In accordo con una recente analisi condotta dal “Corriere della Sera“, quest’anno gli italiani dovranno lavorare un giorno in più per poter pagare le tasse. La cosiddetta “libertà tributaria“, infatti, sarà raggiunta nel 2010 solamente il 23 giugno prossimo; questo significa che solo dopo ben 173 giorni si inizierà mediamente a lavorare per se stessi e non per lo Stato al fine di pagare tasse e tributi. Anche per questo Carmelo Finocchiaro, Presidente della Federcontribuenti, ha contestato apertamente le recenti dichiarazioni del Premier.
E’ arrivata, in linea tra l’altro con le attese, la doccia fredda sulla riforma fiscale. La “promessa” del Premier Berlusconi di portare a due le aliquote Irpef, una al 23%, e l’altra al 33%, sarà mantenuta ma non in tempi brevi in quanto ci vuole la necessaria copertura finanziaria. Questo perché, tra l’altro, come sottolineato da Paolo Bonaiuti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, intervenuto a “Sky TG24 Pomeriggio“, l’Italia negli ultimi diciotto mesi a causa della crisi ha perso ben sei punti di prodotto interno lordo.
Due aliquote, una al 23%, l’altra al 33%. E’ questa la “promessa”, compatibilmente con il rigore da mantenere sui conti pubblici, del Premier Silvio Berlusconi in vista dell’apertura del “cantiere” sulla riforma fiscale. E intanto, per un fisco più giusto, la CGIL, tra le proposte formulate, ha avanzato quella di tagliare la prima aliquota Irpef dal 23% al 20%. Questa ed altre proposte, infatti, sono state formalmente inviate dal più grande Sindacato italiano al Governo sia per mettere a punto in materia fiscale un quadro di riforma strutturale, sia per dare risposte a chi subisce gli effetti derivanti da un fisco iniquo, ovverosia ai lavoratori dipendenti ed ai pensionati.
Il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, è fiducioso sul fatto che il 2010 sia l’anno non solo per la riforma fiscale, ma anche per una revisione “storica” delle aliquote Irpef, riducendole solo a due: quella al 23% per i redditi più bassi, e quella al 33% per i redditi più alti. Questi cambiamenti, pur tuttavia, potrebbero avvenire in tempi medio-lunghi, e comunque entro l’attuale legislatura secondo quanto dichiarato nelle ultime ore dagli esponenti del Governo visto che occorre in ogni caso tener conto della “quadratura” dei conti pubblici.
Il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, dopo l’aggressione a Milano, a partire da domani, 11 gennaio 2010, tornerà a Palazzo Chigi; nel frattempo, in un’intervista pubblicata da Repubblica.it, ha trattato uno dei temi “caldi” di quest’anno, ovverosia quello relativo alla riforma fiscale. Ebbene, il Premier ha fatto presente come l’obiettivo, in termini di tassazione, sia quello di abolire le attuali aliquote e lasciarne due, una al 23%, ed una al 33% per i redditi più elevati.
Con 307 voti a favore, due astenuti, e 271 voti contrari, il Governo ha incassato la fiducia alla Finanziaria 2010; la decisione del Governo di stoppare il dibattito parlamentare continua ancora a suscitare polemiche tra le fila dell’opposizione, ma a questo punto i tempi per il voto finale si restringono, al punto che già per martedì prossimo è atteso il voto definitivo. Intanto, l’MPA, Movimento per l’Autonomia, non ha votato la fiducia al Governo in virtù del fatto che la manovra non affronta i problemi ed i bisogni del Mezzogiorno, mentre per quanto riguarda lo scudo fiscale, i cui termini si sono chiusi, potrebbero esserci a brevissimo delle novità.
In linea con i rumors delle ultime ore, il Governo ha “blindato” la Finanziaria 2010 ponendo alla Camera la questione di fiducia. Viene quindi “stoppato” il dibattito in sede parlamentare nonostante, secondo le dichiarazioni a caldo del Presidente della Camera, Gianfranco Fini, l’opposizione non avesse fino ad ora adottato tattiche ostruzionistiche tali da comportare un allungamento dei tempi oltre il dovuto per l’approvazione definitiva della Manovra. I lavori parlamentari sono stati tra l’altro “bloccati” dopo che riguardo alla Finanziaria 2010 era stato già approvato l’articolo 1.
Prima il posto fisso, poi l’Irap. L’attenzione sul Governo, ed anche sul Premier, da qualche giorno si è oramai spostata dalle vicende legate alle feste del Presidente del Consiglio a fatti e dichiarazioni decisamente più corpose e “pesanti” per gli equilibri della maggioranza di Governo.
Per le imprese ed i lavoratori autonomi arrivano buone notizie, anche se potenziali, dal fronte della riduzione della pressione fiscale. Il Premier Silvio Berlusconi, in un messaggio letto da Gianni Letta, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, nel corso dell’Assemblea annuale dalla Confederazione nazionale dell’artigianato, ha fatto sapere che sono allo studio misure tra cui la riduzione graduale dell’Irap.
Nei giorni scorsi il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha dichiarato che di questo passo l’attuale 30% di cittadini che non paga il canone Rai è destinato a salire al 50% in scia all’uso diffamatorio della televisione pubblica. Il Premier ha rivelato che questa tendenza è emersa da un sondaggio, e che quindi di questo passo per la Rai non potranno che esserci brutte sorprese a livello di bilancio.
Continuano a rincorrersi i rumors e le indiscrezioni legate alla possibile cessione della società A.C. Milan. Già nel maggio scorso la Fininvest aveva smentito ogni ipotesi di vendita o di cessione di quote della società rossonera; un’altra smentita ufficiale è stata fatta all’inizio del mese scorso, ed un’altra ancora proprio in data odierna.
Il CIPE, Comitato interministeriale per la programmazione economica, in linea con le attese, ha dato il via libera allo sblocco di risorse pari ad oltre quattro miliardi di euro per la Regione Sicilia; trattasi dei cosiddetti “Fondi FAS”, ovverosia quelli per la aree sottoutilizzate che hanno in questi giorni alimentato lo strappo, ora ricucitosi, con il sottosegretario Gianfranco Micciché.
In Italia, ma anche in Europa, la crisi finanziaria ha portato le Istituzioni, i Governi e le Autorità monetarie ad aiutare le banche attraverso iniezioni di liquidità, ingresso diretto nel capitale e protezioni dai crac a vario titolo, ma si sono clamorosamente dimenticati di dare aiuto ai risparmiatori ed alle famiglie.
In Italia nessuna banca rischierà il fallimento. A prometterlo è stato il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi che, dopo aver convocato un Consiglio dei Ministri, ha annunciato il varo d’urgenza di un Decreto Legge recante “misure urgenti per garantire la stabilità delle banche e del risparmio”.