In concomitanza con le festività più importanti, dalla Pasqua al Natale e passando per il Capodanno, aumentano nel nostro Paese i rischi legati alla sicurezza alimentare. Ad entrare in azione sono infatti i “killer” dell’agroalimentare che tentano di immettere sul mercato prodotti sofisticati e adulterati che mettono in serio rischio la salute dei cittadini. Nei giorni scorsi, proprio in vista della Pasqua, i Nas nel nostro Paese hanno sequestrato la bellezza di 270 tonnellate di prodotti alimentari, in prevalenza dolci tipici della Pasqua, che avevano le etichette contraffatte ed un cattivo stato di conservazione.
In materia di Ogm, organismi geneticamente modificati, ci sono nel Paese due questioni di grande attualità che rischiano di contaminare in Italia le coltivazioni tradizionali sul nostro territorio; una è quella relativa ad una sentenza del Consiglio di Stato che ha disposto, a carico del Ministero delle Politiche Agricole, l’attivazione delle procedure finalizzate ad autorizzare la coltivazione in Italia di mais Ogm. L’altra è legata al via libera, da parte dell’UE, alla coltivazione della patata transgenica, ricca di amido, che rischia allo stesso modo di contaminare le coltivazioni orticole tradizionali.
Nel nostro Paese quando si parla di etichettatura sui prodotti agroalimentari si ha a che fare con un vero e proprio rebus; ad affermarlo è la CIA, Confederazione Italiana Agricoltura, visto che purtroppo il nostro mercato interno è invaso da prodotti agroalimentari che vengono spacciati per italiani, ma che invece provengono dall’estero, sono preparati con materie prime importate, e spesso contengono elementi nocivi per la salute. Non a caso, la Confederazione sottolinea come il business dell’agropirateria sia tale che le Autorità competenti sequestrano prodotti alimentari ad un ritmo che è triplicato.
In India il Ministro dell’Ambiente, Jairam Ramesh, ha provveduto ad imporre il blocco alla coltivazione della prima melanzana transgenica. A darne notizia è la Coldiretti nel mettere in evidenza come il Ministro Ramesh per tale decisione abbia applicato il “classico” principio di precauzione; al fine di tutelare e garantire la sicurezza dei consumatori, infatti, Jairam Ramesh ha ritenuto necessari ulteriori studi su una coltura Ogm ottenuta attraverso modificazioni genetiche presso una sede dalla società Monsanto nel Missouri.
Nel corso del 2009 almeno una volta oltre la metà degli italiani ha inserito nel carrello della spesa un prodotto agro-alimentare biologico. A ricordarlo è la Coldiretti che ha ben accolto in merito all’agricoltura biologica l’arrivo del logo comunitario, ma in ogni caso a tutela dei produttori e, in materia di sicurezza alimentare, a tutela dei consumatori, serve altresì l’indicazione d’origine in etichetta. D’altronde nel nostro Paese anche negli ultimi due anni, quelli della crisi, il comparto del biologico ha fatto registrare buoni numeri.
Se necessario, la Coldiretti in materia di coltivazioni sul territorio italiano libere dagli Ogm, gli organismi geneticamente modificati, utilizzerà lo strumento del referendum al fine di far esprimere il voto degli agricoltori. A darne notizia è stato il presidente dell’Organizzazione Sergio Marini, dopo che una sentenza del 19 gennaio scorso, da parte del Consiglio di Stato, ha dato, contrariamente al parere contrario del Ministero per le Politiche Agricole, il via libera alla coltivazione del mais Ogm.
Lo scorso anno, in materia di sicurezza alimentare, le ispezioni ed i controlli effettuati sul cibo hanno superato in Italia la quota del milione. A sottolinearlo è stato Sergio Marini, Presidente della Coldiretti, il quale ha di conseguenza sottolineato come questa attività abbia garantito il primato europeo della qualità a favore dei consumatori e delle imprese. Ma chi si occupa dei controlli? Ebbene, proprio l’Organizzazione degli agricoltori spiega che ad occuparsi di verifiche e di ispezioni siano i Nas dei Carabinieri, l’Agenzie delle Dogane e l’ICQ, Istituto Controllo Qualità.
Quasi tutti gli italiani, per la precisione il 97% secondo una recente indagine condotta dalla Coldiretti-Swg, ritengono importante che nei prodotti alimentari acquistati ci sia sempre presente nell’etichetta l’indicazione della provenienza delle materie prime. A metterlo in risalto è la Coldiretti in scia ai nuovi ed allarmanti casi, in Cina, di latte tossico contaminato con la melamina ed in vendita nei supermercati. L’ennesimo grave caso che mette a rischio la salute dei cittadini, ed in particolare dei bambini, secondo l’Organizzazione degli agricoltori deve portare in sede UE, con rapidità, al via libera al Decreto del Ministero delle Politiche Agricole che impone per il latte l’indicazione obbligatoria in etichetta della materia prima.
La mozzarella di bufala arriva ogni anno sulle tavole di un italiano su due; l’origine di produzione, nell’80% dei casi, è la Campania, mentre per il restante 20% le regioni interessate sono quelle della Puglia, del Molise e del basso Lazio per complessive 250 mila bufale negli allevamenti. A fornire questi dati, per un prodotto tipico del “made in Italy” nel nostro Paese e nel mondo, è la Coldiretti in concomitanza con la notizia relativa al commissariamento, da parte di Luca Zaia, Ministro delle Politiche Agricole, del Consorzio di tutela della mozzarella di bufala.
I danni arrecati dall’agropirateria sulla nostra agricoltura sono molto gravi. Ad affermarlo è la CIA, Confederazione Italiana Agricoltori, la quale denuncia come quello della contraffazione alimentare sia diventato oramai nel nostro Paese un vero e proprio “business” che smuove oltre tre milioni di euro ogni giorno. Ma l’allarme è anche mondiale visto che in tutto il pianeta il supermarket del “falso” è un affare da 52,6 miliardi di euro. Non a caso, nel 2008 i sequestri effettuati presso le dogane europee hanno fatto registrare un balzo del 26%.
Il 65% degli italiani, riguardo ai prodotti alimentari, ed in particolare in materia di qualità e sicurezza, si sente più garantito in presenza di un marchio degli agricoltori del nostro Paese. A farlo presente è la Coldiretti in accordo con un’indagine Coldiretti/Swg effettuata nello scorso mese di ottobre. Solo il 13%, invece, si sentirebbe più tutelato con un marchio industriale; l’8% preferirebbe un marchio da parte della distribuzione commerciale, mentre il 14% “non sa”.
Nel mondo c’è un livello di contraffazione su scala internazionale tale che, se fosse sconfitta, permetterebbe al nostro made in Italy agro-alimentare di quadruplicare le esportazioni all’estero. A farlo presente è la Coldiretti nel ricordare come il mercato del “falso made in Italy” nel mondo valga la bellezza di 50 miliardi di euro all’anno che, in sostanza, vengono tolti dalle tasche degli agricoltori. Al riguardo, la Coldiretti ha esposto i tipici prodotti italiani “taroccati” a Rimini, presso il Salone della Giustizia, che banalizzano la nostra produzione di qualità.
Con la conversione in Legge del “Decreto Ronchi” non c’è stata solamente la privatizzazione dell’acqua, ma anche una “stretta” su chi si macchia di truffe, sofisticazioni e contraffazioni alimentari. Secondo quanto mette in risalto l’Unione Nazionale Consumatori, infatti, per i contraffattori possono scattare multe che partono da 10 mila per arrivare fino a 250 mila euro.
Gli italiani in vista del Natale, sia per i regali, sia per i cenoni ed i pranzi, in tre casi su quattro, puntano ad acquistare prodotti “made in Italy“, ma il rischio di comprare un falso prodotto alimentare, proveniente dall’estero, e spacciato come italiano, è sempre dietro l’angolo.