Pane +1745,4%, carote +1050,0% e pasta +490,3%. Sono questi i primi tre posti della top ten 2009 dei rincari dei generi alimentari nel passaggio dal campo alla tavola; ad annunciarlo è la Coldiretti in base ad una elaborazione che vede al quarto posto l’uva da tavola con un rincaro dei prezzi dall’origine al consumo del 421,7%. A seguire ci sono il radicchio, i limoni, le clementine, i finocchi, le arance ed i mandarini con un rincaro pari a “solo” il 350%! Lungo la filiera dell’agroalimentare le parti più svantaggiate sono da un lato, ovviamente, i consumatori, e dall’altro i produttori agricoli che hanno visto, invece, scendere i prezzi all’origine nello scorso anno.
Nel nostro Paese, per quanto riguarda la produzione di grano duro, ad andare a picco non sono stati solamente i prezzi all’origine, con crolli dell’ordine del 35-40%, ma anche la produzione con una contrazione del 40% a causa dell’inasprimento dei costi contributivi, di quelli per la produzione e quelli per gli oneri legati alla burocrazia. A metterlo in evidenza è la CIA, Confederazione Italiana Agricoltori, che al riguardo ha lanciato un vero e proprio allarme rosso visto che si rischia sempre di più l’invasione di grano duro proveniente dall’estero con potenziali e spesso reali rischi di natura sanitaria ma anche di qualità del prodotto stesso importato.
Esiste oppure no nel nostro Paese un “cartello” della pasta? La domanda è d’obbligo visto che da un lato la materia prima registra prezzi all’origine in persistente calo, mentre i prezzi della pasta al dettaglio praticati ai consumatori non seguono lo stesso andamento. Ebbene, dopo che nella giornata di ieri i pastai sono stati convocati da “Mister Prezzi”, Donatella Prampolini, vicepresidente della Fida, Federazione delle imprese aderente alla Confcommercio, ha rimarcato come l’atteggiamento in merito sia stato “trasparente e virtuoso“.
Il Codacons “bolla” come odiosa la speculazione avvenuta sui prezzi della pasta al dettaglio a fronte del crollo dei prezzi all’origine della materia prima, e per questo sta studiando la possibilità di avviare una class action contro i pastai. Ad annunciarlo, dopo quanto emerso in data odierna dal tavolo di confronto convocato presso il Ministero dello Sviluppo Economico, è stato il presidente dell’Associazione, Carlo Rienzi, il quale invita i consumatori a conservare tutti gli scontrini relativi all’acquisto di qualsiasi tipo di pasta.
In concomitanza con la convocazione, da parte di “Mister Prezzi”, dei pastai, la Coldiretti ha fatto il punto sui rincari dei generi alimentari nel 2009, rilevando come a fronte di un incremento medio pari all’1,8% per gli alimentari, i prezzi della pasta nei dodici mesi sono in maniera scandalosa saliti del 3,4%. Trattasi di un primato che chiaramente ha ulteriormente penalizzato i consumatori nell’anno della crisi più pesante per l’economia reale; il tutto, inoltre, è accaduto a fronte di una caduta del prezzo all’origine 2009 che per i cereali è stato del 28,2%.
Lo scorso anno, a fronte di un’inflazione allo 0,8%, quella derivante dai soli generi alimentari è salita dell’1,8%, ovverosia più del doppio. Ma cosa sarebbe accaduto se ad aumentare sarebbero stati anche i prezzi all’origine che, invece, anche nel 2009 sono crollati? La domanda è d’obbligo visto che il 2009 per l’agricoltura italiana è stato un altro anno di sofferenza con quotazioni all’origine che solo nello scorso mese di dicembre, in base ai dati Ismea, hanno fatto registrare sensibili cali per i cereali, a partire dal grano duro con un -1,6% e passando per quello tenero che è calato del 3,5%.
Nel commentare i dati preliminari rilasciati nei giorni scorsi dall’Istituto Nazionale di Statistica sull’inflazione dello scorso mese di dicembre, la CIA, Confederazione Italiana Agricoltori, ha messo in evidenza come un grosso contributo all’andamento molto basso del carovita lo scorso anno lo abbiano dato i ribassi dei prezzi dei prodotti agricoli all’origine. Questo, infatti, ha permesso di bloccare la corsa dei prezzi al dettaglio anche se per la Confederazione i prezzi praticati ai consumatori su alcuni prodotti rimangono ancora troppo cari.
Nel nostro Paese ci sono tantissime imprese attive nella produzione olivicola e olearia che oramai da parecchio tempo stanno lavorando in perdita, ragion per cui sono letteralmente in ginocchio a causa sia del crollo dei prezzi all’origine, sia a causa di una vera e propria invasione del prodotto proveniente dall’estero, ed in particolare da Paesi come la Grecia, la Spagna e la Tunisia. A denunciare questa situazione, che per i produttori italiani è di vacche magre, è la CIA, Confederazione Italiana Agricoltori, la quale sottolinea come per il settore in Italia si debba parlare di stato di crisi visto che le difficoltà si registrano in tutte le Regioni del nostro Paese.
Un litro di latte viene pagato all’allevatore in media 0,30 euro al litro, mentre al consumo il prezzo balza a 1,35 euro al litro, il che significa che c’è un ricarico del 350%! A rilevarlo è la Coldiretti in base ad una elaborazione effettuata prendendo a riferimento i dati Ismea e quelli del servizio SMS Consumatori aggiornati al mese corrente.
Le aspettative per i consumi a tavola in vista del Natale 2009 se non sono rosee possono comunque definirsi buone; ad affermarlo, dopo il rilascio degli ultimissimi dati Istat sui prezzi al consumo, ed in accordo con l’indagine di Deloitte dal titolo “Xmas Survey 2009″, è la Coldiretti.
Nei primi nove mesi di quest’anno i consumi a tavola delle famiglie italiane si sono attestati in rialzo, seppur modesto, dello 0,4%. A rilevarlo è la Coldiretti che, prendendo spunto dagli ultimi dati forniti dall’Ismea, sottolinea come siano stati più vivaci gli acquisti di frutta ed ortaggi, mentre più contenuto è stato l’incremento per i consumi di latte e dei suoi derivati.
Domani, domenica 25 ottobre 2009, si celebra il “World Pasta Day“, e per l’occasione la CIA, Confederazione Italiana Agricoltori, ha lanciato l’allarme sulla produzione di pasta “made in Italy” in virtù del fatto che da un lato aumenta la presenza della pasta sulle tavole degli italiani, e dall’altro il nostro mercato interno è invaso dalla presenza di prodotti esteri.
In Emilia-Romagna gli allevatori che hanno aderito alle quote latte relative all’anno 2003 rischiano di trovarsi in seria difficoltà, a causa della carenza di liquidità, con il pagamento della sesta rata. A metterlo in evidenza è stato Tiberio Rabboni, assessore all’agricoltura della Regione Emilia-Romagna, a causa del crollo dei prezzi all’origine.
Nei supermercati di tutta Italia spopola il latte che non è made in Italy, e che è venduto a 0,40-0,50 euro al litro; ma non sempre il basso prezzo è sinonimo di qualità. A dichiararlo è stata Valentina Coppola, che ricopre la carica di responsabile nazionale dell’Associazione Codici per quanto riguarda il settore agroalimentare.