Inizia a dare segnali di ripresa la produzione industriale in Italia. Secondo l’ultima ricerca dell’Istat, l’Istituto nazionale di statistica, la produzione industriale a gennaio è cresciuta del 2,6% su base mensile, anche se su base annua si registra ancora un calo che raggiunge il 3,3%. Comunque un dato migliore del mese precedente, dicembre, quando su base mensile c’era stato un calo dello 0,2%. Secondo il responsabile dell’indagine dell’Istituto di statistica, si tratta del primo dato tendenziale positivo dall’aprile del 2008 ed è anche un segnale importante e significativo che l’industria nazionale si trova nella fase finale del tunnel della recessione.
L’inflazione non preoccupa, né in Italia né in Europa. E’ questo il risultato degli ultimi dati rilevati dall’Istat, l’Istituto italiano di statistica e da Eurostat, l’Istituto di statistica dell’Unione Europea. In Italia secondo le prime stime l’indice Nic dei prezzi al consumo è salito a febbraio dello 0,1% su base mensile e dell’1,2% su base annua, leggermente meno delle previsioni degli analisti. A gennaio l’indice Nic aveva mostrato un rialzo dei prezzi dello 0,1% in termini congiunturali ed era salito dell’1,3% su base annua. Sempre a febbraio, secondo le prime stime, l’indice armonizzato Ipca è risultato invariata rispetto a gennaio mentre è salito dell’1,1% su base annua.
E’ andata male nel 2009 ma le cose sono migliorate col finire dell’anno e nel 2010 ci sarà la ripresa. Potrebbero sintetizzarsi così i dati sull’andamento dell’industria in Italia lo scorso anno. Secondo le ultime rilevazioni dell’Istat, l’Istituto nazionale di statistica, mediamente nell’intero anno è andata male, il fatturato dell’industria è crollato del 18,7% nel 2009 rispetto al 2008 mentre gli ordinativi sono precipitati facendo segnare un calo del 22,4% sempre rispetto al precedente anno. Secondo l’Istat il crollo degli ordinativi è da imputare a cali tendenziali del 21,7% sul mercato nazionale e del 23,7% su quelli esteri.
Sorpasso mancato. Il Giappone si salva e difende il secondo posto mondiale per valore totale della produzione interna lorda dall’attacco della Cina. Nel quarto trimestre dell’anno il Pil nipponico è salito dell’1,1% rispetto al trimestre precedente e del 4,6% rispetto allo stesso periodo del 2008. Un risultato che ha battuto le stime degli analisti che si attendevano una crescita dell’1% nell’ultimo quarto dell’anno. Grazie all’aumento riportato nell’ultimo trimestre il Giappone resta comunque la seconda economia mondiale con un Pil nominale di 5.075 miliardi di dollari ed evita così il sorpasso della Cina, .
Secondo la consueta indagine trimestrale della Banca Centrale Europea (Bce), le economie dei Paesi dell’Eurozona continuano a mostrare un costante miglioramento nella crescita. Ma se le prospettive nel breve termine appaiono favorevoli, resta un fondo d’incertezza sulla potenza della ripresa economica.
Mentre appare tutto sotto controllo dal lato prezzi. L’inflazione segnala lievi aumenti ma al momento non da segnali di preoccupazione, restando a valori moderati. Due invece sono le preoccupazioni principali del board della Bce, gli squilibri di bilancio notevoli e in netto incremento dei vari paesi e la disoccupazione.
Il calo occupazionale continua ad essere il tallone di Achille della debole ripresa dell’economia. Se il mercato del lavoro non invertirà la marcia in Europa e in Usa e non si tornerà a creare velocemente posti di lavoro, il rischio è che la fragile ripresa possa arrestarsi con la possibilità di un double dip, ovvero di una ricaduta dell’economia mondiale. Secondo Eurostat a dicembre nell’Eurozona il tasso di disoccupazione e’ salito al 10% contro un tasso del 9,9% a novembre. Nell’ultimo mese dell’anno sono stati persi altri 87mila posti di lavoro contro la perdita di 102mila posti di lavoro di novembre.
Secondo il Fondo Monetario Internazionale la ripresa economica è partita ed è più forte del previsto, ma sarà lenta rispetto alle precedenti uscite dalle recessioni, anche perché questa è stata la più profonda dagli anni ’30. Su questa convinzione l’Fmi ha aggiornato al rialzo le sue previsioni economiche. In particolare, l’istituto di Washington prevede ora che il Pil mondiale crescerà quest’anno del 3,9%, con un miglioramento dello 0,8% rispetto alle stime fatte a ottobre scorso. La crescita per il 2011 sale invece dello 0,1% al 4,3%. Per l’Italia l’Fmi ritiene possibile una crescita dell’1% nel 2010.
Dal Fondo Monetario Internazionale (Fmi), arrivano notizie confortanti sulla crescita economica mondiale. Secondo Dominique Strauss-Kahn direttore generale del Fondo, la ripresa globale appare più forte del previsto con una crescita che nel 2010 andrà oltre le previsioni dell’Fmi, che aveva previsto un tasso di sviluppo medio del 3%. Anche se, ha aggiunto il n.1 del Fondo, la situazione resta fragile e la forza del recupero varia nei diversi paesi e la maggior parte delle economie avanzate è probabile che stenti a decollare, perché ancora alcune dipendono dal sostegno dei governi.
L’ultimo mese dell’anno è stato infausto per il mercato del lavoro, di qua e di là dall’Atlantico. Negli Stati Uniti la disoccupazione è tornata a crescere con 85mila posti persi nell’ultimo mese dell’anno, un dato che porta i senza lavoro americani al 10%. In Europa, nei 16 Paesi che hanno adottato l’euro, i senza lavoro a dicembre sono saliti a 15 milioni e 700mila, con una percentuale media del 10%. La stagnazione del mercato del lavoro può riflettersi sulla ripresa dell’economia ancora fragile, e portare nell’Eurozona a una domanda per consumi debole e stagnante per tutta la prima metà del 2010.
In Italia si moltiplicano i segnali di ripresa dell’economia. Nel terzo trimestre del 2009 il prodotto interno lordo (Pil) nel nostro Paese è aumentato dello 0,6% rispetto al trimestre precedente ma è diminuito del 4,6% rispetto allo stesso periodo del 2008. Un dato comunque superiore alle attese degli economisti che si aspettavano una crescita mensile più bassa e un trend annuale peggiore. Un dato confortante specialmente se confrontato con le alte realtà economiche industrializzate. Infatti in relazione agli altri Paesi industrializzati l’Italia ha mostrato più forti segni di miglioramento.
L’economia mondiale segna un punto a favore dell’uscita dalla recessione, nonostante i segnali non siano sempre del tutti univoci; qualche dubbio ancora permane tra gli economisti, in special modo sui tempi dell’uscita dalla crisi economica. Tuttavia i 30 paesi che costituiscono l’area Ocse nel terzo trimestre sono in miglioramento.
Torna a crescere il prodotto interno lordo in Europa. Erano alcune trimestri che l’economia non riusciva a mettere a segno un valore positivo, ma nel terzo quarto dell’anno il Pil nella zona dei Paesi che hanno adottato l’euro, è salito dello 0,4% rispetto al secondo trimestre, e dello 0,2% nell’insieme dell’Unione Europea.