Malattia: quando il datore di lavoro non è tenuto a pagare l’indennità?

Se sei un lavoratore dipendete ti starai chiedendo quando il datore di lavoro non deve pagare l’indennità di malattia, sappi che i casi sono numerosi e tutti diversi, ma un caso è comune a tutti!

Ottenere un lavoro con regolare contratto in Italia è qualcosa di non proprio scontato, e chi riesce ad essere inquadrato regolarmente può ottenere tutti i pagamenti che lo Stato prevede per malattie, ferie ed altro. In alcuni casi però la legge prevede che il datore di lavoro non paghi al dipendete l’indennità di malattia.

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Malattia ed indennizzo: quando non spetta al datore pagare? (canva-vostrisoldi.it)

Ogni categoria è a sé, ma generalmente il datore non è tenuto a pagare l’indennità in un determinato periodo previsto dalla legge comune a tutte le categorie di lavoratori. Osserviamo adesso come esempio il caso di un collaboratore scolastico che ha protratto il periodo di malattia e ora rischia di perdere l’indennità.

Lavoratore dipendente: quando non riceve l’indennità?

Secondo la legge, in Italia, il datore di lavoro non è tenuto a pagare l’indennità di malattia ai dipendenti durante i primi tre giorni di assenza per malattia. Questo è noto come “periodo di carenza” o “periodo di non indennizzabilità“. Durante questi primi tre giorni, il dipendente non ha diritto a ricevere l’indennità di malattia prevista dalla legge.

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Quando il datore non deve pagare l’indennità? (canva-vostrisoldi.it)

Decorsi questi primi tre giorni, il datore di lavoro è tenuto a pagare all’impiegato l’indennità di malattia. L’importo, ovviamente, cambia a seconda della convenzione collettiva e questa generalmente corrisponde a una percentuale del salario del dipendente. Nel caso ad esempio di personale docente e ATA, con contratto a tempo determinato, se la malattia supera i 30 giorni l’indennità viene ridotta del 50% fino ai tre mesi di malattia.

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Come si calcola la riduzione di stipendio in seguito a malattia? (canva-vostrisoldi.it)

Superati questi primi tre mesi il dipendente perde il diritto agli assegni ma conserva il posto di lavoro fino a nove mesi dal primo giorno di malattia. Trascorsi nove mesi il rapporto di lavoro si estingue e non vi è più possibilità di ottenere alcun indennizzo.  Come è chiaro da questo esempio, il calcolo della riduzione e i tempi di conservazione del posto di lavoro dipendono molto dalla categoria di appartenenza, ovvero dal tipo di lavoro, e dalla tipologia di contratto stipulato, se a tempo determinato o indeterminato etc.

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