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Investimenti e Finanza

Costo della vita più caro: la BCE boccia salari più alti

La Banca Centrale Europea respinge la proposta dell’aumento dei salari per combattere il costo della vita sempre più alto. La motivazione arriva dal Presidente Legarde

BCE boccia aumento salari (canva-vostrisoldi.it)

Con la crisi energetica in corso e il costo della vita sempre più alto, sempre più cittadini europei richiedono provvedimenti come un aumento degli stipendi.Nonostante queste richieste però la Banca Centrale Europea si è opposta e la ragione è legata all’inflazione. Proprio la Presidente della BCE, Christine Lagarde, ha dichiarato che il suo team lavora proprio a monitorare l’impatto dell’inflazione sul valore dei salari in tutta la comunità europea ed è proprio quest’azione di controllo ad aver bloccato la BCE ad incrementare ulteriormente i salari.

Proprio a causa dell’inflazione gli stipendi nell’ultimo periodo hanno subito un leggero rigonfiamento in tutta l’eurozona e questo potrebbe con il tempo rivelarsi un controproducente. Combattere l’inflazione è il primo passo per la Comunità europea per uscire dall’attuale crisi.

No all’aumento dei salari in Europa: ecco perché

stipendio (canva-vostrisoldi.it)

Le parole della Presidente Legarde hanno preso alla sprovvista tutti i cittadini europei che speravano, dati i prezzi sempre più alti, in un aumento dei salari. La BCE boccia la richiesta e motiva però questa scelta controversa. A causa della crescente inflazione i salari rischiano di pomparsi troppo e contribuire ancora di più ad aumentare il livello d’inflazione già critico.

L’inflazione rappresenta un concetto importantissimo per analizzare e comprendere la situazione economica di una qualsiasi nazione. Grazie a questo andamento è possibile capire il potere d’acquisto della moneta e l’equilibrio dei prezzi di tutti i beni e servizi.

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Un’inflazione crescente rischia solo di svalutare ulteriormente la moneta e contribuire ad una crisi economica sempre più crescente. Piccoli rincari nell’inflazione sono sempre avvenuti e spesso non hanno ripercussioni enormi sull’economia di un paese, e anzi spesso non rappresentano un fattore negativo poiché incentiverebbero la crescita economica.

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Quando però la percentuale di inflazione continua a salire, gonfiando prezzi e di conseguenza i salari, diventa un fattore di rischio da riportare a valori “normali”. Il motivo è che una percentuale troppo alta corrisponde ad una perdita del potere d’acquisto, ripercuotendosi sul costo della vita e su un rallentamento della crescita economica. Se generalmente questa percentuale si aggira intorno al 2%, nell’ultimo mese del 2022 l’inflazione sarebbe cresciuta esponenzialmente fino ad arrivare a 25,7 punti percentuali in più rispetto al 2021.

Anna Antonucci