La domanda di disoccupazione agricola deve essere presentata dai lavoratori aventi diritto entro il 31 marzo dell’anno successivo a quello per cui si chiede l’indennità. A farlo presente è l’Inps, Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale, nel precisare come trattasi di una prestazione che viene riconosciuta a quegli operai che, impegnati in agricoltura, risultano essere iscritti negli elenchi nominativi dei lavoratori agricoli. In particolare, la disoccupazione agricola, la cui domanda deve essere presentata attraverso un modello apposito presso un ufficio Inps, o avvalendosi di un Patronato, viene riconosciuta in termini di numero di giornate lavorate e comunque per massime 365 giornate all’anno.
Ai lavoratori dipendenti del settore non agricolo che hanno cessato il rapporto di lavoro, e che hanno un’età superiore ai 50 anni a partire dalla data di licenziamento, spetta un’indennità ordinaria di disoccupazione pari a 12 mesi. A farlo presente è l’Inps, Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale, nel precisare invece come il beneficio dell’indennità di disoccupazione ordinaria spetti in misura ridotta, e pari ad otto mesi, nel caso in cui il lavoratore licenziato abbia al momento della cessazione del rapporto di lavoro un’età inferiore ai 50 anni.
Molto spesso quando si è alla ricerca frenetica di lavoro si mandano curriculum a raffica un po’ ovunque nella speranza che qualcuno risponda. Purtroppo le percentuali di risposta non sempre sono alte; ciò spesso non è dovuto magari ad una lettera di presentazione poco efficace, o ad un curriculum che non possa ritenersi importante, ma al fatto che l’impresa sovente adotta dei criteri di selezione discutibili, basati non sulla valutazione del merito e delle capacità, ma sulle “segnalazioni” anche per perdere meno tempo. Con la conseguenza che molto spesso i giovani più bravi “scappano” all’estero in cerca di un lavoro che di sicuro li aspetta.
Nello scorso mese di febbraio 2010 le domande per disoccupazione e mobilità hanno fatto registrare una diminuzione, mentre è cresciuto il ricorso alla cassa integrazione straordinaria. E’ questa, in estrema sintesi, la fotografia scattata dall’Inps, l’Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale che, in particolare, ha precisato che le ore di cassa integrazione autorizzate a febbraio sono state complessivamente 95 milioni; di queste, 38 milioni sono state di cassa integrazione straordinaria, che supera la ordinaria con 37,4 milioni, mentre la cassa integrazione in deroga ha fatto registrare un monte ore autorizzate pari a 19,6 milioni.
Nello scorso mese di gennaio i consumi delle famiglie italiane sono cresciuti dell’1,4% rispetto allo stesso mese del 2009, ma hanno fatto registrare una contrazione dello 0,3% rispetto allo scorso mese di dicembre. Sono queste le risultanze dell’ICC, l’Indicatore dei Consumi della Confcommercio, la quale di conseguenza sottolinea come nel nostro Paese tra le famiglie in materia di consumi prevalga tuttora un clima sia di incertezza, sia di prudenza anche e soprattutto per effetto dello stato di difficoltà in cui versa il mercato del lavoro, per il quale le previsioni sono negative almeno fino al primo semestre di quest’anno.
In Toscana il flusso di richieste per quel che riguarda l’accesso alla cassa integrazione in deroga non sembra mostrare segnali di rallentamento. Ad affermarlo, in una lettera inviata al sottosegretario al lavoro, è stato l’assessore regionale all’istruzione, formazione e lavoro della Regione Toscana, il quale ha chiesto al Governo nuove risorse. Questo perché i fondi 2009 sono andati via via esaurendosi, mentre per l’anno in corso si stima che a copertura della cassa integrazione in deroga servano come minimo 150 milioni di euro.
C’è stata una fumata grigia per quel che riguarda la vertenza Alcoa. Il colosso americano dell’alluminio, fermamente intenzionato a chiudere due stabilimenti, quello sardo di Porto Vesme, e quello di Fusina nella Regione Veneto, resterà di sicuro in Italia, garantendo la produzione, per altri sei mesi. E’ questo infatti il periodo di tempo concordato affinché si trovi una soluzione per una vicenda che rischia di lasciare senza lavoro tante persone, e che sancirebbe l’addio di un’altra multinazionale dal nostro territorio che dal punto di vista degli insediamenti industriali rischia la desertificazione.
Per i co.co.pro., i lavoratori con un contratto a progetto nella Regione Emilia-Romagna, arrivano gli assegni formativi; l’Amministrazione regionale ha infatti stanziato due milioni di euro per l’assegnazione di voucher formativi ai co.co.pro che, prestanti collaborazione con aziende colpite dalla crisi, sono rimasti senza occupazione. L’iniziativa è finalizzata a permettere la riqualificazione professionale dei lavoratori con un contratto a progetto che risiedono nella Regione Emilia-Romagna e che, all’atto della presentazione della domanda, entro e non oltre le ore 12 dell’1 marzo 2010, sono ancora disoccupati.
Rispetto ad un lavoratore italiano, per un immigrato il rischio di perdere il posto di lavoro, rimanendo quindi disoccupato, è più alto del 20% circa. A rilevarlo è la Camera di Commercio di Monza e Brianza che, sul territorio lombardo, ha fatto il punto sugli effetti che la crisi ha avuto sui dipendenti immigrati e sui piccoli imprenditori extracomunitari. Ebbene, lo scorso anno quasi 15 mila dipendenti immigrati, a causa della congiuntura difficile, non sono stati assorbiti dal sistema imprenditoriale lombardo, con il conseguente rischio di scivolare letteralmente nel sommerso e di ridurre drasticamente la propensione al consumo dei rispettivi nuclei familiari.
Nel 2009 la crescita economica in Italia è stata negativa; a “certificarlo” è stato l’Istat, l’Istituto Nazionale di Statistica, il quale ha reso noto che lo scorso anno la caduta del prodotto interno lordo è stata pari al 4,9%. Il dato di certo non sorprende visto che era ampiamente atteso dagli economisti e dal Governo, ed in linea tra l’altro con l’andazzo dei primi tre trimestri dello scorso anno. Anche nell’ultimo trimestre dello scorso anno, inoltre, c’è stata l’ennesima diminuzione congiunturale del prodotto interno lordo pari allo 0,2%, mentre su base tendenziale, ovverosia rispetto al mese di dicembre del 2008, la discesa è stata del 2,8%.
La crisi picchia duro in Italia anche sul comparto dell’artigianato. Ad affermarlo è Contribuenti.it - Associazione Contribuenti Italiani, sottolineando la necessità di estendere anche al settore delle arti e delle professioni le misure straordinarie anticrisi, compresi gli ammortizzatori sociali. L’Associazione, che monitora costantemente il settore attraverso “Lo Sportello del Contribuente“, infatti, fa presente come negli ultimi tre anni nel nostro Paese ben 52 mila botteghe artigiane abbiano abbassato le saracinesche.
Sono state 50 mila le persone oggi in corteo a Cagliari per lo sciopero generale nella Regione Sardegna proclamato dalla Cgil, Cisl e Uil. A darne notizia è la Cgil, rimarcando come una delle ragioni dello sciopero sia stata quella a sostegno della vertenza Alcoa, con i lavoratori che chiedono che gli impianti debbano rimanere in marcia. Al riguardo, la Segretaria Nazionale della CGIL, Susanna Camusso, rivolgendosi ai Ministri del Governo ha dichiarato che i lavoratori vogliono sapere cosa si sta facendo per evitare che le speranze dei lavoratori vengano cancellate.
Nello scorso mese di gennaio c’è stato un forte calo congiunturale delle domande di cassa integrazione. A farlo presente è l’Inps, Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale, precisando che il calo a gennaio rispetto a dicembre 2009 è stato del 17% con punte di flessione superiori al 20% per quel che riguarda la sola CIGO, ovverosia la cassa integrazione guadagni ordinaria. Meno ampia, ma pur sempre in calo, è stata la discesa delle ore di cassa integrazione in deroga con un -11,16% e quelle di cassa integrazione straordinaria con un -14,83%.