Il Tar del Lazio ha sospeso il Decreto sugli aumenti dei pedaggi autostradali e sulla loro introduzione nei raccordi delle grandi città. A darne notizia è l’Adiconsum che considera giusta la decisione del Tar del Lazio visto che non si può chiedere un pedaggio se questo non risulta essere correlato all’utilizzo di un’infrastruttura da parte del cittadino. E così i Consumatori esultano dopo che negli ultimi 30 giorni sono state decine di migliaia le proteste degli automobilisti che hanno dovuto far fronte ad aumenti dei pedaggi anche del 25%; l’Adiconsum, al riguardo, auspica che la decisione del Tar del Lazio di sospendere il Decreto diventi sentenza.
Quest’anno, solo per quel che riguarda le tariffe di acqua, gas e rifiuti, le famiglie dovranno sborsare in media a parità di consumi ben 150 euro circa in più all’anno. A rilevarlo è la Federconsumatori che con una nota ha provveduto ad aggiornare le ricadute negative dei rincari sulle tasche delle famiglie tenendo conto degli ulteriori effetti nefasti generati dalla manovra economica del Governo. Ma la stangata complessiva sfiora i 900 euro annui, ovverosia quasi una mensilità di stipendio percepito da milioni di lavoratori spesso con contratti “ballerini”, ovverosia precari.
I lettori di VostriSoldi, e c’era da aspettarselo, non hanno gradito il recente aumento dei pedaggi autostradali unitamente a quelli introdotti sui raccordi. Con una percentuale pari al 75%, dopo aver proposto un sondaggio nei giorni scorsi, i lettori di VostriSoldi, increduli, constatano amaramente come quest’anno la trafila dei rincari sia senza fine per molti beni e servizi, e con molti di questi di cui non si può fare a meno, mentre il 15% del campione di lettori che ha partecipato al sondaggio, pur sottolineando come non trattasi di certo di una buona notizia, constata come quella di aumentare i pedaggi sia la classica soluzione per lo Stato di far cassa e correggere i conti pubblici.
I taxi a Roma non sono stati mai a buon mercato, ma con gli ultimi aumenti tariffari approvati dall’Amministrazione capitolina, a favore della categoria, sono diventati ancora più cari, per molti cittadini e turisti anche inaccessibili. L’aumento delle tariffe, già da tempo, ha trovato contraria l’Adoc, che ha contestato il fatto di andare ad incrementare le tariffe su un servizio che già prima dei rincari era tra i più salati del Vecchio Continente. E allora, a questo punto, come possono difendersi i cittadini da questo salasso?
I rincari dei primi sei mesi di quest’anno andranno ad erodere su base annua quasi una mensilità di stipendio. La Federconsumatori, infatti, ha reso noto una aggiornamento sulla stangata 2010 a carico delle famiglie, innalzandola a ben 886 euro annui. I pedaggi, i cui aumenti sono scattati ieri, sono solamente gli ultimi di una lunga serie visto che i rincari spaziano dall’Rc auto alle tariffe aeroportuali e passando per i servizi bancari, le tariffe di acqua, gas e rifiuti, i treni, i carburanti ed altri balzelli come, ad esempio, le spese che bisogna sostenere per poter fare ricorso contro le multe.
A partire da oggi, giovedì 1 luglio 2010, la tariffa del gas per le famiglie che hanno un contratto di fornitura con le tariffe stabilite periodicamente dall’Autorità per l’energia elettrica ed il gas, aumenta del 3,2% a parità di consumi. Ad annunciarlo è stata proprio l’AEEG nell’assicurare, pur tuttavia, come a partire dal prossimo mese di ottobre, grazie ad un nuovo metodo di aggiornamento dei prezzi, per il gas dovrebbe registrarsi un contenimento delle tariffe. I rincari del gas, spiega l’Autorità, sono da spiegarsi con la scarsa concorrenza di settore unitamente all’aumento sul mercato dei prezzi dei prodotti petroliferi.
Mancano poche ore all’aumento dei pedaggi autostradali. A partire da domani, 1 luglio 2010, infatti, scattano i rincari su tutta la rete per effetto della manovra economica approvata nei giorni scorsi dall’attuale Governo in carica. In particolare, l’Anas informa che da domani, per quel che riguarda le autostrade che si vanno ad interconnettere con i raccordi autostradali e le autostrade che gestisce direttamente, scatta una maggiorazione pari ad un euro per le classi di pedaggio A e B, e di ben due euro per i pedaggi di classe 3, 4 e 5 a fronte di un massimale di aumento che non può superare il 25% per ogni tratta.
Il prezzo della benzina al litro è tornato sopra la soglia di 1,40 euro al litro. A darne notizia è Staffettaonline.com, il Quotidiano delle Fonti di Energia, sottolineando in particolare come l’escursione dei prezzi della verde sotto la quota di 1,40 euro al litro sia durata una settimana. Le vacanze estive si avvicinano a grandi passi e, di conseguenza, per gli spostamenti in auto gli italiani quasi sicuramente dovranno far fronte a costi per il pieno decisamente più elevati rispetto all’estate 2009. A questo occorre poi aggiungere sia il rischio reale di dover pagare i pedaggi anche sui raccordi autostradali, sia il calo dei redditi a causa di licenziamenti e cassa integrazione.
Quando un Governo, di qualsiasi colore, deve mettere a punto una manovra finanziaria, ha bisogno di “fare cassa” con provvedimenti che garantiscano certezza di incasso o di taglio di spesa. Rendendo più “rigide” le finestre pensionistiche, e congelando per tre anni lo stipendio degli statali, si ottengono risparmi sicuri, ma tutto ciò si ottiene anche con provvedimenti legati a consumi e servizi dei quali non si può fare a meno come, ad esempio, circolare con la macchina privata su strade, superstrade ed autostrade.
Pedaggi non solo in autostrada, ma anche in corrispondenza dei principali raccordi gestiti dall’Anas. Questa, in estrema sintesi, è una delle misure contenute nella manovra finanziaria del Governo che quindi, potenzialmente, dovrebbe far scattare il pagamento di pedaggi, dell’ordine di 1-2 euro, per il transito sulla Salerno - Reggio Calabria, ma anche sul GRA, ovverosia il Grande Raccordo Anulare di Roma. A conti fatti, il rischio reale è quello che milioni di italiani che ogni giorno si recano al lavoro prendendo la tangenziale debbano pagare questo potenziale nuovo balzello.
Le stime preliminari dell’Istituto Nazionale di Statistica (Istat) sull’inflazione indicano per lo scorso mese di aprile un carovita all’1,5% su base annua che appare insostenibile se si considera che i redditi delle famiglie se non sono in discesa nel migliore dei casi sono stabili. La conseguenza di tutto ciò è la perdita ulteriore di potere d’acquisto per i salari e gli stipendi, ma anche la consapevolezza, da parte delle famiglie, che per poter andare avanti occorre letteralmente ingegnarsi e trovare delle soluzioni tali che a fine mese i conti possano quadrare quantomeno in pareggio senza doversi indebitare.
L’inflazione ad aprile in Italia si è attestata all’1,5%; a renderlo noto è stato l’Istat, Istituto Nazionale di Statistica, a conferma di come i prezzi stiano salendo nonostante i consumi siano stagnanti e i bilanci delle famiglie siano stati messi a dura prova dalla crisi finanziaria ed economica. Secondo la Federconsumatori tutto ciò è frutto di una dinamica che sfida le leggi di mercato e che, di conseguenza, aumenta i sospetti, più che fondati, che i prezzi dei beni e dei servizi praticati ai consumatori aumentino per effetto di mere speculazioni.
Continuano i ritocchi al rialzo dei prezzi dei carburanti. Nelle ultime ore è toccato ad Erg, Total e Api rivedere al rialzo i listini prezzi di benzina e diesel, con la conseguenza che oramai presso tutti i distributori di benzina in Italia è quasi impossibile trovare la “verde” a meno di 1,42 euro al litro. Per poter pagarla meno il consumatore deve di conseguenza fare rifornimento di carburante presso i distributori indipendenti, ovverosia le cosiddette “pompe bianche” per le quali, tra l’altro, nei giorni scorsi il Codacons ha pubblicato la lista Regione per Regione.
Lo scorso anno in concomitanza con la Pasqua un rosario di plastica poteva essere acquistato dai fedeli, in visita o in pellegrinaggio verso santuari e/o mete religiose, anche a soli 0,30 euro, mentre quest’anno non si trovava a meno di 0,50 euro ciascuno. A rilevarlo è stato il Codacons che nei giorni scorsi ha mandato gli ispettori nei luoghi sacri per rilevare i prezzi degli oggetti di culto; ebbene, l’Associazione dei Consumatori ha rilevato prezzi in aumento anche sulla fede degli italiani nell’ordine del 10-15%, con la conseguenza che un italiano a Pasqua nel visitare mete di pellegrini o importanti santuari ha pagato in media quattro euro in più rispetto allo scorso anno.