Nel nostro Paese ci sono quattro italiani su dieci che ogni anno non hanno abbastanza soldi per potersi permettere di trascorrere una settimana lontani da casa. Ad affermarlo è il Codacons che, anche per tale ragione, invita il Governo a stanziare risorse al fine di aiutare i nuclei familiari a tirarsi fuori dalla crisi. Le affermazioni dell’Associazione giungono in concomitanza con il rilascio dei dati dell’Istituto Nazionale di Statistica (Istat) sul turismo, da cui è emerso che lo scorso anno i cittadini italiani hanno tagliato in termini numerici sia le vacanze brevi, sia i viaggi con finalità di vacanza.
Come hanno vissuto e come stanno vivendo in Lombardia la crisi i cittadini della Regione? Ebbene, al riguardo la Commercio di Monza e Brianza, avvalendosi della collaborazione di Ref -Ricerche per l’economia e la finanza, ha effettuato un’indagine dal titolo “Famiglia e risparmio: la risposta italiana alla crisi“, da cui è emerso come lo scorso anno anche in Lombardia molte famiglie per superare le difficoltà congiunturali abbiano in certi casi rotto il salvadanaio.
Per rilanciare il nostro Paese serve una scossa all’economia. Ad affermarlo ed a ribadirlo in data odierna, dopo il rilascio dei dati Istat preliminari sull’inflazione di gennaio 2010, è stata la Confesercenti, la quale in particolare ha sottolineato come i prezzi, l’occupazione e le imprese siano gelati dalla crisi economica, dalla quale si può uscire solamente intervenendo in maniera urgente, e con determinazione, a sostegno dei consumi, del lavoro e dell’imprenditoria al fine di dare una prospettiva di crescita al nostro Paese.
Negli ultimi due anni la crisi finanziaria ed economica ha avuto un impatto fortemente negativo per il sistema moda italiano, penalizzato sia dal calo sensibile delle esportazioni, sia da fenomeni interni di concorrenza sleale. Settori quali il tessile, la pelletteria, la concia, le calzature e l’abbigliamento rimangono comunque per il nostro Paese e agli occhi del mondo dei settori strategici che generano sul totale nazionale delle quote di fatturato rilevanti, ragion per cui occorre definire un piano di rilancio dell’Italian Style.
Qual è lo stato di salute nel nostro Paese per le piccole e le micro imprese del commercio, e quali sono le prospettive per l’anno in corso dopo che nel 2009 sono state alcune decine di migliaia i negozi che in tutta Italia hanno chiuso i battenti? Ebbene, in merito si è espressa la Confesercenti, la quale prevede che di questo passo si rischiano anche quest’anno nuove chiusure in virtù del fatto che per i piccoli negozi il quadro complessivo rimane preoccupante a causa del calo delle vendite.
Dopo le 46 mila domande rilevate nello scorso mese di ottobre, alla fine di novembre 2009 erano salite a quota 84 mila le domande relative alla richiesta di sospensione delle rate dei mutui, dei finanziamenti e dei leasing, da parte delle piccole e medie imprese, nell’ambito dell’avviso comune sulla moratoria del debito. A darne notizia è l’ABI, Associazione Bancaria Italiana, precisando che al 30 novembre del 2009 le domande presentate ammontavano, per la precisione, a 84.298 a fronte di richieste di moratoria per finanziamenti in essere pari a complessivi 27,5 miliardi di euro.
Per ben quindici milioni di italiani si potrà uscire dalla crisi economica nell’arco dei prossimi sei, massimo dodici mesi; è questo, infatti, uno dei dati interessanti emersi da un sondaggio a cura di Confesercenti-Swg. In particolare, dal campione interpellato è emerso come per il 7% degli italiani basteranno sei mesi per tirarci fuori da questa difficile situazione congiunturale, mentre per il 24% ne usciremo nel corso della seconda metà del 2010.
In data odierna l’Istat, Istituto Nazionale di Statistica, ha reso nota la consueta rilevazione mensile sulle vendite al dettaglio, caratterizzate in Italia da una situazione di vera e propria stagnazione visto che nell’ottobre scorso, rispetto al mese precedente, sono rimaste invariate. Pur tuttavia, il dato dell’Istat, se letto più approfonditamente, evidenzia come la variazione nulla sia frutto di un aumento delle vendite al dettaglio per la grande distribuzione, ed una contestuale caduta delle vendite per i commercianti sulle piccole superfici, ovverosia i tantissimi piccoli negozi che in Italia vendono prodotti alimentari e non.
Quest’anno, ancor di più rispetto al passato, cresce l’esigenza degli italiani di fare regali rigorosamente “utili”, ma anche di risparmiare facendo nel contempo bella figura; anche per questo è atteso un vero e proprio boom di regali agro-alimentari a partire proprio dal classico e tradizionale cesto “doc” che poi verrà consumato a tavola durante le feste. Non a caso, da un recente sondaggio online della Coldiretti è emerso che quasi quattro italiani su dieci come regalo sotto l’albero vorrebbero ricevere proprio quello enogastronomico.
Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi. Anche quest’anno in Italia la tradizione sarà rispettata, visto che oltre nove italiani su dieci trascorreranno la Vigilia di Natale a casa con i propri familiari e/o con parenti ed amici. In ogni caso, secondo una rilevazione a cura di Confesercenti-Swg, il Natale a casa non sarà per tutti visto che c’è un 2% di popolazione che lo trascorrerà in vacanza, e addirittura un altro 2% che è impegnato con il lavoro.
Saranno quasi dieci milioni quest’anno gli italiani che tra Natale e Capodanno andranno in vacanza; ad affermarlo è la Federalberghi in base ad un’indagine condotta avvalendosi a livello tecnico del supporto dell’Istituto Dinamiche. Trattasi di un ottimo dato se si considera che tale stima individua un incremento di vacanzieri natalizi del 20% rispetto allo scorso anno, ma dall’indagine sono emerse sia luci, sia qualche ombra.
La disoccupazione in Italia è destinata a crescere nel breve termine. Ad affermarlo in queste ultime settimane sono stati molti economisti, e puntualmente in data odierna è arrivata la “mazzata” dell’Istat, Istituto Nazionale di Statistica, comunicando in merito il dato aggiornato allo scorso mese di ottobre.
Il ministro per l’attuazione del programma di governo, Gianfranco Rotondi, ha formulato la proposta di abolire la pausa pranzo, o quantomeno di renderla facoltativa al fine di permettere, tra l’altro, ai lavoratori di uscire un’ora prima.
Il colonialismo nel mondo dovrebbe essere finito da un pezzo, ma sul nostro pianeta si registrano casi di veri e propri furti ai danni dei Paesi poveri; è il fenomeno del “land grabbing”, che consiste nell’accaparramento, ai danni dei Paesi poveri, di terre praticamente acquisite a costo zero o in cambio di promesse che poi non vengono mantenute.