Luce verde nel corrente mese di gennaio per l’indice di fiducia dei commercianti italiani. Il dato, rilevato mensilmente dall’Isae, l’Istituto di Studi ed Analisi Economica, ha infatti registrato un balzo che, al netto della componente stagionale, è stato di oltre 14 punti, passando da 96,9 a 111,3, ovverosia su valori massimi che non si vedevano dal marzo del 2008. Il dato disaggregato, inoltre, mette in evidenza una forte crescita della fiducia dei commercianti nella distribuzione moderna, ovverosia la grande distribuzione organizzata, dove si è passati da un valore di 84,8 a 105,2, mentre per la distribuzione tradizionale l’incremento è stato pari a poco più di dieci punti, da 109,1 a 119,3.
A dicembre la fiducia dei consumatori in Italia è cresciuta portandosi sui valori massimi dal febbraio del 2002. A riportarlo è l’Associazione Adoc che, pur tuttavia, “bolla” come curiosa e contraddittoria la tendenza rilevata dall’Istituto di Studi ed Analisi Economica visto che appare nettamente scorrelata allo scenario attuale, caratterizzato dalla caduta dell’occupazione e dalla contrazione dei consumi che è destinata a ripercuotersi anche sugli acquisti natalizi.
Ad ottobre in Italia la fiducia dei commercianti ha segnato il passo, portandosi sui valori minimi segnati nello scorso mese di marzo. A rilevarlo è l’Isae, Istituto di Studi ed Analisi Economica, sottolineando in particolare come l’indice di fiducia registri cali più marcati per la grande distribuzione.
Ad agosto 2009 la fiducia dei consumatori in Italia ha fatto registrare una sensibile crescita, con l’indice elaborato dall’Isae, l’Istituto di Studi ed Analisi Economica, che è passato da quota 107,5 a 111,8, nuovo massimo dal mese di marzo del 2007. Il dato mette in evidenza come anche nel nostro Paese, in linea con quanto sta avvenendo su scala internazionale, la congiuntura economica sia in via di miglioramento.
Rispetto ai mesi scorsi si sta rilevando su scala globale un rallentamento della caduta dell’attività economica, e lo stesso dicasi per l’Italia, il cui punto di svolta per la crescita può essere individuato tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno. Ma la ripresa sarà lenta e graduale, al punto che per il 2010 il nostro Paese dovrà accontentarsi di una crescita del prodotto interno lordo dello 0,2%.
Nel corrente mese di giugno 2009 la fiducia dei consumatori in Italia è balzata sui massimi dal mese di dicembre del 2007. A rilevarlo è l’ISAE, Istituto di Studi ed Analisi Economica, precisando che l’indicatore, dal valore di 104,9 di maggio, si è portato in questo mese a quota 105,4.
Anche nel mese di febbraio è proseguita in Italia la fase di recupero dell’indice di fiducia dei consumatori, attestandosi a quota 104,1 rispetto al valore di 102,6 rilevato nello scorso mese di gennaio. Ad annunciarlo è l’ISAE, Istituto di Studi e Analisi Economica, sottolineando come l’indicatore sia ritornato sui valori massimi dal dicembre del 2007.
In Italia l’allarme sui prezzi sembra destinato nei prossimi mesi a rientrare; la percezione dei consumatori rispetto agli incrementi degli ultimi dodici mesi è infatti migliorata, ma nello stesso tempo il clima di fiducia tende a peggiorare a causa del deterioramento del quadro congiunturale e dei rischi sempre più elevati riguardanti la possibile perdita del posto di lavoro.
I saldi estivi, ma anche tutto il settore turistico, hanno fatto registrare nell’estate di quest’anno una delle fasi peggiori degli ultimi decenni, in virtù del fatto che le famiglie italiane non solo sono sempre di più costrette a tirare la cinghia, ma sono portate per andare avanti anche a fare sempre di più ricorso all’indebitamento.
Nel mese di marzo ci sono stati rincari vertiginosi per i prezzi di pasta, pane, carne, ortaggi, frutta e latte. Al punto che il mese scorso, secondo i dati preliminari forniti dall’ISTAT - l’Istituto Nazionale di Statistica -, l’inflazione ha fatto registrare una variazione del 3,3%, la più alta dal settembre del 1996.
E’ molto alta in Italia la quota di individui i cui redditi familiari sono inferiori ai 2000 euro, e che quindi ritengono di non avere le risorse per condurre un’esistenza dignitosa: si tratta del 74% delle famiglie.