Al Forum di Cernobbio nella prima giornata il Direttore dell’Ufficio Studi di Confcommercio, Mariano Bella, ha esposto i risultati del recente studio sugli scenari del dopo recessione in Italia effettuato dalla Confederazione nazionale dei commercianti e il risultato è di un moderato ottimismo con qualche punto di riflessione. Secondo il Centro Studi di Confcommercio, il Pil italiano del 2010 salirà dello 0,8%, un dato peggiore rispetto alle due precedenti stime. Infatti l’ultima previsione rappresenta la seconda correzione al ribasso negli ultimi tre mesi. Quella precedente indicava una crescita del Pil dello 0,9%. Ma questa era stata preceduta da un’altra stima che valutava la crescita del prodotto interno lordo italiano all’1% sempre per quest’anno.
Dopo la controllata Snam Rete Gas, oggi è il turno dei conti di Eni, colosso dell’energia e titolo a maggiore capitalizzazione della Borsa italiana. Lo scorso anno il colosso del cane a sei zampe, dal simbolo che lo contraddistingue, ha realizzato un utile netto di 4,367 miliardi di euro a livello consolidato, ovvero considerando il perimetro dell’intero gruppo, comprese le controllate, mentre la capogruppo ha realizzato un utile di 5,061 miliardi. L’utile di gruppo è stato leggermente rivisto al ribasso dai 4,617 miliardi del preconsuntivo, a causa di un accantonamento di 250 milioni di euro destinato al fondo contenziosi legali relativo alla controversia con il consorzio Tskj in Nigeria.
Inizia a dare segnali di ripresa la produzione industriale in Italia. Secondo l’ultima ricerca dell’Istat, l’Istituto nazionale di statistica, la produzione industriale a gennaio è cresciuta del 2,6% su base mensile, anche se su base annua si registra ancora un calo che raggiunge il 3,3%. Comunque un dato migliore del mese precedente, dicembre, quando su base mensile c’era stato un calo dello 0,2%. Secondo il responsabile dell’indagine dell’Istituto di statistica, si tratta del primo dato tendenziale positivo dall’aprile del 2008 ed è anche un segnale importante e significativo che l’industria nazionale si trova nella fase finale del tunnel della recessione.
Spin off di Fiat Auto dal gruppo Fiat ed eventuale quotazione in Borsa o fusione con Chrysler. È questo il tormentone che sta da qualche giorno girando tra i parterre di Borsa italiana e tra quelle europee, dopo le parole dell’Amministratore Delegato di Fiat Sergio Marchionne a Ginevra, e che sta spingendo al rialzo i titoli Fiat e Exor. Anche se una nota emessa dai vertici del gruppo, smentisce di fatto le ipotesi di stampa di un cda a marzo per un primo via libera all’operazione, che coinvolgerebbe sia Fiat ma anche Exor, perché quest’ultima controlla circa il 30% di Fiat Group che detiene il 100% di Fiat Auto.
Febbraio in bianco e nero per Fiat. Le immatricolazioni totali di nuove auto in Italia nel secondo mese dell’anno sono cresciute del 20,6% raggiungendo la cifra totale di 200.560 autovetture vendute. Un dato positivo che fa ben sperare perché febbraio era il primo mese senza incentivi governativi e quindi la crescita delle immatricolazioni spinge a un cauto ottimismo per il resto dell’anno. Qualche problema c’è in casa Fiat che deriva dalla una crescita delle immatricolazioni inferiori alla media del mercato. Per il Lingotto le vendite lo scorso mese sono si salite del 16,8%, ma meno del mercato, e la quota del gruppo torinese é scesa al 31% dal 32% di gennaio.
L’inflazione non preoccupa, né in Italia né in Europa. E’ questo il risultato degli ultimi dati rilevati dall’Istat, l’Istituto italiano di statistica e da Eurostat, l’Istituto di statistica dell’Unione Europea. In Italia secondo le prime stime l’indice Nic dei prezzi al consumo è salito a febbraio dello 0,1% su base mensile e dell’1,2% su base annua, leggermente meno delle previsioni degli analisti. A gennaio l’indice Nic aveva mostrato un rialzo dei prezzi dello 0,1% in termini congiunturali ed era salito dell’1,3% su base annua. Sempre a febbraio, secondo le prime stime, l’indice armonizzato Ipca è risultato invariata rispetto a gennaio mentre è salito dell’1,1% su base annua.
Le ultime stime dell’Europa danno un inflazione nell’Eurozona per quest’anno all’1,1% contro una stima dell’1,7% per l’Italia, mentre la crescita nel nostro Paese è stimata essere dello 0,7%. In genere le stime possono anche non indovinare poi come sarà la realtà, è certo però che in base alle previsioni in Italia il Pil nel 2010 crescerà in perfetta media europea ma i prezzi saliranno molto di più. E una conferma indiretta si è avuta anche dall’ultimo dato sui prezzi alla produzione nel mese di gennaio in rialzo su base mensile, anche se su base annuale c’è stato un calo. Comunque il rialzo rimane sempre in termini molto contenuti.
L’offerta dei bond di Royal Bank of Scotland, Rbs, di cui il Governo Britannico è l’azionista di maggioranza, si arricchisce di altri due nuovi strumenti. Da venerdì 26 febbraio saranno quotate sul Mot, il mercato obbligazionario dei titoli di Borsa Italiana, due nuove obbligazioni, Royal 4% e Royal 6 anni variabile. Grazie a queste due nuove emissioni, sale a 17 il numero delle obbligazioni Royal quotate sul mercato dei bond di Piazza Affari. Royal 4% (codice di identificazione Isin: NL0009354505), è una obbligazione a tasso fisso, verrà rimborsata il 22 febbraio del 2016, quindi ha durata di 6 anni e nell’arco di questo periodo offrirà una cedola del 4% fissa lorda annua.
Da un paio di sedute il titolo A2A è sugli scudi in Piazza Affari nonostante la Borsa accusi una certa debolezza che ha portato gli indici a chiudere in ribasso le prime due sedute della settimana. A2A nella seduta di ieri è stato il titolo migliore per performance sul Mib, il comparto dei 40 titoli più importanti del listino milanese, grazie ai rumors che vorrebbero un accordo con il socio francese dell’energia Edf per la cessione della quota del 31% detenuta in Edison, altro titolo in fibrillazione da qualche seduta. Insistenti voci danno per imminente la conclusione dell’accordo, entro poche settimane.
Nuovo calo di fiducia dei consumatori italiani. Secondo la ricerca dell’Isae realizzata nelle prime due settimane di febbraio il livello di fiducia dei consumatori italiani segna una retromarcia, scendendo di quasi quattro punti, da 111,6 a 107,7 punti e tornando in prossimità dei valori dello scorso luglio. Già in gennaio l’indice era diminuito a 111,7 da 113,7 di dicembre. Il peggioramento delle opinioni è un po’ su tutti i fronti, dalla situazione corrente a quella relativa alle attese a breve termine, dal mercato del lavoro con una disoccupazione attesa in crescita alla inflazione con la percezione dei prezzi nuovamente in risalita.
Per Telecom Italia è scattato il conto alla rovescia per i conti. A fine settimana si conoscerà non solo come è andato il 2009 del colosso telefonico, ma anche quali saranno le strategia future del gruppo oberato da debiti per 37 miliardi di euro che fanno fatica a scendere. Nel futuro del colosso telefonico, nazionale ci sono due strade, o ballare da sola oppure fondersi con il gruppo spagnolo Telefonica, da cui di fatto è controllata. Se fino alla scorsa settimana voci incontrollate davano per prossima una fusione Telecom-Telefonica, molto gradita dal mercato, ma osteggiata dal governo italiano e che vede freddo quello spagnolo, oggi l’ipotesi sembra tramontare.