Il ministro per l’attuazione del programma di governo, Gianfranco Rotondi, ha formulato la proposta di abolire la pausa pranzo, o quantomeno di renderla facoltativa al fine di permettere, tra l’altro, ai lavoratori di uscire un’ora prima.
Sarà la crisi, sarà la voglia di mangiare sano, ma sono sempre di più gli italiani che al lavoro per la pausa pranzo consumano cibi e pietanze rigorosamente portati da casa; a metterlo in evidenza è la Coldiretti a conferma di come i lavoratori, anziché andare al fast food, optino per il cibo portato da casa nel rapporto di un italiano su cinque.
I buoni pasto presto saliranno a 10 euro. Il ministro Brunetta ha giudicato la proposta pertinente con l’attuale situazione del mercato e si è impegnato a sostenerla. E presto il Governo deciderà di adeguare la cifra del buono pasto come già hanno fatto altri Paesi in Europa di recente.
Il settore della ristorazione è vitale e attira nuove forze di lavoro, al punto che, nel 2007, a fronte di 18.244 chiusure di attività ne sono nate altre 22.218 con un bilancio in positivo di quasi quattro mila imprese. I consumatori possono così scegliere fra 3974 ristoranti e bar in più.
Un pasto medio (acqua, piatto di pasta, caffè e gelato) consumato nei bar o nelle mense costa mediamente 10,50 €, cioè 220,50 € al mese, il 4% in più dal 2007 e ben il 148% in più rispetto al 2001. E’ quanto rileva la Federconsumatori, sottolineando come siano di conseguenza sempre di più i consumatori che rinunciano alla “pausa pranzo”.
Chi consuma il pasto nei bar/mense si trova oramai a spendere, per acqua, un piatto di pasta, caffè e gelato, circa 9,40 euro, che mensilmente fanno circa 206,80 euro e che, se raffrontati con uno stipendio medio di 1.150 € al mese, sono pari a circa il 17,9% della retribuzione, il 7 % più rispetto al 2006.
I lavoratori che effettuano la pausa pranzo spendono in media oltre 200 euro al mese, visto che dai 8,85 euro al giorno del 2006 si è passati nel 2007 ad oltre 10 euro al giorno sulla base delle prime indicazioni che mettono in evidenza aumenti di oltre il 10%.