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Commissioni POS: come calcolarle e ottimizzarle per la tua attività

Ogni volta che un cliente paga con carta, una piccola percentuale del transato finisce nelle tasche di qualcun altro.

Per commercianti, artigiani e liberi professionisti questa voce di costo può sembrare invisibile, eppure a fine anno incide sul bilancio.

Capire come funzionano le commissioni POS, saperle calcolare e soprattutto ottimizzarle è fondamentale per chi vuole proteggere i propri margini e garantire ai propri clienti i pagamenti elettronici.

Cosa sono le commissioni POS e come funzionano

Le commissioni POS rappresentano il costo che l’esercente sostiene ogni volta che accetta un pagamento POS con carta di credito, debito o prepagata.

Questa percentuale, che mediamente si aggira tra lo 0,9% e l’1,35% a seconda delle condizioni contrattuali, viene calcolata sull’importo di ogni singola transazione e trattenuta automaticamente dal gestore del servizio.

Il meccanismo coinvolge diversi attori: i circuiti di pagamento come Visa, Mastercard e PagoBancomat, la banca emittente della carta del cliente e il fornitore del terminale, ciascuno dei quali percepisce una quota della commissione complessiva.

La percentuale applicata può variare sensibilmente in base al tipo di carta utilizzata dal cliente, con le carte di debito che risultano generalmente meno costose rispetto alle carte di credito o alle carte aziendali.

Un elemento spesso sottovalutato riguarda le carte emesse da circuiti extra-europei, che comportano commissioni più elevate e possono incidere significativamente per le attività situate in zone turistiche con forte affluenza di visitatori stranieri.

I due modelli tariffari a confronto: canone fisso o commissioni variabili

Il mercato offre sostanzialmente due formule tariffarie che rispondono a esigenze molto diverse tra loro.

Il primo modello prevede l’acquisto del terminale e l’applicazione di una commissione percentuale su ogni transazione, senza alcun canone mensile fisso: paghi solo quando effettivamente incassi.

Il secondo modello funziona all’opposto: si corrisponde un canone mensile fisso che include tutte le transazioni fino a una determinata soglia annua, eliminando di fatto le commissioni variabili.

La formula a commissioni risulta particolarmente indicata per chi lavora in modo stagionale, ha un volume di transato contenuto oppure preferisce non sostenere costi nei periodi di magra.

Al contrario, chi registra un elevato numero di pagamenti elettronici ogni mese trova nel canone fisso una soluzione più vantaggiosa, perché rende prevedibile la spesa e azzera l’incertezza legata alle fluttuazioni degli incassi.

Alcune offerte a canone prevedono ad esempio costi di 17-22 euro mensili più IVA per transati annui fino a 30.000 euro, con commissioni aggiuntive dell’1% solo per l’importo eccedente.

Come calcolare le commissioni POS per la tua attività

Il calcolo delle commissioni non richiede formule complesse, ma un po’ di attenzione ai numeri della propria attività.

Il metodo più semplice consiste nel moltiplicare il transato mensile medio per la percentuale di commissione applicata dal proprio contratto, ottenendo così una stima abbastanza precisa del costo mensile.

Ad esempio, con un incasso elettronico di 3.000 euro al mese e una commissione dell’1,5%, la spesa in commissioni sarà di circa 45 euro.

Attenzione però alle commissioni minime per transazione: alcuni contratti prevedono un importo fisso minimo (ad esempio 0,10 euro) che si somma alla percentuale e che può pesare notevolmente quando lo scontrino medio è basso.

Per fare un esempio concreto, con 30 pagamenti da 8 euro ciascuno e una commissione dell’1,2% più un minimo di 0,10 euro a transazione, il costo totale sarà di circa 5,88 euro, di cui ben 3 euro derivanti solo dai minimi fissi.

Con scontrini medi più elevati, intorno ai 40 euro, quello stesso minimo fisso diventa quasi irrilevante e l’incidenza complessiva delle commissioni risulta decisamente più contenuta.

Fattori che influenzano il costo delle commissioni

Il volume di transato rappresenta la variabile principale: essendo le commissioni espresse in percentuale, più incassi con il POS e più pagherai in termini assoluti.

Tuttavia, un transato elevato consente spesso di negoziare condizioni migliori o di rendere conveniente il passaggio a formule a canone fisso, ribaltando apparentemente lo svantaggio.

Lo scontrino medio gioca un ruolo altrettanto cruciale, perché determina quanto incidono eventuali commissioni minime fisse e quanto convenga una formula rispetto all’altra.

La tipologia di carte accettate influisce eccome: le carte di debito e i circuiti domestici come PagoBancomat costano meno rispetto alle carte di credito dei circuiti internazionali come Visa e Mastercard.

Le attività situate in zone turistiche o con grande afflusso di clientela straniera devono mettere in conto commissioni mediamente più alte, proprio perché i turisti utilizzano prevalentemente carte emesse da istituti extra-europei.

Infine, non va dimenticato che la normativa europea vieta espressamente agli esercenti di applicare sovrapprezzi ai clienti che pagano con carta, rendendo impossibile ribaltare anche solo in parte questi costi sul consumatore finale.

Strategie per ottimizzare e ridurre le commissioni POS

La prima regola per risparmiare è semplice: analizza i tuoi incassi e confronta i numeri.

Moltiplica la percentuale di commissione per il tuo transato medio mensile e confronta il risultato con il costo di un eventuale canone fisso: se la commissione supera il canone, probabilmente ti conviene passare alla formula flat.

Per attività con transato mensile inferiore ai 2.000-2.500 euro, la soluzione a commissioni senza canone resta generalmente la più conveniente e flessibile.

Un’opportunità concreta per abbattere i costi arriva dal credito d’imposta del 30% sulle commissioni POS, introdotto nel 2022 per imprese, artigiani e professionisti con ricavi entro determinate soglie.

Per usufruirne è sufficiente compilare il modello F24 indicando il codice tributo 6916, comunicando all’Agenzia delle Entrate il totale delle transazioni e delle commissioni sostenute nel periodo di riferimento.

Ricorda infine di monitorare periodicamente le offerte disponibili sul mercato: i costi si sono ridotti notevolmente negli ultimi anni, con cali stimati tra il 33% e il 61% rispetto al passato, e restare fermi con un vecchio contratto potrebbe significare pagare molto più del necessario.

Redazione