Quest’anno, e fino alla data del 30 giugno 2010, salvo proroghe, le famiglie con nuovi nati nel 2009, o con adozioni, possono richiedere il cosiddetto “prestito bebè“, ovverosia un finanziamento finalizzato ad aiutare le famiglie a far fronte alle spese, in presenza di nuovi nati, che spesso sono elevate. Il finanziamento è agevolato grazie al Fondo Nuovi Nati predisposto dal Governo con uno stanziamento che permette di stipulare un prestito fino a cinquemila euro, rimborsabile in massimo 60 rate, e ad un tasso che come minimo è dimezzato rispetto a quello medio proposto dal sistema bancario per i finanziamenti alle famiglie.
Sono tanti, parecchie decine ogni giorno, i lettori di VostriSoldi.it che ci chiedono se esiste ancora o se sarà istituito a breve il “bonus bebé”, ovverosia quella misura che negli anni scorsi, a favore dei nuovi nati, permetteva ai genitori di incassare un assegno una tantum da mille euro, direttamente presso l’ufficio postale. Ebbene, su scala nazionale il bonus bebé è e rimane non pervenuto, ma a livello locale i Comuni e le Regioni possono comunque mettere a punto misure che non sono proprio identiche al “bonus bebé“, ma riguardano in ogni caso il sostegno alla natalità.
Anche per quest’anno nel Comune di Roma le neomamme potranno risparmiare, fruire di sconti ed agevolazioni grazie alla Carta Bimbo, uno strumento di sostegno alla natalità attivo già da qualche tempo nella Capitale, ma che per il 2010 viene rinnovato con novità e nuovi vantaggi. La card, nello specifico, spetta a tutte quelle neomamme che partoriscono a Roma, e che tra l’altro quest’anno, oltre agli sconti, che sono stati ulteriormente “allargati”, offre anche la possibilità accedere allo strumento del microcredito per poter far fronte alle spese che spesso sono elevate quando c’è da crescere un bambino piccolo.
I prezzi dei beni e dei servizi ad elevata frequenza d’acquisto registrano spesso aumenti insostenibili, ma anche in concomitanza di lievi eventi, come la nascita di un figlio, bisogna far fronte ai rincari. La Federconsumatori, infatti, ha effettuato un’indagine sul caro-bebè, da cui è emerso come sia aumentata del 3-4% la spesa per mantenere un figlio nel suo primo anno di vita. Il rincaro è quindi 4-5 volte superiore al livello medio dell’inflazione che lo scorso anno, secondo le rilevazioni Istat, ha fatto registrare un +0,8% a fronte però di una crescita dei prezzi più che doppia per quel che riguarda i generi alimentari.
Si chiama “TuttoFamiglia“, ed è un servizio accessibile via Internet, ma anche via telefono, attraverso il numero verde gratuito dell’Inps, per restare sempre informati sulle iniziative e sulle misure destinate al sostegno delle politiche familiari. “TuttoFamiglia” nasce da un progetto congiunto tra l’Inps, l’Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale, ed il Dipartimento Politiche della Famiglia della Presidenza del Consiglio dei Ministri, per saperne di più, ad esempio, sul bonus famiglie, sulla social card, sul bonus per il consumo di gas ed energia elettrica, oppure sul Fondo di credito per i nuovi nati.
A valere sul triennio 2009-2011 è ufficialmente entrata in vigore una misura dell’attuale Governo in carica a sostegno della natalità. Non trattasi del caro, vecchio, e per certi versi compianto, bonus bebè, ma di un prestito grazie al Fondo di credito per i nuovi nati che permette, attraverso le banche aderenti, di accedere ad un finanziamento fino a massimi 5.000 euro, restituibili in cinque anni, ad un tasso scontato del 50% rispetto al tasso medio offerto dalle banche per i prestiti alle famiglie.
Le famiglie italiane con nuovi nati, o con adozioni, a valere sul triennio 2009-2011, possono accedere ad una misura già annunciata negli scorsi mesi a sostegno della natalità. Trattasi, in particolare, del “prestito bebè”, ovverosia un prestito agevolato, promosso attraverso il Fondo di credito per i nuovi nati istituito, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, da parte del Dipartimento per le politiche della Famiglia. Le famiglie aventi i requisiti possono così ottenere un prestito agevolato fino alla somma di 5.000 euro che poi potranno essere restituiti nell’arco di cinque anni.
Il “prestito bebè” è ufficialmente diventato operativo. Nella giornata di ieri, infatti, l’Associazione Bancaria Italiana ha siglato con il Governo un protocollo di intesa per una misura di sostegno alle famiglie annunciata da parecchi mesi ma che ancora non era stata messa in atto.
Già nel dicembre dello scorso anno, nella Regione Friuli Venezia Giulia, i rappresentanti della Lega Nord avevano proposto la reintroduzione del “bonus bebè”, il contributo una tantum a favore delle famiglie con neonati, al fine di dare sostegno concreto alla genitorialità. Pur tuttavia, così come accaduto anche in alcuni Comuni della Lombardia, la Regione punta a concedere il beneficio solamente ai cittadini italiani, comunitari ed extracomunitari con vincoli di residenza di lungo periodo.
Contro il caro neonato, il Comune di Roma ha annunciato il lancio di “Carta Bimbo”, la carta con la quale l’Amministrazione capitolina punta a sostenere le famiglie, ed in particolare i neonati e le mamme con sconti ma anche con servizi di assistenza. La “Carta Bimbo”, che prevede da parte del Comune uno stanziamento di poco superiore ai 500 mila euro, sarà direttamente consegnata a tutte le mamme che partoriranno un figlio presso gli ospedali della città di Roma.
Per ottenere le prestazioni e le agevolazioni sociali, ivi incluso il bonus bebè risalente alla Legge Finanziaria del 2006, occorre di norma rispettare sempre degli opportuni limiti di reddito, altrimenti si è esclusi dall’accesso ai bonus; ma se si dichiara il falso, attestando di avere un reddito che è inferiore a quello reale, allora si rischia grosso in quanto si prefigura il reato di appropriazione indebita ai danni dello Stato.
Quello sul bonus bebè a livello locale è un tema non solo aperto a nuove iniziative politiche in molti comuni del nostro Paese, ma anche un argomento oggetto di discussione e di aspro confronto tra chi governa la città e chi sta all’opposizione. L’esempio più lampante è quello del Comune di Brescia, dove l’Amministrazione aveva deliberato nelle scorse settimane l’erogazione di un bonus bebè solamente alle famiglie dove almeno uno dei coniugi possiede la cittadinanza italiana.
Prosegue all’insegna dei reclami e dei contro-reclami nel Comune di Brescia la disputa sul bonus bebè prima deliberato dall’Amministrazione e poi ritirato a seguito di una sentenza da parte del Tribunale che giudicava discriminatoria la decisione della Giunta di destinare il bonus solamente alle coppie con neonati composte da cittadini italiani o al più da coppie miste.