La FIPE, Federazione Italiana Pubblici Esercizi, non ha ben accolto la recente proposta della Coldiretti di definire la “pizza DOC”; questo perché secondo la Federazione trattasi di un’ingerenza, e l’Organizzazione degli agricoltori farebbe bene ad occuparsi degli allevamenti e degli agriturismi lasciando al pizzaiolo il compito di occuparsi della pizza.
Quando i consumatori si recano al ristorante e ordinano una pizza, non sempre sono messi al corrente del fatto che alcuni ingredienti con i quali viene preparata non sono rigorosamente “made in Italy”; a farlo presente è la Coldiretti nel rilevare come nel nostro Paese una pizza su due servita al tavolo sia “straniera” in virtù del fatto che sono presenti ingredienti importati dall’estero.
Crisi. Ha investito trasversalmente tutti i settori della nostra economia. Pochi le resistono e anche questi ultimi baluardi stanno capitolando. Così, dopo il cornetto e il cappuccino, anche la pizza gioca al rialzo. Le stime dell’Adoc danno la margherita al 10.4% in più rispetto al prezzo dello scorso anno. E fra i giovani è scattata l’happy - hour mania.
Rispetto al costo degli ingredienti i prezzi di vendita della pizza non solo aumentano fino al 790 per cento, ma sono altresì accompagnati da una impennata nelle importazioni degli ingredienti con un aumento degli arrivi dall’estero del 54 per cento per conserve di pomodoro e del 31 per cento per l’olio di oliva.
A Campobasso la pizza costa il 14,5% in meno rispetto a un anno fa, da 7,53 euro a 6,44 euro; a Brescia s’è registrato l’aumento più elevato (+77,66%), da 4,33 a 7,70 euro, mentre Milano è la più cara d’Italia con 9,46 euro. La pizza più economica si mangia però a Reggio Calabria: 5,43 euro contro i 5,51 dell’anno precedente, con una variazione negativa dell’1,48%.