Nel nostro Paese c’è metà delle famiglie che, per effetto di un lavoro regolare, e dei relativi aumenti contrattuali, ha leggermente recuperato potere d’acquisto in base all’andamento dell’inflazione degli ultimi mesi; ma c’è anche un altro 50% di famiglie italiane che il potere d’acquisto, invece, l’ha perso sia per effetto della cassa integrazione, sia a causa della perdita del posto di lavoro. A mettere in evidenza questa situazione è il Segretario Generale Adiconsum, Paolo Landi, sottolineando come l’inflazione rimanga nel segno della recessione, e come sia necessario, tra l’altro, un controllo delle tariffe per quel che riguarda i trasporti.
Negli ultimi tre anni in Italia il reddito delle famiglie è calato del 4%; a rilevarlo è stata la Banca d’Italia in accordo con un’indagine che, quindi, mette in evidenza come i consumatori abbiano perso un bella fetta del loro potere d’acquisto. A fronte del calo dei redditi, infatti, i prezzi sono invece aumentati negli ultimi tre anni, sia in media, sia ancor di più per quel che riguarda le spese obbligate ed i beni ad elevata frequenza d’acquisto come i generi alimentari. Per questo, secondo l’Adoc, per uscire da questa situazione serve che i prezzi vengano abbassati per far recuperare potere d’acquisto alle famiglie.
Come hanno vissuto e come stanno vivendo in Lombardia la crisi i cittadini della Regione? Ebbene, al riguardo la Commercio di Monza e Brianza, avvalendosi della collaborazione di Ref -Ricerche per l’economia e la finanza, ha effettuato un’indagine dal titolo “Famiglia e risparmio: la risposta italiana alla crisi“, da cui è emerso come lo scorso anno anche in Lombardia molte famiglie per superare le difficoltà congiunturali abbiano in certi casi rotto il salvadanaio.
La crisi picchia duro anche sulle tavole dei consumatori, e così lo scorso anno gli italiani, non sempre per scelta, ma per necessità di natura prettamente congiunturale, hanno cambiato menù, hanno fatto molta più attenzione alle promozioni per l’acquisto di generi alimentari, ed hanno privilegiato sempre di più la spesa fatta al discount. A rilevarlo è la CIA, Confederazione Italiana Agricoltori, in accordo con un’elaborazione effettuata anche basandosi in parte sui dati forniti dall’Ismea, l’Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare.
Le fatture emesse dagli artigiani, dai commercianti e dai liberi professionisti, anche e soprattutto al fine di combattere l’evasione fiscale, dovrebbero essere portate dai cittadini in detrazione nella dichiarazione dei redditi. Ad affermarlo è la Federconsumatori che, al riguardo, intendersi muoversi in questa direzione con una raccolta di firme, finalizzata alla presentazione di una proposta di Legge, qualora in Governo non sarà in merito disposto ad intervenire.
Nel nostro Paese la qualità del credito peggiora al punto che le sofferenze bancarie si attestano sui massimi dal 1998; ad affermarlo è stata la Banca d’Italia con il suo Bollettino economico, sottolineando in particolare come il deterioramento più marcato per i prestiti concessi dalle banche si registri nell’imprenditoria legata ai settori delle costruzioni e del manifatturiero. Di fronte a questi dati la Confesercenti ha fatto presente, con preoccupazione, che il nostro Paese è sostanzialmente fermo, e che di conseguenza aumentano i timori relativi ad un 2010 nel corso del quale l’Italia rischia di non uscire presto e bene dalla congiuntura sfavorevole.
La Regione Lazio ha reso noto che, riguardo alla misura del reddito minimo garantito, è stato pubblicato un nuovo elenco provvisorio che comprende sia i lavoratori ammessi, e che quindi possono accedere al beneficio, sia quelli esclusi. Per questi ultimi, c’è la possibilità, entro il termine di sessanta giorni dalla pubblicazione dell’elenco che è stato elaborato, per conto della Regione Lazio, da Poste Italiane, di presentare il ricorso al Tar competente. Per visionare l’elenco basta collegarsi al sito Internet della Provincia di Rieti, www.provincia.rieti.it, e cliccare sul relativo link.
Tra riforma fiscale, rincari e potere d’acquisto delle famiglie in calo, è oramai chiaro come servano delle misure aggiuntive sia in materia di alleggerimento della fiscalità a favore delle fasce di popolazione a basso reddito, sia interventi a sostegno dei consumi che possono essere messi in atto o sfruttando la leva delle detrazioni fiscali, oppure erogando dei bonus alla famiglie. Ebbene, in mezzo a tante proposte formulate dai Sindacati, dalle Associazioni delle imprese e da quelle dei Consumatori, una formulata dall’Adiconsum appare molto interessante.
Nella giornata di ieri l’Istat, Istituto Nazionale di Statistica, ha reso noto che nell’arco di un anno nel nostro Paese il potere d’acquisto delle famiglie ha fatto registrare un calo dell’1,6%. Ebbene, a commentare questo dato è stata anche la Confesercenti, sottolineando come proprio da tale dato rilasciato dall’Istat emergano i numeri relativi alla crisi delle PMI. L’Associazione degli esercenti, infatti, ha posto l’accento sul fatto che il calo del potere d’acquisto non ha interessato solamente le famiglie consumatrici, ma anche le piccole e medie imprese familiari, ovverosia le famiglie produttrici composte da liberi professionisti, società semplici e ditte individuali.
L’Istat, Istituto Nazionale di Statistica, ha reso noto in data odierna che nell’arco di un anno il potere d’acquisto delle famiglie in Italia è sceso dell’1,6%; il dato, di per se preoccupante, è un valore medio all’interno del quale occorre distinguere tra fasce di reddito e fasce sociali; questo perché il prezzo più caro della crisi lo hanno pagato non le famiglie ricche, ma quelle povere o comunque prossime alle soglia di povertà, includendo chiaramente anche i pensionati al minimo.
In termini di reddito reale, in Italia il potere d’acquisto delle famiglie, dall’ottobre 2008 al settembre 2009, è sceso dell’1,6% rispetto all’anno precedente; a comunicarlo in data odierna è stato l’Istat, Istituto Nazionale di Statistica, sottolineando come nel periodo preso in considerazione ci sia stato un calo dei consumi in maniera superiore il rispetto al reddito, il che significa, come diretta conseguenza, che è aumentata tra le famiglie italiane la propensione al risparmio.
E’ percezione comune quella che in Italia i lavoratori in media guadagnino poco, troppo poco. Adesso la conferma arriva anche da parte dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, la quale per gli stipendi netti pone l’Italia al 23-esimo posto su un totale di 30 Paesi. In merito a questa situazione, l’Adiconsum è tornata a chiedere all’attuale Governo in carica degli interventi finalizzati al rilancio dell’economia affrontando quelli che sono i nodi reali che, tra l’altro, stanno incidendo sempre di più sul potere d’acquisto dei consumatori e delle famiglie italiane.
Nella giornata di ieri l’Istat ha comunicato, in lettura preliminare, il dato sull’indice dei prezzi al consumo di novembre, che a sorpresa si è attestato in rialzo sopra le attese, alimentando i rischi di nuove fiammate al rialzo dei prezzi in un contesto di crescita economica alquanto debole per l’Italia.