente modificati (ogm) al pari di quelli tradizionali. E diminuendo la domanda da parte dei consumatori, anche le produzioni in tutto il Vecchio Continente sono destinate a segnare il passo. Non a caso, in accordo con quanto riporta la Coldiretti, nel 2009 per quel che riguarda le coltivazioni biotech c’è stata una storica inversione di tendenza con un secco -12% che per l’Organizzazione degli agricoltori rappresenta in tutto e per tutto un flop per gli ogm.
Per mangiare un panino “sostanzioso” fuori casa non è necessario recarsi presso il fast food “made in Usa”. In accordo con quanto rende noto la Coldiretti, infatti, nasce nel nostro Paese, ed è 100% made in Italy, il primo burger di razza. Per gli amanti del panino fuori casa ecco il panino “gourmet” con carne di razza bovina marchigiana; il pane è rigorosamente tipico e prodotto sul territorio regionale, mentre la cipolla e l’insalata per farcirlo arrivano direttamente dal Mercato di Campagna Amica, ovverosia i mercati che rientrano nell’ambito del progetto di filiera agro-alimentare 100% italiana promossa dall’organizzazione degli agricoltori attraverso il modello della vendita diretta.
Il vino biologico, al fine di catturare la domanda da parte dei consumatori, deve essere tale che i suoi standard di qualità si differenzino dal vino convenzionale, altrimenti è difficile che questo prodotto incontri più estimatori in virtù del fatto che tra i vini convenzionali “made in Italy” ce ne sono molti di assoluta eccellenza. E’ questa, in estrema sintesi, la posizione della Coldiretti sul vino biologico in concomitanza con la discussione, in sede Ue, della proposta di regolamento del vino “bio”.
Cosa portano gli italiani a casa come souvenir acquistato, al ritorno dalle vacanze, nel luogo di villeggiatura? Ebbene, in accordo con quanto rende noto la Coldiretti in base ad un sondaggio online condotto sul proprio sito Internet, quasi sei italiani su dieci acquistano come souvenir nel luogo di vacanza un regalo alimentare, ovverosia un prodotto tipico del territorio. La percentuale, per la precisione, è pari al 58%, mentre al secondo posto, con una percentuale del 25%, c’è chi come souvenir acquista un prodotto artigianale come ad esempio un oggetto in legno oppure in ceramica.
Il Gruppo Cariparma FriulAdria e la Coldiretti hanno annunciato un importante accordo a sostegno delle imprese agricole per quel che riguarda sia la produzione di energie alternative dalle fonti rinnovabili, sia per promuovere l’attività della vendita diretta, ovverosia quella cosiddetta “a chilometri zero” che, allo stesso modo, è orientata all’abbattimento delle emissioni visto che nel passaggio dal campo alla tavola i prodotto agroalimentari percorrono distanze brevissime rispetto alle tonnellate di petrolio bruciate per far arrivare dall’estero i prodotti importati.
Non solo pasta, pane e carote segnano nel nostro Paese ricarichi record nel passaggio dal campo alla tavola. Anche gli agrumi “made in Italy“, infatti, sono oggetto di ricarichi record lungo la filiera che, in base a quanto rende noto la Coldiretti, sono pari a ben il 625%. A farne le spese è da un lato il produttore agricolo e dall’altro il consumatore; il produttore agricolo, infatti, incassa pochi centesimi di euro per un prodotto che poi al banco della frutta viene venduto in euro al chilo. E così, a fronte dei 0,20 euro al chilo pagati all’agricoltore per le arance tarocco, i consumatori poi le vanno a pagare a 1,45 euro al chilo.