Nello scorso mese di novembre i consumi in Italia sono cresciuti dell’1,7% su base annua e dello 0,3% rispetto al mese precedente; è quanto emerge dall’Indicatore dei Consumi elaborato dalla Confcommercio, la quale, in particolare, sottolinea come quello attuale, dopo una lunga fase di stagnazione, sia per i consumi un buon momento visto che nell’ottobre scorso c’era già stato un incremento dell1,2%. Ma non è oro tutto quello che luccica visto che la Confcommercio, in virtù della debolezza del mercato del lavoro nel nostro Paese, ha sottolineato come la crescita economica italiana registrerà per i prossimi mesi un recupero contenuto.
Quando finirà la crisi economica? Ebbene, per quasi sei italiani su dieci questa avrà termine entro la fine del corrente anno; il dato, in particolare, emerge da un sondaggio lanciato dalla Coldiretti sul proprio sito Internet, www.coldiretti.it, con il 57% degli italiani fiduciosi sul fatto che con la fine di quest’anno il peggio possa essere messo alle spalle.
I consumi nel nostro Paese, per quanto deboli, stanno iniziando a fornire dei timidi segnali di risveglio; secondo quanto rende noto la Confcommercio, infatti, l’indicatore ICC dell’associazione di categoria si è attestato con il segno più, e per il terzo mese consecutivo, anche nello scorso agosto.
Anche quest’anno, con un -1,9%, i consumi in Italia si attesteranno in calo, mentre per il prossimo anno è atteso un rimbalzo con un modesto +0,6%; le stime giungono dall’Ufficio Studi della Confcommercio, la quale, tra l’altro, prevede per l’anno in corso una caduta in Italia del prodotto interno lordo del 4,9%, cui seguirà nel 2010 un rimbalzo dello 0,6%, ed un +0,8% nel 2011.
Il dato dell’ISTAT, l’Istituto Nazionale di Statistica, sull’inflazione zero rilevata per il mese di luglio non deve ingannare. Ad affermarlo è il Codacons che, pur tuttavia, ha ben accolto il dato che vede scendere i prezzi dei generi alimentari a luglio dello 0,4%, mentre l’indice generale è rimasto invariato rispetto al mese precedente, quando invece il carovita si era attestato a +0,5%.
Rispetto ai mesi scorsi si sta rilevando su scala globale un rallentamento della caduta dell’attività economica, e lo stesso dicasi per l’Italia, il cui punto di svolta per la crescita può essere individuato tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno. Ma la ripresa sarà lenta e graduale, al punto che per il 2010 il nostro Paese dovrà accontentarsi di una crescita del prodotto interno lordo dello 0,2%.
Nello scorso mese di marzo per i consumi nel nostro Paese c’è stato un incoraggiante recupero accompagnato, in particolare, da un rialzo, seppur frazionale, della domanda di beni, a fronte però di un calo dell’1,2% per la domanda di servizi. Il dato sull’Indicatore dei Consumi ICC, elaborato dalla Confcommercio, pur essendo stato “influenzato” dal periodo pasquale ha messo in evidenza come sia adesso più probabile che la fase più negativa per i consumi possa essere oramai alle spalle.
La decisione di ieri della Banca Centrale Europea di abbassare i tassi di interesse di un quarto di punto, dall’1,50% all’1,25%, non solo ha spiazzato gli operatori, ma ha altresì lasciato scontente le Associazioni dei Consumatori, le quali tra l’altro auspicano un immediato trasferimento della riduzione sulle rate dei mutui e dei finanziamenti a tasso variabile.
Sposarsi costa caro, ma divorziare potrebbe costare altrettanto. Lo rivela l’Adoc, il sindacato dei consumatori, in una nota. Le spese medie per far finire il matrimonio, possono arrivare fino a 23 mila euro. Secondo le stime dell’Associazione, in Italia, le coppie spostate, “durano”, in media, 10 anni. Dopo tale data, potrebbe arrivare la rottura che, nel 50% dei casi, resta solo separazione senza tramutarsi in divorzio.
Il 10% in meno. Questi sono stati gli incassi del settore ristorazione nello scorso mese di maggio. Per molti italiani, infatti, andare a cena fuori è diventato un lusso inarrivabile. Colpa del carovita che incalza e che lascia poco spazio al divertimento. Ad essere le più colpite, sono le famiglie medie e numerose, per le quali cenare al ristorante rappresenta un investimento non da poco. Insomma, da 120 euro in su, come dichiara l’Agi in un lancio di agenzia.
Nel 2005 la propensione al risparmio delle famiglie, definita come rapporto tra risparmio lordo e reddito disponibile lordo, si è attestata al 14,8 per cento, mezzo punto percentuale in più dell’anno precedente, quando si era già registrato un recupero rispetto al 13,7 per cento del 2003.