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Cosa dice la legge

Cos’è il congedo matrimoniale, a chi spetta di diritto, quali sono le cifre e quanto dura

Per chi si sposa esiste il cosiddetto congedo matrimoniale. Si tratta di un diritto di tutti i lavoratori con alcune caratteristiche specifiche che derivano dai contratti collettivi nazionali delle diverse categorie. Ma quando può essere richiesto? E come funziona?

Matrimonio (foto canva – vostrisoldi.it)

Quando si decide di sposarsi il percorso, dopo la cerimonia, prevede di solito un periodo di vacanza da trascorrere insieme. Ma non è necessario consumare le proprie ferie né per forza perdere quello che è lo stipendio, dato che la normativa relativa al lavoro prevede proprio un periodo di congedo retribuito per i lavoratori e le lavoratrici neo sposi o neo spose.

Si tratta anzi di un diritto riconosciuto dalla fine degli Anni ’30. La normativa si è, come è facile immaginare, nei decenni modificata per accogliere per esempio anche il secondo matrimonio o, con la Legge Cirinnà, anche le unioni civili tra persone dello stesso sesso. Per poter usufruire di questo periodo di ferie particolare occorre essere un lavoratore dipendente assunto da almeno 7 giorni e solo a chi ha completato l’eventuale periodo di prova.

Tutto quello che c’è da sapere sul congedo matrimoniale

Come funziona il congedo matrimoniale (foto canva – vostrisoldi.it)

Come accennato prima, richiedere il congedo matrimoniale significa potere usufruire di un periodo di vacanza retribuito dal proprio datore di lavoro senza dover necessariamente consumare i giorni che si sono accumulati. Si tratta di un periodo che deve essere richiesto seguendo quanto previsto dal contratto nazionale. In generale si compone di 15 giorni che possono essere richiesti e utilizzati nei 30 giorni successivi alla data del matrimonio. In caso si abbia bisogno di spostare questo periodo di congedo è data facoltà al lavoratore trovare un accordo con il proprio datore di lavoro.

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La comunicazione deve comunque avvenire almeno sei giorni prima della data della cerimonia. Importante è anche ciò che devi fare nel momento in cui rientri dopo il tuo periodo di congedo matrimoniale. Occorre infatti presentare il certificato di matrimonio. Il certificato deve essere indirizzato o ad INPS o al proprio datore di lavoro, soprattutto perché è l’unico documento che può effettivamente attestare il matrimonio.

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L’obbligo di presentazione del certificato serve quindi a evitare che i lavoratori chiedano il congedo matrimoniale senza averne poi diritto. Soprattutto perché si tratta di un periodo che si può paragonare a un periodo di ferie pagate. Il pagamento avviene tramite INPS o direttamente da parte del datore di lavoro. La retribuzione è piena ed è quindi equivalente a quella che si sarebbe ricevuta se si fosse lavorato. Nel caso in cui parte dell’assegno viene pagato da INPS l’istituto copre sette giorni lavorativi mentre il resto viene pagato dal datore di lavoro.

Valeria Poropat